Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Politica

GOVERNABILITÀ CON LA LEGGE ELETTORALE

GIUSEPPE ADAMOLI - 22/03/2013

Tra i pochi punti programmatici del nuovo governo dovrà esserci la nuova legge elettorale e spero, se ci sarà il tempo, una profonda riforma che garantisca la governabilità e la stabilità del sistema politico. Quale sistema elettorale?

Nella Prima Repubblica vigeva il “proporzionale”, con le preferenze, che ha funzionato bene per quarant’anni. La presenza forte di DC e PCI attraeva gran parte degli elettori e teneva lontano il rischio della frammentazione. I governi cambiavano spesso ma la stabilità dell’Italia era garantita dal peso elettorale e politico della DC e dall’opposizione comunista, costituzionale e democratica.

Nei vent’anni della (cosiddetta) Seconda Repubblica abbiamo sperimentato due sistemi elettorali. La legge Mattarella (1994-1996-2001), per due terzi proporzionale e per un terzo maggioritaria, è stata una delle cause della moltiplicazione dei partiti.

L’attuale legge Calderoli (2006-2008-2013) è la peggiore possibile. Non consente agli elettori la scelta dei propri rappresentanti e non garantisce una governabilità certa per la diversa distribuzione del premio di maggioranza fra Camera e Senato. Era stata infatti voluta dal governo uscente Berlusconi-Bossi proprio per mutilare la prevista vittoria di Prodi nelle incombenti elezioni del 2006. Da qui lo stallo pericoloso nel quale oggi ci troviamo.

Bisogna affrontare con radicalità entrambi i problemi. Il diritto di scelta degli elettori può essere assicurato con il doppio turno di collegio proposto ultimamente dal PD. Al primo turno l’elettore sceglierebbe il partito che preferisce in assoluto, grande o piccolo che sia. Nel secondo può scegliere chi vuole far vincere fra i candidati più votati al primo turno. In questo modo le necessarie mediazioni si farebbero prima delle elezioni, si ridurrebbe il numero dei partiti e si semplificherebbe il quadro politico. Tutto ciò basterebbe a garantire agli elettori la libertà di scegliere i propri rappresentanti con l’effetto positivo di indurre i partiti a presentare i candidati migliori. Non assicura però la governabilità e la stabilità del Paese.

Quale sistema per raggiungere questi due obiettivi?

Dei sistemi praticati in Europa, quello che si adatterebbe meglio all’Italia sarebbe il “semipresidenzialismo” francese. In Francia, il presidente della Repubblica è dotato di forti poteri democratici e, col doppio turno, la sera stessa del ballottaggio si conosce già chi è stato eletto. Il quale può quindi procedere, con tempestività, a nominare il governo garantendo una buona stabilità a tutto il potere pubblico.

È un sistema molto diverso da quello italiano ma molto più in linea con i tempi e con le dinamiche governative di oggi che non sopportano più le difficoltà, i tatticismi interminabili, i bizantinismi della nostra politica. Gli oppositori di questa soluzione eccepiscono che in questo modo si mette al centro dell’attività pubblica il governo anziché il Parlamento. Ma è un’obiezione facilmente contestabile. Negli ultimi anni tutto ciò è avvenuto in modo bizzarro anche in Italia. I governi hanno governato attraverso i decreti d’urgenza che il Parlamento doveva poi convertire in legge. Era stato così con il secondo governo Prodi, ancora di più con Berlusconi e infine, sistematicamente, con Monti.

Se questa legislatura ha da essere davvero costituente, come tutti i leader affermano, sarebbe meglio mettere il progetto della governabilità, oltre che la nuova legge elettorale, al centro del processo riformatore.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

You must be logged in to post a comment Login