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Editoriale

ALLA MALORA

MASSIMO LODI - 06/05/2016

voto

Solo tre italiani su cento confidano nell’utilità dei partiti. Dieci su cento nel valore del Parlamento. Quaranta su cento nell’opportunità di andare a votare, se si tratta di un’elezione politica o amministrativa; se si tratta invece d’un referendum, la percentuale crolla della metà, e anche di più a seconda dell’argomento proposto.

Questa è la situazione che un sociologo/sondaggista ha prospettato nei giorni scorsi durante uno dei consueti talk show televisivi. Cioè le confuse torronate/bagarre opinionistiche che Renzi –per certi versi con fondata ragione- aborre, e che però danno un’indicazione (più indicazioni) sull’umore circolante. Quest’umore è pessimo. Prevale lo scetticismo, avanza il discredito, trionfa la superficialità. Cioè lo stucchevole conformismo del presunto anticonformismo. Purtroppo. E sì, perché fare di tutta l’erba un fascio è un modo d’essere qualunquistico, sbagliato, leggero, alla grancarlona. Bisognerebbe (bisogna) distinguere: c’è chi fa bene e chi fa male, tuttavia partiti, parlamento e istituzioni non sono mondezza. Costituiscono le architravi del vivere democratico.

I partiti, per esempio. Non è vero che ce ne vorrebbero di meno. Ce ne vorrebbero di meglio. Com’era un tempo. Sì, un tempo. Quando ai partiti ci s’iscriveva non per fare carriera, ma per corrispondere a un ideale. I partiti (Dc e Pc; Psi e Msi; Pli, Pri eccetera) promuovevano l’ideale, lo custodivano, sostenevano, diffondevano. Gli dobbiamo essere riconoscenti del ruolo svolto. Certo, fin dalle origini qualche filo storto spuntava dal mazzo geometricamente corretto. Ma era “qualche”. Poi è sopravvenuto il degenerare, espresso dal degrado morale: profittamenti, corruzione, ladrerie. Fu chiaro ai tempi di tangentopoli che si rubava (quasi) in massa. E’ stato chiaro in seguito che si è continuato a rubare. Forse un po’ di meno in (quasi) massa, magari un po’ di più singolarmente. Come se ne esce? Perseguendo i colpevoli, non criminalizzando gl’istituti. Le istituzioni. Il sistema su cui si regge un Paese.

Altrimenti si va, e per davvero, alla malora. I partiti –per rimanere ai partiti: ma vale anche per il parlamento e il resto- vanno rinnovati. Non aboliti. Dentro nuovi onesti accanto agli onesti che ci sono. Fuori i disonesti, da indicare al dispregio collettivo come i disonesti già acclarati. E ben vengano neo organizzazioni/gruppi/forze associative di raccolta del consenso. Ma che errore dire: la politica fa schifo, basta con la politica, muoia la politica. La politica è una bella cosa, non è un brutto affare. Se ovviamente intesa e praticata ispirandosi al suo valore massimo, di affermazione, controllo, garanzia d’un sistema che promuove innanzitutto libertà, uguaglianza, giustizia.

Stiamo sbroccando? Roba da sogno? Utopia irrealizzabile? Ingenuità pollaiola? No, semplice realismo. Guardiamoci intorno, nelle realtà urbane in cui viviamo: accanto a incapaci, furbi e maneggioni (comunque una minoranza) ci sono i competenti, gli umili, i disponibili a servire la causa pubblica (comunque una maggioranza). Quanti grazie dobbiamo agli amministratori –in prevalenza d’estrazione partitica- di centinaia di comuni, particolarmente quelli piccoli, spesso autentici eroi della quotidianità? Pensiamoci su, prima d’inglobarli tutti nel giudizio di radicale bocciatura della rappresentatività politica.

Il movimentismo civico -cui per esempio tanto successo è arriso negli ultimi tre anni a Varese, in virtù del contropotere di piazza a tutti noto- ha recuperato l’antico spirito dei partiti. Scelto un ideale, ne ha fatto la sua bandiera. Con passione accesa, disinteresse totale, integrità etica, trasparenza operativa, amor di popolo (proprio così: e non è retorica). Ma non ha demonizzato i partiti: li ha avvisati che o si cambia o si affonda. O si ritorna al passato o non c’è futuro. O ci si purifica nel presente o si muore per sempre. Qualora i partiti avessero capito, il movimentismo civico è pronto a trasfondervi il suo slancio vitale, provando a rigenerarli. L’occasione sembrerebbe da non perdere, per chi coltiva il desiderio di vincere le elezioni municipali in programma tra un mese.

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