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Cultura

DUE TESORI D’ARTE DA VISITARE

PAOLA VIOTTO - 20/03/2014

Ancora una volta la Giornata di Primavera del FAI apre anche nel Varesotto alle visite del pubblico luoghi d’arte normalmente inaccessibili. E ancora una volta in molti casi i visitatori verranno accolti e accompagnati dagli Apprendisti Ciceroni, studenti delle scuole superiori che per un giorno si trasformano in guide attente e competenti. Oltre che nei due beni FAI di Varese, la Torre di Velate e Villa Panza, essi saranno all’opera presso la chiesa di San Giuseppe a Varese, con i ragazzi del Liceo Cairoli e al monastero di Luvinate, con quelli del Liceo Sacro Monte.

Posta nel cuore di Varese, la chiesa di San Giuseppe è sempre aperta a chi vuole fermarsi per un momento di preghiera e di Adorazione Eucaristica. Diversamente da San Vittore o dalla Motta, l’edificio non è isolato ma inserito nel tessuto dell’isolato, affacciandosi sulla strada soltanto con la facciata. Sebbene schiacciata dall’incombere di un edificio moderno che la sovrasta, essa mantiene la nobile sobrietà voluta da Giovanni Antonio Speroni che la progettò nel 1725 a compimento di un edificio iniziato nel 1589. La sua costruzione fu voluta dalla Confraternita della Beata Concezione e del Gonfalone, che un poco alla volta ne curò anche la decorazione.

L’interno è infatti ricchissimo di dipinti, stucchi e sculture, in gran parte ben conservati, a cominciare dal tramezzo che separava il coro dalla parte anteriore della navata, riservata ai fedeli. Di legno intagliato, dipinto e dorato, è sormontato dalla statua dell’Immacolata che schiaccia il drago sotto i piedi, eseguita nel 1617, quando questa iconografia di origine spagnola cominciava a diffondersi anche in Lombarda. Sulle pareti, Melchiorre Gherardini, genero e allievo del più famoso Cerano, raffigurò nel 1653 una serie di Storie dell’Antico Testamento. Cinque anni più tardi toccò a Giovan Battista del Sole, che inserì le sue figure nelle cornici a stucco del soffitto. Altro intervento di spicco fu nel Settecento quello di Giiovanni Battista Ronchelli, ormai in pieno clima barocchetto.

Il risultato finale è quello di una folla di immagini destinate sia a colpire la fantasia dello spettatore, sia a rendere visibile la devozione e la munificenza dei confratelli.

Tutt’altro clima pervade invece il Monastero di Luvinate, collocato a lato della strada che porta a Gavirate, su un pendio che scende verso il lago. Nel Medioevo era sede di un monastero benedettino, che rimase sempre di dimensioni ridotte, ma che possedeva, oltre alla chiesa, un chiostro di forma irregolare e numerosi rustici. Alla fine del Cinquecento il monastero, come molti altri, era in crisi, e San Carlo fece trasferire le monache nel centro di Varese, in un complesso edilizio nuovo, che dal vecchio ereditò soltanto la dedicazione a Sant’Antonino. A Luvinate restarono i contadini che coltivavano i terreni, e un poco alla volta gli edifici vennero rimaneggiati ed andarono incontro al degrado, mentre la chiesa restò in uso più a lungo ma alla fine venne abbandonata e sconsacrata. Dopo vari passaggi di proprietà il complesso divenne sede del Golf Club, e oggi l’unico segno visibile della sua funzione originaria è il campanile.

In occasione delle Giornate di Primavera sarà possibile entrare nell’antica chiesa, che anche se ormai priva dell’abside originaria conserva il respiro spaziale del Romanico. Un tempo doveva essere tutta affrescata, ma oggi rimangono soltanto alcune tracce sopra quello che era l’arco trionfale, oltre ad un interessante affresco devozionale nella cappella laterale. La chiesa conserva anche la facciata originale orlata in alto dal consueto motivo romanico degli archetti pensili, realizzati in parte in cotto e simili a quelli del campanile. Le finestre e il portale sono stati però ripetutamente rimaneggiati

Di fronte alla chiesa c’è un edificio quattrocentesco, che conserva all’esterno tracce di archetti in cotto e di decorazioni ad affresco, simili a quelli che si vedono a Varese alle Bettole. La sua funzione non è chiara, ma probabilmente era una foresteria da ricollegarsi al mecenatismo di una Visconti, come proclama il biscione scolpito sotto una finestra, da cui si godeva una bellissima vista sul lago.

Così diversi per origine, funzione e stile Sant’Antonino e San Giuseppe testimoniano visivamente la ricchezza e la varietà della nostra storia. È bello che a raccontarli sabato e domenica siano degli studenti, chiamati a condividere con il pubblico quello che con i loro insegnanti hanno studiato sui banchi di scuola.

 

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