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Attualità

GOVERNO DEGLI OSTINATI

MANIGLIO BOTTI - 17/10/2014

Cipressi e loro difensori

Cipressi e loro difensori

Un tempo si diceva – ed era una guida sperimentata – governo degli ottimati, ovvero dei più nobili, dei più preparati e anche dei più ricchi (perciò almeno indicativamente meno soggetti alla corruzione); qualche volta dei migliori. A Varese, con il cambio di un paio di consonanti come si fa nei giochi di parole, siamo costretti invece a rilevare un governo degli ostinati.

Beninteso, l’ostinazione nella vita non sempre è un difetto. Spesso è sinonimo di coraggio, di intelligenza, di fede (pensiamo a Galileo e alla frase “e pur si muove” che avrebbe pronunciato – ma è probabilmente un’invenzione – davanti al tribunale del Sant’Uffizio). Si può dire altrettanto dell’ostinazione in politica, nella politica amministrativa? Dipende, a nostro giudizio, dalla sostanza e dagli obiettivi che si vogliono raggiungere, dal pragmatismo e dalla realtà con i quali ogni decisione dovrebbe essere in modo opportuno vagliata e confrontata.

Non siamo esperti né di traffico, né di esplosivi, né di botanica e di gestione delle foreste. Ci affidiamo al buon senso. Repetita juvant: due questioni su cui la nostra giunta comunale s’è puntigliosamente incentrata in questi momenti per altri motivi difficili dovrebbero aiutarci a commisurare la bontà e l’intensità dell’ostinazione. Stiamo parlando per esempio del parcheggio interrato alla Prima Cappella e del taglio previsto (solo in virtù di una presunta operazione di restyling ai Giardini Estensi) di una decina di “cipressetti”, esistenti da molti anni con pochi fastidi per la vista e per la salute collettiva, soprattutto.

Per quanto riguarda il parcheggio alla Prima Cappella a minare l’ostinazione di sindaco e assessori non è bastata l’opposizione di un folto gruppo di cittadini (in poco tempo sono state raccolte più di seimila firme). C’è voluto un esposto presentato da ambientalisti alla procura della Repubblica, provvisoriamente.

Ma si tratta solo di aspettare. A scavare e a mettere mine nella roccia della Prima Cappella ci penseranno (forse) a breve operai e tecnici della ditta incaricata dalla giunta Fontana. Con quali risultati? Non si sa ancora bene, cioè non si sa se la chiesetta dell’Immacolata resisterà agli urti senza danni. Il confronto con i cittadini, e più in generale con i dissenzienti (quest’opposizione, date le sue caratteristiche, è stata trasversale nei partiti e nei movimenti), è mancato, a parte conflittuali uscite sulla stampa locale.

Idem dicasi per i cipressetti dei Giardini. Non fosse stato per l’ardito giovane che è salito con grande scandalo degli Uffizi a pernottare sugli alberi forse le motoseghe sarebbero entrare subito in azione. Giusto spendere, nei nostri precari frangenti, qualche migliaio di euro per una vicenda a tutti gli effetti inutile? Adesso pare che verranno chiamati a consulto degli esperti. Saranno giudici terzi e imparziali? Si sa che ognuna delle due parti in causa potrebbe trovare decine di esperti a proprio favore. In questi casi, è parso di capire, non c’è scienza esatta. Il problema tocca solo l’utilità – o molto più probabilmente l’inutilità – dell’intervento. Non si sta discutendo di cose vitali, tranne la sopravvivenza di piante che non hanno mai fatto del male a nessuno. Molto rumore per nulla: impuntature, ostinazioni.

Nel bailamme, qualche volta, ci si muove anche con circospezione. E i rinvii a denti stretti hanno un po’ il senso ostinato della frase di Galileo che, messo sotto dall’Inquisizione, continuava a sostenere le sue tesi. Ma l’esempio di Galileo non è il più appropriato. Vengono anzi in mente le famose vignette di Giovanni Guareschi pubblicate sul Candido – Contrordine compagni – che sbertucciavano gli ordini impartiti dal Partito Comunista; e una delle vignette più famose, la cui didascalia diceva: “Contrordine compagni, la disposizione impartita scoglionatevi lungo il Tevere, va invece intesa scaglionatevi lungo il Tevere”.

Il sindaco, nonostante tutto, continua a starsene rinserrato nel suo Palazzo insensibile a ogni richiamo e dunque ostinato, come l’imperatore della Cina nella Città Proibita. Uniche uscite – malgrado rapide presenze utilitaristiche e promozionali – quelle con antichi sodali perché qualche house organ prenda diligente nota dei prossimi ostinatissimi obiettivi: “Parcheggio e teatro, avanti tutta!”. Con qualche piccola, sommaria precisazione. Si sarebbe potuto dire infatti: “Presto cominceremo a lavorare!”. Perché finora ad andare avanti sono state solo le chiacchiere, anche le contrarie.

Il parcheggio, vedasi sopra, è quello della Prima Cappella: no comment; il Teatro (con la lettera maiuscola) invece dovrà sorgere – si fa per dire dopo vecchi abbattimenti e nuovi crolli – nell’ambito dell’ex caserma Garibaldi. Con una novità non da poco: piazza Repubblica (già piazza Mercato e in realtà piazza delle Erbe) verrà risistemata: da quella gigantesca tomba monumentale che è – e che avrebbe fatto la sua degna figura soltanto a Giubiano – a un sito più “fruibile” da parte della gente. Costi ingenti per l’opera e per le opere. Anzi: vi dovrebbero concorrere anche privati cittadini. Ci sarebbero già volenterosi arruolati.

Qualche dubbio sul nuovo teatro (con la lettera minuscola) ci soccorre, ma non siamo ostinati. Per altro sarebbe stato interessante vedere se c’era (se c’è) qualcuno, qualche privato cittadino s’intende, disposto a finanziare anche con un solo cent il parcheggio (“Avanti tutta!”) della Prima Cappella o l’abbattimento degli incolpevoli cipressetti.

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