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Politica

IL VALORE DELLA LEADERSHIP

GIUSEPPE ADAMOLI - 26/07/2013

Quando Margaret Thatcher guidava il suo governo (1979-1990), ne avversavo il disegno politico mentre ammiravo la sua mano ferma e inflessibile alla testa di un partito e di un Paese in piena crisi. Questo ricordo, mai scomparso del tutto, mi è ritornato in mente in questi giorni dopo avere rivisto il film “The Iron Lady” (2012), con una stupenda Meryl Streep.

Thatcher era solita ripetere un concetto che vale per chiunque: “Cura i pensieri: diventeranno parole. Cura le tue parole: diventeranno le tue azioni. Cura le tue azioni: diventeranno abitudini. Cura le tue abitudini: diventeranno il tuo carattere e cura il tuo carattere perché diventerà il tuo destino. Diventiamo quello che pensiamo”.
Impressionante, con questa idea in testa, la sua ascesa da figlia di un bottegaio al numero 10 di Downing Street e la sua capacità di realizzare il consiglio di un suo consigliere: “Vuoi cambiare il partito, guidalo. Vuoi cambiare il Paese, guidalo”.
Secondo molti di noi lo ha cambiato in peggio. Non è di questo però che voglio parlare, bensì di un sistema elettorale e politico che privilegia la stabilità e che considera la leadership forte una virtù e non una minaccia alla democrazia.
Di queste peculiarità istituzionali e di questa mentalità si è avvalso anni dopo Tony Blair con un’opera di profondo cambiamento politico della Gran Bretagna che ritengo ancora oggi esemplare (salvo il grave errore della guerra in Iraq).

In Italia, soprattutto nella metà del campo del centrosinistra, questa forma mentis è minoritaria. Si ha paura che la guida forte si tramuti in autoritarismo. Il fantasma di Benito Mussolini ci perseguita ancora.

È come se ci piacesse una condizione di perenne incertezza e precarietà. Si sente sempre ripetere la solita solfa: prima la visione della società, poi il progetto e il programma, infine il leader. Certo che la visione e le idee, il progetto e il programma, sono fondamentali. Ma queste tre fasi formano un processo unico, praticamente indivisibile.

È chiaro che non si può parlare solo delle persone se non si vuole deragliare. Allo stesso modo un progetto senza chi lo incarna è un palo elettrico senza elettricità. La leadership incorpora visione, progetto e persona. Oppure il leader vero non ci sarà mai. Ed è quello che molti capetti vogliono. Vorrei che qualcuno mi smentisse con fatti concreti.

Vince facilmente la retorica la retorica del “No ad un uomo solo al comando”. È una logica giusta se rivolta polemicamente contro il “partito padronale”, ma risulta nociva se maschera la lotta all’idea di un leader di partito e di governo forte che usa, senza abusarne, l’autorità di cui dispone per il periodo che gli è dato, per poi sottoporsi al giudizio popolare.

Il leader di un’autentica forza democratica è capace di ascolto e pratica la collegialità possibile ma non al punto di diventare ostaggio di equilibrismi di puro potere.
Altrimenti tradisce il mandato di una moltitudine di militanti e di milioni di elettori.

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