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Opinioni

EXPO/2 MEGLIO UN GIARDINO VERTICALE

DANIELE ZANZI - 20/03/2015

PIAZZA CON GERANI JPG

La simulazione di piazza Monte Grappa con i gerani biancorossi

… e così come d’incanto, la nostra Piazza Monte Grappa si è trasformata in un bel frutteto, manco fossimo a Imola o a Vignola, con tanto di prato fiorito sotto le chiome!

Per tre giorni la Piazza è stata un brulichio di giardinieri che, sotto la direzione attenta e sapiente di vigili assessori comunali, cui evidentemente non fa difetto il “pollice verde”, si sono dati un gran da fare, con ruspe, camion, rastrelli e balle di torba per rimodellare la nostra piazza principale cittadina.

Su queste pagine già nel mese scorso avevo evidenziato l’assurdità di questa estemporanea opera paesaggistica e l’ incongruenza del tema di Expo 2015 “Nutrire il Pianeta” con quello che poi nei fatti si sta realizzando. Vorrei qui ora aggiungere alcune ulteriori considerazioni, conseguenza anche di quello che si è andato materializzando in questa settimana nel centro cittadino.

1 – Ho partecipato in veste di progettista alle più importanti e significative esposizioni estemporanee di arte di giardinaggio: Euroflora a Genova, in più edizioni; MeranFlora a Merano, in più edizioni; Nantes in Francia alle Florialies e per finire – come highlight della mia carriera professionale – sono stato accettato, terzo italiano in oltre un secolo di vita della Mostra, al prestigiosissimo Chelsea Flower Show di Londra, la più importante vetrina del paesaggismo e del giardinaggio mondiale. Il mio progetto, con un giardino onirico sulle sensazioni provate davanti ai nostri monti, ha ricevuto l’interesse e i commenti favorevoli di tutta la stampa mondiale oltre alla curiosità della Regina Elisabetta. Ho avuto l’opportunità in queste occasioni di confrontarmi con i più grandi architetti, agronomi e giardinieri del verde, con le archistar del paesaggio,vi ho lavorato fianco a fianco; ma lì si trattava di dare prova di fantasia e di creatività, di realizzare qualcosa, certo di effimero, ma rivolto ad un pubblico selezionato di competenti o quantomeno di appassionati, lì non a caso.

Insomma veri e propri laboratori di tendenze e di corrette pratiche di impianto e di gestione.

Ho sempre invece guardato con occhio sospetto le creazioni da “strapaese”, senza logica e finalità creative; il sorgere dal nulla di aiuole e aiuolette fatte e poi disfatte, a contorno della Festa del Paese o del Partito; invenzioni estemporanee senza senso e finalità con arditi accostamenti di piante e fiori che ricreano situazioni non reali; quindi olivi con azalee, palme esotiche e abeti della Norvegia, meleti con improbabili prati fioriti, Biancaneve e i sette nani ; immagini da Mulino Bianco che, anziché diffondere una reale cultura e conoscenza del verde, vanno solo ad alimentare la non cultura del verde; perché si tratta di un verde non riproducibile nel quotidiano del nostro giardino privato o pubblico.

Giardini e aiuole false, col sapore della plastica e della bambola gonfiabile, che di primo acchito possono ingannare, stupire ed appagare l’occhio di qualcuno, ma che inevitabilmente sono destinate a sgonfiarsi, non lasciando nulla di sé se non lo sperpero di denaro pubblico per la loro realizzazione.

Se poi questi artefatti appaiono d’incanto nei luoghi simbolo di una città, allora oltre che di inutilità, si tratta di un’offesa al paesaggio. Se poi si arriva, come nel caso specifico, ad un mescolamento senza logica di essenze vegetali, con improbabili filari di frutti, costosissime pareti verdi verticali, buone per addobbare gli sfavillanti atelier dei creatori di moda, gazebo informativi che chiudono prospettive o geometrie di architetture piacentiniane, allora penso che si è raggiunto veramente il fondo del kitsch e del provincialismo.

