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Attualità

IL VARESINO CHE INCENDIAVA IL TOUR

CESARE CHIERICATI - 04/07/2014

Claudio Chiappucci

Arriva il Tour e chi ama, nonostante tutto, il ruvido sport delle due ruote non può che rallegrarsene dopo l’overdose calcistica da mondiali brasiliani. Torneranno, si spera, il solleone, le enormi distese gialle di frumento maturo, le distese di girasoli, la noia anche di tante tappe per velocisti prima dei mitici Pirenei e delle Alpi. Quelle frazioni destinate a gigantesche volate di gruppo dove seriamente si rischia l’osso del collo e gli sprinter sembrano acrobati prestati al ciclismo. Appuntamenti in apparenza scontati ma talvolta scompaginati dalla cosiddette “fughe bidone”, quelle animate da atleti ignoti ai più che il gruppo e i favoriti lasciano andare perché ritenuti ininfluenti ai fine della classifica generale.

Fu proprio una di quelle“fughe bidone”, nel corso della seconda tappa del Tour del ’90, a rivelare al mondo Claudio Chiappucci che pure si era aggiudicato la classifica del Gran Premio della montagna al Giro dominato da Gianni Bugno. Ma quel varesino da profilo astuto non se lo era filato nessuno, una meteora si pensava, un buon grimpeur a caccia di premi che si infilava nelle pieghe della corsa per raggranellare sudatissimi quattrini. Invece il ragazzo stupì tutti capitalizzando al meglio il vantaggio di 10’35” accumulato, con altri due compagni di avventura, nell’ormai celebre “fuga bidone”.

Cancellati dalla fatica i suoi due compagni di fuga, tenne duro e conquistò il primato in classifica. Rimase in giallo per otto tappe gestendo con il coltello fra i denti il vantaggio fino alla penultima frazione, una crono di45,5 chilometrial Lac de Vassivière, tra Limoges e Clermont-Ferrand, dove fu costretto a inchinarsi alla superiorità contro le lancette di un principesco Greg Lemond. A Parigi salì sul podio alle spalle dell’americano, per un italico non accadeva dal ’72 quando Felice Gimondi aveva chiuso dietro a Merckx. Ancora una volta il Tour consacrava un campione subito adottato dalle folle d’oltralpe perché gareggiava senza fare troppi calcoli, rischiando – spesso all’eccesso – con attacchi da lontano, con scalate spavalde, con discese da brivido. I francesi lo amarono subito e ne storpiarono il nome in “Sciapuscì”.

La Granboucle diventò un appuntamento fisso, nel ’91 incrociò i ferri con un certo Miguel Indurain e la sua potentissima squadra,la Banesto. Finìterzo nella generale dopo aver firmato la tappa di Val Louron. Furono gli spagnoli ad affibbiargli il soprannome più bello e calzante “El Diablo”, in effetti Claudio, classe 1963, incendiava le corse, le animava, prendeva di petto percorsi e avversari. La giornata simbolo delle sua carriera arrivò nel ’92 nella frazione da Saint–Gervais al Sestriere di254 chilometrie cinque colli di prima categoria. Era il 18 luglio. La sua azione iniziò al chilometro 54 e si esaurì sotto lo striscione d’arrivo,200 chilometridi fuga con Indurain e Bugno insieme all’inseguimento, poi il Navarro da solo che però non riuscirà a riprenderlo ma la maglia gialla resterà comunque sulle sue spalle fino a Parigi. Un’impresa epica, d’altri tempi che evoca in qualche modo la leggendaria cavalcata di Coppi nel Giro del ’49,192 chilometrida solo più o meno sulle stesse strade e Bartali secondo a12’.

Tra il ’90 e il ’92 collezionò la bellezza di sei podi tra Tour e Giro dando sempre spettacolo, osando l’inosabile nel tentativo di colmare la lacuna contro il tempo che tanto lo penalizzava. Un vero uomo da Tour Claudio Chiappucci da Uboldo, un atleta da esportazione, una stella di prima grandezza nel ricco firmamento dei campioni varesini del pedale.

 

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