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Cultura

STORIA DI UNA FONDAZIONE

FELICE MAGNANI - 24/10/2014

Villa-CagnolaMonsignor Pasquale Macchi, commemorando Paolo VI nel Duomo di Milano il 23 settembre 1979, ricorda le parole con cui lo stesso papa (Paolo VI ai Milanesi, ed. Fabbrica del Duomo, Milano 1963, p. 15) aveva rievocato il giorno del suo ingresso a Milano: Venendo su da via Torino, guardai la mia Cattedrale e mi sentii vincolato ad un ineffabile rapporto spirituale, non soltanto con il monumento, ma con tutto quello che il monumento voleva e vuole rappresentare: la Diocesi, la grande Famiglia, la grande comunità spirituale dei Santi Ambrogio e Carlo (Cfr. Istituto Paolo VI, “Notiziario”, n. 1, Natale 1979/Epifania 1980, p. 44). Come dice il testo, guardando da via Torino risultava molto visibile lo striscione di saluto posto sul monumento a Vittorio Emanuele II, così non è azzardato pensare che quello striscione abbia avuto la sua piccola parte nella commozione dell’arcivescovo che giungeva sulla piazza per la prima volta.

Il 2 giugno 1960 Montini inaugura l’Istituto Superiore di Studi religiosi di Villa Cagnola, a Gazzada, oggi sede della Fondazione Paolo VI. Luciano Vaccaro, segretario della Fondazione, scrive nel libro “Le due culture, un incontro mancato? Con il Chronicon di Villa Cagnola (1947-1996)”, a cura di Ferdinando Citterio, Edizioni Morcelliana: Premessa. Il 2 aprile 1941, su invito di Ernesto Bonaiuti, don Luigi Bietti, allora cappellano della Casa dei Veterani di Turate, incontrò a Gazzada il nobile Guido Cagnola: fu l’inizio di una profonda amicizia, determinante per il futuro di Villa Cagnola. All’”amico”, che intendeva donarla per erigervi un istituto culturale, nel settembre dell’anno seguente don Bietti suggerì esplicitamente come destinatario la Santa Sede. La proposta venne a lungo vagliata dal Cagnola, che diede infine il suo assenso definitivo nel dicembre 1944. Sul finire di quell’anno e all’inizio del seguente si ebbero vari incontri, discussioni, visite a Gazzada che, oltre al Cagnola e al Bietti, videro coinvolti come protagonisti mons. Carlo Figini e don Carlo Colombo del seminario di Venegono e mons. Bernareggi, entusiasta della prospettiva, si fece portavoce a Roma – dove interlocutore era il sostituto alla Segreteria di Stato, Giovanni Battista Montini – e a Milano, presso il cardinale Ildefonso Schuster e la Conferenza Episcopale Lombarda. Quest’ultima, il 3 gennaio 1946, accettò la pregiudiziale richiesta del Vaticano di assicurare la propria diretta assunzione di responsabilità gestionale e amministrativa di Villa Cagnola.

Il 2 maggio 1946, il nobile Guido Cagnola, dopo essere stato ricevuto da Pio XII, firmò l’atto di donazione alla Santa Sede della villa con il parco e le pregiate raccolte d’arte, alla presenza del card. Rossi, di mons. Bernareggi, dell’avv. Pacelli, dell’avv. Radlinski e del rag. Pavesi. Nei mesi che seguirono Villa Cagnola fu visitata per la prima volta da mons. Montini e dal card. Schuster; si svolsero, inoltre, diverse riunioni organizzative al fine di elaborare il progetto di una nuova costruzione e della trasformazione della parte rustica della villa per creare stanze e luoghi di accoglienza per la futura attività. La Conferenza Episcopale Lombarda, per dare corpo all’istituto di Gazzada, costituì un apposito Comitato (2 giugno 1948) che, sotto la direzione di mons. Adriano Bernareggi, elaborò un piano generale di intervento, con un programma di studi delineato da don Carlo Colombo e con un progetto di ristrutturazione affidato all’arch. Ottavio Calbiati e all’ing. Arturo Danusso; inoltre inviò (28 aprile 1949)1 una lettera ai fedeli delle diocesi lombarde per la raccolta dei fondi necessari alla realizzazione dei lavori.

Mentre l’attività culturale, avviata il 21 settembre 1947 ospitando un primo convegno dell’UCID, andò via via intensificandosi, la realizzazione sul piano strumentale e istituzionale registrò alterne vicende, dalla posa della prima pietra (8 giugno 1951, con discorso ufficiale di mons. Bernareggi) del nuovo edificio – completato dall’impresa Guffanti nel giro di alcuni anni e fin dall’inizio aveva vigilato e si era attivamente prodigato perché la volontà testamentaria del Cagnola avesse piena esecuzione. Finalmente, il 1° luglio 1959, si ebbe la prima riunione della Conferenza Episcopale Lombarda a Villa Cagnola: fu una “giornata storica” – come ebbe a sottolineare il card. Montini a don Bietti -, che segnò una svolta determinante nella realizzazione del “bel disegno” del donatore.

Sotto la presidenza dello stesso card. Montini, alla presenza di tutti i vescovi lombardi e degli ausiliari, venne deliberata la costituzione a Villa Cagnola di una Accademia con scopi culturali (ed approvato un primo statuto).

La solenne inaugurazione dell’Istituto avvenne il 2 giugno 1960, alla presenza del card. Montini e delle autorità civili e religiose. Negli anni successivi il Consiglio Direttivo dell’Istituto affidò a mons. Ferdinando Maggioni il compito di avviare le pratiche per la costituzione in “ente concordatario” e, dopo l’approvazione di un nuovo statuto da parte della Conferenza Episcopale Lombarda (8 maggio 1969), il card. Giovanni Colombo, arcivescovo di Milano, in data 30 maggio 1970 eresse canonicamente l’Istituto Superiore di Studi Religiosi. Dopo la metà degli anni Settanta, che registrarono un certo rallentamento nelle attività dell’Istituto, venne istituita la Fondazione Ambrosiana Paolo VI (decreto del card. Giovanni Colombo del 13 settembre 1976) allo scopo di rilanciare il ruolo culturale di Villa Cagnola. Il nuovo ente che, presieduto dal vescovo Carlo Colombo, dopo alcune riunioni preliminari per delineare temi e prospettive di studio, avviò ufficialmente la sua attività con il convegno “Europa cristiana: progetto” (30 novembre-3 dicembre 1978) individuando la riflessione sul problema europeo come prospettiva prioritaria di lavoro.

L’Istituto Superiore di Studi Religiosi ottenne il riconoscimento civile come “fondazione di culto e di religione” con DPR n. 995 del 24 luglio 1971 (firmato dal presidente Giuseppe Saragat).

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