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Il letto di Procuste

LA CADUTA DEL RE

LUIGI FASOLINO - 08/11/2013

I preparativi erano durati a lungo, tutto era stato fatto secondo la tradizione e all’alba del giorno fatidico, nella spianata di fronte al palazzo, gli invitati – sovrani di Stati confinanti, nobili venuti da ogni parte del regno, dignitari, governatori, capi tribali, militari di alto rango – aspettavano accanto ai loro purosangue l’arrivo del re, al quale era riservato il privilegio di stabilire l’inizio della caccia al sambhur, il grande cervo, il cui maestoso palco di corna costituiva il trofeo più ambito. Dalla reggia uscirono tre dozzine di guerrieri con stendardi multicolori, poi gli elefanti con in groppa i variopinti baldacchini per gli anziani, le mogli e gli eunuchi, quindi i suonatori di tabla e flauti e infine gli addetti al cibo e all’acqua. Un urlo di giubilo accolse l’arrivo del re, che diede il segnale facendo impennare il suo stallone bianco.

La carovana impiegò mezza giornata per attraversare gli altipiani e raggiungere la zona di caccia. Gli esploratori si diedero da fare e rintracciarono alcuni cervi, ma si trattava di femmine con i loro cerbiatti o di maschi troppo giovani. Passò del tempo prima che si udisse il segnale atteso. Era stato avvistato un magnifico esemplare con un palco di almeno due metri. Il re, che aveva il cavallo più veloce, ben presto si lasciò alle spalle gli altri cacciatori. Vide il cervo inoltrarsi nel folto della boscaglia e si lanciò al galoppo. L’animale era forte e agile e stargli dietro in quel fitto intrico di rami e piante spinose diventò sempre più difficile. Tuttavia il re non si fermò: prima o poi la preda si sarebbe stancata e la caccia si sarebbe conclusa con la sua morte. Il cavallo aveva la bocca schiumante, ma resisteva. Lo spronò e continuò l’inseguimento.

Forse si era distratto, o forse il cavallo aveva scartato. Fatto sta che il re, quasi senza rendersene conto, si trovò improvvisamente a terra, tra gli sterpi. Si rialzò imprecando. Non aveva niente di rotto, ma questo non bastò a rasserenarlo. La caccia era finita, il grande cervo ce l’aveva fatta, aveva vinto. A lui non rimaneva che rimettersi in sella e tornare a palazzo, dove avrebbe dovuto far finta di non notare qualche sguardo elusivo o imbarazzato. Si guardò intorno. Dov’era il cavallo? Non c’era più. Scomparso, fuggito da qualche parte. Il re si rese conto che era trascorso molto tempo, che il giorno era alla fine e il sole stava tramontando. E inoltre che non aveva la minima idea di dove si trovava. Alzò gli occhi pensando di orientarsi con le stelle, ma un oceano di nubi copriva il cielo. Finché, molto rapidamente, la sera diventò notte. A questo punto, il re aveva un’unica possibilità: pazientare, attendere l’alba e cercare la via del ritorno. Doveva solo stare in guardia, perché la notte era il tempo dei predatori.

(Seconda puntata. La prima è stata pubblicata sul numero del 2 novembre scorso. La terza e ultima uscirà nell’edizione di sabato prossimo)

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