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Chiesa

PROMESSA DI FUTURO

ROMITE AMBROSIANE - 03/04/2015

“non è qui, è risorto”

“non è qui, è risorto”

Un cammino verso il baratro e un salto in giù in esso: non è forse questo l’ultima settimana della vita terrena di Gesù? Prima della sua vita pubblica il diavolo lo aveva tentato portandolo sul pinnacolo del tempio: se si fosse buttato giù Lui, il Figlio di Dio, sarebbe stato soccorso dagli angeli che vegliavano perché il suo piede non inciampasse in un sasso. Gesù aveva vinto il diavolo perché non si deve tentare Dio, ma, ecco, ora, ad essere “tentato”, e proprio dal Padre, è Lui. Si deve buttare nel baratro della morte, deve gustare la conseguenza estrema del peccato, la lontananza da Dio, dal Padre, la fonte della Vita. Sentirà l’abbandono estremo entrando là dove ogni solidarietà viene meno, là dove nessuna mano può accompagnare, in quella gola oscura che conosciamo di lontano e da cui nessuno è mai tornato indietro.

E Lui va con volto fermo seppur rigato da lacrime di sangue, va e non si volta indietro neppure quando quelli che lo amavano e si dicevano pronti a morire con lui scappano lasciandolo solo – li capisce: davvero insensato è quel cammino verso il nulla se non fosse per la sua innocenza e la sua obbedienza al Padre… Va e non si volta indietro neppure quando proprio la verità della sua identità diviene imputazione di condanna; rifiutano la sua totale alterità in quella carne umana, in quella veste di servo – Come non capirli? Chi più di Lui sentiva l’infinito peso di quelle corde che legavano l’Eterno, di quelle catene di peccato che gli impedivano di riabbracciare la sua creatura fuggita lontano? … Va e non si volta indietro neppure quando i sacerdoti gli offrono il sacrificio della loro fede della loro adorazione a patto che scenda dalla croce e salvi se stesso – li capisce dal profondo del dolore delle sue ferite che grida domandando salvezza e che si unisce a tutto il dolore umano in cui ciascuno è così solo; li capisce, ma tutto quel dolore che scorre attraverso le sue piaghe dalle ferite di tutti gli uomini di ogni tempo inabissandosi in quel baratro oscuro, domanda compassione – Va, e con un forte grido che annulla ogni parola e non risponde ad alcun perché, dona la sua vita. Ed ecco, quello stesso baratro in cui si era gettato a capofitto e che lo aveva risucchiato, è aperto sul suo fianco così che ne possiamo contemplare il fondo: le viscere di misericordia di Dio, viscere straziate da una morte orrenda, viscere che tutto hanno donato fino a perdere la loro stessa vita divina, viscere di una immacolata purezza che pur nella morte appaiono integre, incorrotte. Così possiamo immaginare al fondo di quel baratro che tutti ci attende quelle stesse viscere di misericordia e di dolore, quasi grembo immacolato che tutti vuole generare a salvezza.

Ma ancora un altro luogo oscuro si deve aprire per accoglierLo: il sepolcro scavato nella roccia e sopra il quale una pesante pietra viene posta e sigillata. Il cammino è terminato, il baratro è chiuso sopra quella vita che non aveva tentato Dio ma da Lui era stata “tentata” fino ad esaurire ogni sua forza, fino all’ultimo respiro. Silenzio e assenza in quel luogo dove, sola, è presente la morte. Nessuna voce, nessuna domanda, nessun perché, solo l’innocenza di quel corpo torturato, solo la lacerante contraddizione del nulla che ha afferrato il Signore della Vita, il Creatore del mondo, solo l’inaudito vuoto di parole intorno a quel corpo che ascoltava ed annunciava, che accoglieva e compiva. Tanto assordante quel silenzio, tanto lacerato quel vuoto che dopo tre giorni fu squarciato: il baratro si aprì e fu colmato di luce e di vita. Una Parola risuonò senza che si udisse una voce: era quel corpo, il Verbo di Dio che, chiamato, rispose.

Le donne che andavano a piangere su quel baratro di morte vi trovarono il vuoto, un vuoto ormai colmo di domande, di stupore e di vita così che da allora ogni cammino verso il baratro, ogni salto nel vuoto, può attingere a questo mistero di innocenza, di amore e di obbedienza che abbraccia ogni opposto in una danza di vita. Nessuna catena più lo allontana dalla sua creatura ora che ha attraversato il baratro scavato dal peccato: la morte. Nessun dolore grida più solitario poi che tutti hanno attraversato le sua ferite per scorrere nella Sua eterna Vita. Nessun abbandono, nessuna menzogna possono ormai vincere il suo anelito alla comunione ora che il suo amore tutto ha creduto, tutto ha sperato, tutto ha sopportato.

“Non è qui, è risorto!” Ed ora il baratro in cui camminiamo è apertura di cielo, promessa di futuro in una vita figlia della Parola, sostenuta dalla comunione con Lui, salvata dalla Sua misericordia.

 

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