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Attualità

CENTRO GEOFISICO, QUALE STRATEGIA?

DANIELE ZANZI - 27/02/2015

osservatorio

Il Centro Geofisico Prealpino, una delle eccellenze, di certo la più inusuale ed originale, del territorio varesino vacilla sotto i colpi dei tagli voluti dal Governo, della riforma delle Province e della scarsezza dei fondi comunali. E nei giorni scorsi sono venuti i brividi alla schiena ad immaginare l’Osservatorio in abbandono, lassù a Campo dei Fiori, a fare da gemello al Grand Hotel in rovina, sino a quando il governatore lombardo Maroni ha annunciato in extremis la momentanea ciambella di salvataggio finanziaria.

Come è stato possibile arrivare a questo punto?” si sono chiesti increduli i varesini, accorsi a firmare una petizione per salvare l’istituzione. I rappresentanti politici di Regione, Provincia e Comune hanno fatto a scaricabarile delle competenze, delle responsabilità e dei rispettivi obblighi con il Governatore che ha intimato alla Provincia – ora guidata dall’altra parte politica – di mettere i quattrini atti al proseguimento delle attività. Il Centro Geofisico e il suo destino sono sembrati una sorta di “Peppa Tencia”, dove tutti cercano di girare ad altri oneri e responsabilità.

Ho l’impressione che questa vicenda confermi come ogni occasione e pretesto siano buoni per la polemica partitica e per addossare colpe e responsabilità agli altri. E mentre si fatica a trovare qualche migliaio di euro per la salvezza del Centro Geofisico, ci si scorda che non si è esitato a mettere lì tre milioni per un inutile e devastante parcheggio alla Prima Cappella o addirittura trentaquattro milioni per la riqualificazione di Piazza Repubblica. Quattrini in questo caso trovati subito e stanziati facilmente.

Il grido di allarme era stato lanciato da mesi dai ragazzi e dal personale della Schiaparelli, cadendo nel vuoto. Tempo e modi per porvi rimedio, senza polemiche strumentali e senza aspettare l’ultimo minuto, ci sarebbero stati; bastava volerlo, anziché litigare sulle competenze.

Forse non a tutti era chiaro che la Cittadella delle Scienze e il Centro Geofisico sono, ancor prima dei servizi scientifici che offrono alla comunità, una realtà unica, splendida e caratterizzante il territorio varesino e lombardo.

Chiunque abbia avuto la ventura di salire fino a Vetta Paradiso di Campo dei Fiori non avrà potuto fare a meno di essere folgorato e ammirato, oltre che dalla vista, dall’atmosfera che lì si respira, dalle strutture lì sorte dal nulla, grazie ai sogni e alla visione di Salvatore Furia e dei suoi volontari, intere generazioni di varesini. Una vera eccellenza che tutti ci invidiano che sarebbe non solo da sostenere economicamente nel suo mantenimento, ma anche da potenziare, sviluppare e promuovere ben oltre i confini nazionali.

L’anno scorso i ragazzi della “Schiaparelli” allestirono sotto i portici di Palazzo Estense una bella mostra fotografica e didattica celebrativa dei cinquanta anni dalla posa della prima pietra dell’osservatorio. Tante le autorità presenti, tanti i bei discorsi; tante le promesse; pochi poi i riscontri.

Le strutture e le attività della Cittadella delle Scienze non possono dipendere dalla precarietà di finanziamenti che di anno in anno si fanno sempre più ristretti; non si può vivere con il cuore in gola non sapendo cosa succederà domani. Non si può sopravvivere e basta. Gli uomini, le strutture, i progetti del Centro Geofisico meritano molto di più.

Certo la perdita di Salvatore Furia ha rappresentato un grave colpo; è venuto meno il motore propulsore, l’anima entusiasta, pronto a bussare, a chiedere e ad ottenere, sempre; capace di andare avanti con la forza dei suoi sogni e delle sue visioni, coinvolgendo tutti. Il suo progetto non è ancora completato lassù sulla cima del monte; ha lasciato un’eredità, non solo da mantenere, ma anche da completare e arricchire.

Mi è spiaciuto leggere di queste ultime querelle politiche sulle competenze economiche, sulle voci di bilancio da ascrivere ad un Ente piuttosto che ad un altro. Come se tutto si fermasse lì, a stipendi e bollette da pagare! Possibile che sfugga la grandiosità del progetto, l’unicità della presenza di una Cittadella divulgativa per le scienze popolari come la volle Furia e come fu realizzata, un caso unico da additare e promuovere ovunque. Possibile che in questi cinque anni oramai dalla scomparsa del mitico Prof., nessun nostro amministratore, comunale, provinciale o regionale, si sia posto il problema di programmare il futuro e di riunire attorno ad un tavolo comune i responsabili del Centro, la società civile, i varesini ? Certo reperire le disponibilità per il quotidiano, per la manutenzione, per gli stipendi è basilare; ma non basta e non ci si deve limitare a questo.

Un anno i finanziamenti e gli aiuti potranno arrivare; ma quello successivo? Per il bene del Centro Geofisico Prealpino è bene dargli un futuro solido, fatto non solo di finanziamenti spicci – per altro dovuti visto i servizi che il Centro fornisce -, ma anche e soprattutto di condivisioni, incoraggiamenti e partecipazione.

Non è possibile limitarsi alla pacca sulla spalla, al complimento alla cerimonia ufficiale, all’intitolazione di una via comunale al fondatore, al finanziamento annuale elargito tra molte titubanze e sempre all’ultimo istante. Occorre molto di più. Occorre riprendere e potenziare il progetto di Salvatore Furia, catanese di nascita, ma varesino più di tanti varesini. Occorre guardare a Cima Paradiso come al fiore all’occhiello della nostra città, il motore e l’esempio che possono fare di Varese la capitale nazionale dell’ambiente, la punta di diamante della “città in un giardino “.

Pensieri positivi “, dunque, caro Prof., che il tuo sogno continui ad essere sempre più quello di tutti i varesini!

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