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Editoriale

LA PACE POSSIBILE

GIAMPAOLO COTTINI - 04/12/2015

presepeSembra ormai una spiacevole consuetudine leggere, all’approssimarsi del Natale, la notizia che qualche solerte dirigente scolastico vieta il presepe nella sua scuola o impone la cancellazione dei simboli cristiani della tradizione natalizia (come i canti), in nome di un presunto rispetto dovuto alle minoranze non cristiane di ragazzi che frequentano la scuola, con una particolare attenzione a non offendere la sensibilità dei credenti musulmani.

La conseguenza è la scelta di laicizzare completamente il Natale trasformandone la memoria nella celebrazione di un’improbabile festa di inverno priva di ogni richiamo religioso, perché ciò permetterebbe di non obbligare nessuno ad accogliere significati che non appartengono alla sua tradizione. Quest’anno, poi, la tragedia di Parigi consiglierebbe di non riaprire la ferita delle differenze religiose, ma è del tutto incomprensibile ed insipiente che il metodo scelto sia quello dell’eliminazione delle singole identità, ignorando che spesso non c’è neppure un’esplicita richiesta da parte della comunità musulmana mentre si leva una decisa sollecitazione educativa di molti genitori che vogliono mantenere i simboli tradizionali del Natale. Così tanto zelo di questi dirigenti scolastici nel voler mantenere una neutralità indifferente riguardo ad ogni significato risulta contrario anche al semplice buon senso risultando offensivo verso tutti.

Ma rispettare gli immigrati non può coincidere con la pretesa di eliminare quanto era già presente prima di loro, perché l’integrazione chiede l’incontro tra chi già c’era e chi giunge nella terra e nella cultura che lo accoglie. La richiesta di ospitalità non deve mai trasformarsi in pretesa e non deve mai diventare imposizione di cancellare le differenze, al punto che per non turbare la sensibilità dei bambini non cristiani (che peraltro non paiono per nulla turbati dal presepio) si scelga la via di una falsa laicità che scontenta tutti, confermando l’Islam della nostra debolezza nel vivere la dimensione religiosa e convince i musulmani che non vale la pena nemmeno di confrontarsi con altre esperienze religiose.

Cosa c’è da temere dal Natale? A chi reca disturbo la nascita del bambino di Betlemme? perché il Natale mancherebbe di rispetto all’animo dei musulmani? L’eccessiva solerzia nel voler eguagliare tutti ha come unico esito di non rispettare nessuno, nemmeno coloro che la pensano diversamente e per i quali decide una circolare della scuola. Ma eliminare lo specifico delle feste religiose significa togliere alla scuola l’occasione di incontro reale, riducendola ad un insieme di conoscenze separate dalla vita che non può evitare la domanda su Dio.

Allora perché assecondare la richiesta di togliere i simboli natalizi quando nessuno lo chiede? Perché può essere offensivo riproporre la fede di chi da due millenni proclama che Dio si è messo alla portata dell’uomo? L’integrazione culturale avviene solo nella testimonianza della propria identità, favorendo anche quel meticciato culturale necessario alla pacifica convivenza (si leggano al proposito gli articoli di Giromini, Negri e Oprandi in questo numero di RMFonline).

Non si deve perciò rinunciare alla propria storia così come si è sviluppata nel suo particolare “genius loci”, espresso in tradizioni viventi, per lasciare spazio ad un’innaturale indifferenza. E’ giusto invece partire da ciò che c’è, dalla presenza di comunità che credono nei loro valori e nei loro simboli, invitando l’immigrato ad un ascolto e ad una condivisione. Si scopre così che molti musulmani accolgono volentieri i simboli delle feste religiose cattoliche soprattutto quando fanno riferimento ad alcuni temi centrali della vita dell’uomo come quello della nascita, dell’amore alla vita, e della convivenza in nome di una reciproca buona volontà.

La pace è possibile solo nel riconoscimento delle reciproche identità e nel rispetto di quello che ciascuno di noi vive, e non ci sono altre strade, se non quella della violenza che impone. Bisogna imparare a non confondere il rispetto con l’assuefazione alla mancanza di valori, per creare un clima umano di reciproca stima sin da bambini, come è testimoniato mirabilmente dal Natale. La porta aperta dal Papa come inizio del Giubileo della misericordia è un bel segno di integrazione tra tutti gli uomini, che nasce proprio da quel Bambino che ci fa dire buon Natale a tutti!

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