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Cultura

LA CAPANNA ALLA TERZA CAPPELLA

SERGIO REDAELLI - 19/12/2013

“Dipartiti coll’occhio soddisfatto dalla Cappella precedente, dopo breve cammino, ecco a mano sinistra un bell’edifizio di forma ellittica e a linee architettoniche ben studiate; è la Cappella detta del Presepio. Senza dubbio è più grandiosa della precedente e si direbbe quasi per una ragione sostanziale: come supera la seconda nella grandezza del mistero, la vince anche nella grandiosità dell’edificio”. Così il sacerdote Costantino Del Frate, coadiutore del santuario del Sacro Monte, raccontala Terza Cappella nel libro “Santa Maria del Monte Sopra Varese”, stampato nel 1933 dallo stabilimento Civicchioni di Chiavari, con trecentocinquanta riproduzioni in rotocalco, ricavate da fotografie dirette e inedite dell’autore e centosettantacinque tavole fuori testo (l’intero libro è scaricabile on line da questo stesso sito).

Natale, festa della Natività, suggerisce una visita alla Terza Cappella che narra la nascita di Gesù a Betlemme ed è peraltro una meta già cara ai varesini, facilmente raggiungibile, magari tenendo alla mano la descrizione che Del Frate fa della Via Sacra; ora con toni di predicatore, ora improvvisandosi critico d’arte, storico e attento cronista. La Terza Cappella sorge nel punto in cui lo stradone, salendo, piega a destra ed è orientata a mezzogiorno. È preceduta da un portico sorretto da colonne doriche ornato sulla facciata da due statue, opera di Martino Retti, che raffigurano San Luca e San Giovanni Battista e, sopra l’arco, dall’iscrizione “Et pannis eum involuit, et reclinavit eum in praesepio” (ravvolse il suo bambino nelle fasce e lo adagiò nella mangiatoia).

Seguiamo il racconto di Del Frate: “L’edificio è sormontato da una lanterna in vivo con vetri, ricoperta di piombo, con piramide e sfera in pietra, recante una croce in ferro ben lavorato che, un tempo, doveva essere anche dorata. Per due finestre, una di centro e un’altra laterale, vi è agio di contemplare all’interno il Mistero della nascita del divino Infante, rappresentato da quindici plastiche. Per tradizionale costumanza il Bambinello, di forme graziose e pieno di vita, giace sulle paglie di una mangiatoia, posta sotto una povera capanna a guisa di un semplice porticale, fra due giumenti che lo scaldano col tepore del loro alito. Ai lati sta la santa sua genitrice beantesi nel contemplarlo e San Giuseppe in atto di umile adorazione”.

Le statue sono di Francesco Silva e di Cristoforo Prestinari e la nostra “guida” esorta i fedeli di ieri e di oggi a non distrarsi: “Fissale bene, o visitatore, queste statue e scorgerai, oltre che la correttezza di una linea delicata e nobile, tanta espressione di vita che, dopo qualche istante, ti sembrerà di contemplare una scena vivente per davvero. All’intorno sono otto pastori, quali in atto di adorare il Bambino, quali di offrire doni, quali di suonare i loro pastorali istrumenti, zampogne, flauti, cornamuse, quasi per fare eco, in un sol coro, agli angeli discesi sopra la capanna a glorificare il Signore e ad annunziare la pace sulla terra: Gloria in excelsis Deo et in terra Pax hominibus bonae voluntatis”.

Spiega il sacerdote e critico d’arte: “Gli affreschi e l’ornato che internamente adornano questa Cappella sono dovuti al pennello di Carlo Francesco Nuvolone di Panfilo e di Francesco Villa, entrambi milanesi. Questi, esperto assai in ottica, distribuì in cinque campi le pareti interne ed eseguì tutta la parte prospettica e d’ornamento, lasciando al Nuvolone di affrescare l’Adorazione dei Magi,la Stragedegli Innocenti, l’Annuncio dell’angelo a Giuseppe e la preparazione perla Fugain Egitto; ciò fece il Nuvolone, mettendo a tutta prova la sua abilità per cui sortì una tale delicatezza nei contorni delle figure e una tal grazia alle teste e tutto armonizzò con soavità di colorito, che si meritò il soprannome di Guido Lombardo”.

Questo distinto pittore nacque a Milano nell’anno 1608, si formò alla scuola dei Procaccini e lavorò molto in Milano e fuori. Ricercatissime sono le sue Madonne, piene di grazia e di soavità. Egli si accostò anche allo stile di Guido, a quello di Paolo Veronese, del Murillo e, spesse volte, furono scambiate le sue Madonne per opere di questi grandi. Fu anche abile ritrattista e i suoi ritratti competono con quelli di Van Dik. Pure le pitture che rappresentano, sulla cupola, la festa degli angeli e quella di prospettiva esterna, al lato destro della Cappella, in cui è affrescata con molto merito la fuga della Santa Famiglia in Egitto, sono dovute, rispettivamente nella loro parte, ai detti pittori (ndr, come sappiamo la Fuga in Egitto del Nuvolone fu ricoperta nel 1983 dall’acrilico di Renato Guttuso tra mille polemiche).

Il coadiutore amante dell’arte fornisce infine interessanti notizie con il puntiglio del cronista: “L’affresco di centro, sotto la capanna, fu ora totalmente rifatto dal pittore Gerolamo Poloni di Martinengo, perché distrutto dalla corrosione operata dal salnitro; quegli, sotto l’illuminata guida del Prof. Comm. Ludovico Pogliaghi, eseguì il completo restauro della Cappella, iniziato il 3 ottobre 1922 ed ultimato nel giugno del 1923. Poloni è l’umile e bravo pittore sotto il cui pennello rivissero le bellezze di questa e di altre dieci Cappelle, tutte rimettendole completamente a nuovo negli affreschi e nelle plastiche, conservando scrupolosamente quello che ancora di autentico rimaneva… Lo si può dire un perfetto secentista nato”.

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