2 – Se proprio si voleva dare prova di arte e competenza del giardino, in cui chiaramente

Varese eccelle e ha lunghissima tradizione, il luogo più adatto per darne dimostrazione sarebbe stato il suo giardino pubblico più rappresentativo e prestigioso, cioè i Giardini Estensi. Si sarebbe potuto realizzare lì qualcosa di unico ed eccezionale, magari da lasciare e non distruggere ad ottobre quando il chiasso mediatico di Expo ci avrà finalmente lasciato. Sarebbe stato un modo intelligente per non spendere circa 100.000 euro (compresivi però anche della “ristrutturazione” di due gabinetti interni alla Torre civica – ci informa per nostro sollievo – l’Assessore competente) per realizzare un frutteto finto in Piazza Monte Grappa. Ma lo sanno i varesini che questa cifra è superiore a quella stanziata annualmente per la manutenzione ordinaria degli Estensi?

 Si sarebbero, con questi soldi, potuti altrimenti abbellire in modo permanente gli indecorosi giardinetti  che accoglieranno fuori dalle stazioni ferroviarie cittadine le supposte frotte di turisti che accorreranno a vedere il frutteto delle tradizioni e dei sapori bosini.

 Ci tranquillizzano dicendo che lo stanziamento per la Piazza è totalmente a carico di un Fondo regionale per Expo; come se questi non fossero soldi che anche noi varesini tireremo fuori dalle nostre tasche. Di certo non cresceranno sugli alberi da frutto messi a dimora nella Piazza!

3 – E che segnale si è dato agli increduli varesini che hanno assistito numerosi e curiosi alla

nascita estemporanea di questo irreale giardino? Ruspe che spostano terra, mordendo e rovinando i marmi bianchi e verdi della pavimentazione, di recente restaurati, tanto che anche l’architetto Morandini, il progettista del rinnovo dell’area, si è sentito in dovere di protestare pubblicamente. Alberi messi a dimora nei loro  vasi e ricoperti di torba e non svasati ed interrati, come la corretta tecnica invece imporrebbe; certo si tratta di una creazione estemporanea, quindi finta e la tecnica c’entra sino a un certo punto. Ma in quei vasi di plastica nera interrati, a luglio ed agosto, che temperatura avremo sulle radici dei poveri alberi da frutta? Mi sa tanto che si mangeranno mele e pere cotte direttamente in pianta!

4 – Il disegno architettonico della Piazza risulta oggi stravolto; per che cosa? Per presentare un artifizio, un qualcosa che non rappresenta di certo le nostre tipicità. La Piazza è nata così, con le sue geometrie e i suoi rigori razionalisti. Certo si può ingentilirla, ma con la dovuta intelligenza e buon senso. Varrebbe la pena di invitare gli ideatori di questo “abbellimento” nella vicina Lugano, nella Piazza del Municipio, Piazza Statuto. Una Piazza definita come la Monte Grappa non va abbellita con orpelli vari, seppure vegetali. A Lugano si potrà capire che si può elevare il tono di uno spazio racchiuso semplicemente sfruttando la verticale e non l’orizzontale. Come vorrei che la nostra Piazza, come quella della vicina Lugano, si trasformasse in un giardino sì, ma verticale. Come?

Basterebbe che il Comune si facesse promotore della messa a dimora su ogni balcone, su ogni davanzale, su ogni terrazzo che s’affaccia sull’area, di fioriere con essenze ricadenti, tutte uguali, non di specie diverse, magari ad uno o due colori o tono su tono. Ve lo immaginate che splendore sarebbe la nostra Piazza con pelargoni o petunie ricadenti, bianche e rosse? L’occhio apprezzerebbe le geometrie originali della fascistissima Piazza, ma sarebbe abbagliato dai colori che s’alzano verso il cielo.

Al diavolo – non me ne vogliano – i meli e i peri: che ci azzeccano lì ?

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