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Editoriale

LA FEDE

don ERNESTO MANDELLI - 07/11/2014

fedeIn questo tempo stiamo vivendo indubbiamente una fase di passaggio importante per il Cristianesimo: è doveroso dunque chiedersi a che punto è la fede in Italia e in Europa. Dopo due millenni di affermazione stabile, alcuni dicono durata fin troppo a lungo, oggi è in forte declino. Si parla di trasmigrazione della fede. La prima diffusione avvenne in Asia minore, dove erano cresciute le Chiese di San Paolo, ora sono rimasti piccoli segni. La seconda diffusione avvenne in Europa e in seguito in Nord America. Attualmente la trasmigrazione è verso altri continenti: Asia, Africa, America latina. Una indagine voluta dal cardinale Tettamanzi circa dieci anni fa nella Diocesi di Milano per quantificare la frequenza alla Messa festiva aveva segnato attorno al 20% quella di adulti e anziani e al 4% quella dei giovani. Non si può misurare certo la fede con le statistiche, però è indubbiamente un dato significativo. Da tempo ne conosciamo le cause principali: la affermazione diffusa della secolarizzazione, come autonomia di scienza, politica ed economia dalla religione e il diffondersi del consumismo come stile di vita, che ha coinvolto le famiglie di tradizione cristiana e anche le comunità.

È necessario a questo punto un chiarimento: che cosa è la fede e che cosa è la religione? Anche se rimangono tanti segni religiosi e tante feste, non significa automaticamente vitalità e crescita della fede.

Per religione possiamo intendere questi elementi: un insieme di valori nei quali ci si riconosce, ricevuti e tramandati; forme di culto per celebrare (la liturgia); forme di vita vissuta, comunità, gruppi; un insieme di norme morali che guidano la convivenza. Tutte queste forme sono evidentemente legate al tempo e la fede ha certamente bisogno della religione per esprimersi, ma compiere gesti religiosi non significa automaticamente avere fede. Purtroppo si può essere praticanti senza essere credenti (“Non chi dice Signore, Signore… ma chi fa la volontà del Padre”). Ci può aiutare una immagine concreta: la religione è come il corpo, la fede ne è l’anima.

La fede è anzitutto una relazione personale con Dio, è fiducia, è abbandono (“come un bimbo svezzato in braccio a sua madre”, salmo 131), e il nostro padre nella fede è Abramo. È una vera relazione di amore con Dio, come avviene nelle relazioni umane, matrimonio e amicizie, anche se Dio sfugge ai nostri sensi, è al di là. Novità comunque essenziale della fede cristiana è che Dio si è fatto carne in Gesù, è vissuto in mezzo agli uomini, si è fatto vedere e toccare. I suoi discepoli, testimoni autentici ce lo narrano da vivo e dopo la sua morte lo incontrano risorto. Questa fede personale, vissuta in un rapporto unico, non si può trasmettere, mentre si possono trasmettere riti, norme, feste. Cioè la religione. La fede si può solo vivere e testimoniare.

Gesù come ha vissuto la sua fede in rapporto alla religione? Egli si è posto come forte presenza critica all’interno della religione del suo popolo, con la sua vita e il suo insegnamento. Criticando le cose più sacre, la legge e il tempio, propone un autentico cambiamento della religione del suo tempo, che gli costerà la morte. Anche oggi il rinnovamento della religione, il superamento di forme tradizionali ormai desuete, che non parlano più agli uomini del nostro tempo, con la conseguenza che “le nostre comunità rischiano di essere insignificanti nel contesto sociale” (cardinale Martini), viene all’interno della religione stessa, dalla fede dei credenti. Così ha inteso fare il Concilio Vaticano II con una riflessione puntuale ed approfondita. Dunque possiamo concludere che le forme religiose sono relative, legate al tempo, nate cresciute e invecchiate negli anni. Per la fede cristiana unico assoluto è il Dio di Gesù Cristo e il suo Vangelo.

Si parla oggi di un risveglio del sacro. Ma forte è il rischio di vedere forme religiose nuove, nelle quali prevale il sentimento, l’emotività, l’appagamento di sé. La fede di Gesù Cristo invece è l’abbandono totale di sé al Padre, mentre dall’alto della croce prega: ”Padre nelle tue mani affido il mio spirito”.

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