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VARESE E LA SUA PROVINCIA

- 12/12/2014

Offriamo alla disponibilità di chi ci legge una pubblicazione che celebra gli ormai ottantatré anni dalla sua prima stampa. Si tratta del libriccino-baedeker “Varese e la sua Provincia”, pubblicato nel 1931 e redatto da due bravi giornalisti dell’epoca, Giannetto Bongiovanni e Mario Rivoire. “Varese e la sua provincia”, almeno nell’impianto dei capitoli (la storia, la geologia, l’agricoltura, il folklore…), opportunamente aggiornato, potrebbe benissimo comparire o ricomparire nelle nostre biblioteche. Ma è importante e interessante per un’altra ragione. Esso ci dà un’immagine realistica di com’era Varese a tredici anni dalla fine della prima Guerra mondiale e a nove dall’inizio della seconda. L’indicazione, accanto alla data di pubblicazione, il 1931, come s’è appena accennato, anno IX dell’era fascista, ci porta in un’epoca che con il senno di poi non giudichiamo felice, ma contrassegnata da un più che tragico futuro. Tuttavia, almeno da un punto di vista documentaristico, il libro – piuttosto estraneo alla politica – è di grande interesse. Lo è soprattutto nel “vademecum”, dove vengono riportati i nomi e i riferimenti utili.

Scopriamo nomi ovviamente scomparsi ma che ci riportano a un tempo antico e forse non disprezzabile: l’albergo Diurno di via Sacco, l’albergo del Gambero, il ristorante della Funicolare, il caffè Cavour, il Garibaldi, il Principale…

Di particolare interesse, poi, l’annotazione delle vie e della piazze. Il reticolo, anche per quanto riguarda l’intitolazione delle strade, è rimasto pressoché lo stesso. Con le dovute modifiche, ovviamente. Il corso Vittorio Emanuele, per esempio, dove si aprivano i numerosi caffè – i Portici, insomma – è diventato corso Matteotti. La via del Littorio a Masnago, quelle che scende dal centro del paese verso il lago, è diventata subito alla fine della guerra via Amendola, che finisce – curiosa ma confusionaria la circostanza odierna – dove comincia la via Mendola.

La città s’era ingrandita da qualche anno, dopo che erano stati proclamati il distacco da Como e la nuova provincia. Sicché si potevano registrare diverse omonimie, dovute al fatto che s’erano inglobati tutti i rioni circostanti (Santa Maria del Monte e Velate, Sant’Ambrogio Olona, Masnago, Bizzozzero, Bobbiate, Lissago, Capolago, Calcinate…): per esempio: tra Masnago, Bizzozero e Varese esistevano tre vie Garibaldi – la città e i dintorni, checché se ne dica, avevano nel loro Dna il fervore garibaldino – poi opportunamente ridotte a una, quella della “grande città”.

Qualcosa bisogna dirla anche per i due autori, Giannetto Bongiovanni e Mario Rivoire, due penne del quotidiano locale ”Cronaca Prealpina”. Pungente e sarcastico il primo – un’ottima spalla per il direttore-fondatore Giovanni Bagaini con il quale era cresciuto–; coltissimo il secondo (scuola milanese del Corriere della Sera), letterato, storico, autore di romanzi e biografie. Rivoire, oltre tutto, della Cronaca Prealpina era stato anche direttore: dal 25 dicembre 1929 al 19 maggio 1930. Quando il libriccino “Varese e la sua provincia” viene pubblicato, dunque, non lo è più. Ma Varese gli era rimasta per sempre nel cuore, tanto da esserne innamorato e di parlarne, insieme con l’amico Giannetto, come “sorriso di cielo e di laghi, dovizia di monti e di fiumi, verde di valli ubertose, strade aperte su magnifici orizzonti…”.

Maniglio Botti

Varese e la sua provincia 001-101 (.pdf – 12,4 MB)
Varese e la sua provincia 102-201 (.pdf – 13,1 MB)
Varese e la sua provincia 202-301 (.pdf – 12,8 MB)
Varese e la sua provincia 302-411 (.pdf – 14,3 MB)

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