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Attualità

LA GUERRA DEI “NUMERI”

OVIDIO CAZZOLA - 15/01/2016

panoramica del centro di Varese lato montiBusto Arsizio ha superato demograficamente il capoluogo. Soddisfazione a Busto, amarezza a Varese? È ormai tempo di uscire dai numeri dei residenti per affrontare nei prossimi mesi analisi assai più serie sul futuro di queste città.

Busto si trova ai margini dell’Area metropolitana milanese e deve riflettere su questa realtà in fase di definizione anche amministrativa.

Varese deve finalmente affrontare una realtà diversa, che ormai da quasi trent’anni viene messa in rilievo. Da studi vari, convergenti su proposte generali, riorganizzative del territorio. Che dovranno costituire le linee portanti del confronto politico che ci accompagnerà fino alle prossime elezioni amministrative di primavera. Che riguardano la effettiva consistenza di questa Varese, adagiata sulle sue Prealpi, articolata nelle sue valli, affacciata sui suoi laghi, nell’ammirata visione del Monte Rosa.

Gli studi degli anni ’90 del secolo scorso consideravano un’Area Varesina composta da ventotto Comuni con un numero di abitanti superiore a 180mila. In questa dimensione reale vanno affrontati problemi sociali, culturali, economici. Questo richiede in particolare l’iniziativa consapevole del Comune di Varese, che fin qui è mancata. Per una collaborazione intercomunale nel rispetto delle autonomie amministrative esistenti, con l’obiettivo di ridare valore a una realtà territoriale e comunitaria più volte offesa, in particolare nel secolo passato.

In mancanza di questa collaborazione ciascun Comune ha fatto redigere il proprio Pgt che prevede ipotesi separate di organizzazione e di edificazione, con conseguenze sugli aspetti ambientali, paesistici e di coordinamento dell’Area.

Vogliamo recuperare, per quanto ancora ci è possibile, la bellezza e il ruolo di questo nostro territorio? Vogliamo costruire, oggi, una Città esemplare con la difesa della sua storia e per una vita diversa dei suoi abitanti, dove finalmente venga contenuto e progressivamente ridotto il traffico veicolare, dove le persone abbiano la possibilità di muoversi protette dai pericoli e dall’inquinamento causati da questo traffico e la relazione, l’incontro fra i cittadini siano la principale possibilità da garantire?

Dove finalmente si affronti razionalmente la questione del servizio pubblico di trasporto che ancora si affida a due impianti ferroviari ottocenteschi mancanti ancora di fermate adeguate sia in centro città sia nella fascia periferica del capoluogo.

Non si considera ancora seriamente l’ipotesi di ormai due decenni fa per una linea dorsale di tram moderno da Bizzozero, sede universitaria, a Masnago presso lo stadio, coordinata a una gemmazione di servizi autobus.

Né la necessità di un accesso diverso, magari tramviario, verso Santa Maria del Monte.

Alle nostre spalle abbiamo una storia di bellezza e di iniziativa economica che ancora ci stupisce.

La perdita di attrattività della grande Varese non viene considerata a sufficienza nelle sue ragioni di fondo. Perché nella seconda metà dell’Ottocento e fino alla tragedia della prima guerra mondiale Varese puntava sulla residenzialità turistica e sulle residenze edificate nel periodo liberty per ammirare le sue bellezze paesistiche? Con i notevoli investimenti effettuati per i nuovi grandi alberghi vicino alla città e sul Campo dei Fiori? Con le integrazioni opportune del trasporto urbano su rotaia?

Trascorso il decennio successivo alla elevazione a capoluogo di Varese con una nuova dirompente sistemazione del centro cittadino, superata la tragedia della seconda guerra mondiale, le nuove amministrazioni comunali non seppero fare altro che dare via libera alle nuove edificazioni fondate su un estremamente permissivo piano regolatore. Nessuna visione per il futuro di questa città. Nessuna ambizione per un suo ruolo necessario. Varese ha oggi grandi responsabilità per questo ruolo.

Non si trova come Busto Arsizio di fronte a una scelta importante per partecipare o meno ai processi di governo, di relazione, di progetto che dovrà affrontare l’area metropolitana milanese. Una scelta che riguarda evidentemente anche Saronno. Mentre per Gallarate e Tradate la prospettiva deve essere ancora valutata.

Varese ha oggi con grande evidenza un suo compito di coordinamento territoriale dell’Area varesina, di relazione con il Canton Ticino dal quale, come ho già ricordato altre volte, dopo una comunione che si estendeva fino ai passi del Gottardo e del Lucomagno, siamo separati politicamente da cinquecento anni.

Deve riorganizzare il suo territorio, deve sostenere ogni iniziativa di impresa che sviluppi la sua economia, deve favorire il confronto civile per progetti condivisi. Deve superare una inerzia che consente iniziative a volte significative, ma prive di prospettive fra loro coerenti.

Amministrare la città non significa puntare sugli annunci che sorprendano la pubblica opinione, significa avviare e progressivamente realizzare le tappe di un percorso meditato, ragionevole e necessario. Con le ambizioni che ci suggeriscono la nostra storia e la bellezza che ci è stata affidata.

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