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Cara Varese

IL CASO SANITA’

PIERFAUSTO VEDANI - 26/09/2014

ospedaleIl successo della ribellione popolare contro i parcheggi sotterranei progettati dalla Giunta comunale ha suggerito un pubblico momento di riflessione a coloro che non condividono le scelte dei governi civici, tutti, quasi da sessant’anni, non di ispirazione progressista.

Come cronista non rivoluzionario, scorrendo i vecchi taccuini ho potuto ricordare che i problemi odierni della città hanno i capelli grigi: teatro, Sacro Monte e funicolari, inquinamento del lago, viabilità, appunto da più di mezzo secolo attendono una soluzione definitiva e soprattutto dignitosa.

Esiste quindi la possibilità di difetti o vizi tipici della nostra comunità e testimoniati dai comportamenti da imbranati ogni volta che si sta prendendo una decisione importantissima per la città.

A questi errori ha partecipato e partecipa qualche volta l’opposizione che può contare su truppe bene addestrate, ma negli ultimi anni non a livello regionale. Se si vuole contestare lo stesso “reato” alla stampa accetto la critica perché in effetti molte volte anche noi siano stati modesti o non bene attenti osservatori.

Il Centrodestra dovrà analizzare serenamente le dimensioni e i contenuti di una ribellione che ha visto oltre cinquemila cittadini sottoscrivere la protesta e proprio di questa sollevazione, davvero inconsueta per la comunità bosina, dovrebbe tenere conto nel futuro prossimo, in occasione della riforma della sanità che avrebbe già l’ attenzione e il consenso dei vertici regionali.

Il richiamo alla questione sanitaria è dovuto al fatto che Varese, polo medico, scientifico e assistenziale di notevole tradizione, da quando la gestione della sanità è passata alle Regioni non ha avuto, ripetutamente, la collaborazione alla quale aveva diritto. Paradossalmente i problemi varesini più grossi sono arrivati con lo stanziamento dei fondi per un nuovo ospedale, ma già la politica di Milano, fotocopia di quella di Roma, con le sue ingerenze partitocratiche aveva creato problemi e negatività in un apparato che era adeguato alle esigenze della popolazione.

Ancora oggi vediamo con il binocolo i settecentocinquanta posti letto previsti dal progetto iniziale e conosciamo le traversie dei pazienti per averne uno mentre lo sviluppo del “Circolo” è bloccato da altre iniziative non portate a buon fine. Il progetto di riforma a grandi linee è stato illustrato, ma non ha ancora coinvolto le varie comunità del territorio, inoltre corrono voci su un eventuale ridimensionamento del futuro ruolo del “Ponte del sorriso” pensato come pediatria di eccellenza e in procinto invece di accogliere, come unico riferimento del territorio, reparti di altri ospedali. Sarebbe un tradimento vero e proprio dei cittadini che da tempo lavorano e donano risorse per un traguardo ben diverso.

Ci sarebbero altre situazione da spiegare a una città protagonista della grande crescita della sua istituzione ospedaliera. Roberto Maroni e Raffaele Cattaneo potrebbero essere decisivi per una svolta nel segno della chiarezza: da troppo tempo da Milano arrivano input gestionali che di fatto obbligano i loro interpreti a silenzi imbarazzanti o a atteggiamenti non gradevoli.

Il dramma nazionale delle risorse finanziarie è terribile, in Lombardia tenere oggi in alto le bandiere azzurre (e verdi) sulla “migliore sanità d’Italia” è ridicolo. Almeno a Varese.

Anche il cambio del rettore all’Università può aver creato nuove situazioni o non risolto talune vecchie, comunque piaceva di più l’istituzione d’avanguardia del primo Dionigi.

Oggi l’ateneo continua a essere una fortezza, ma in tempi di contese a piè sospinto i percorsi lisci, lineari sono raccomandabili. Lo ricordano anche i fascicoli che ci sono a palazzo di giustizia.

 

 

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