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Cultura

RIVOLUZIONE PLANETARIA

BARBARA MAJORINO - 01/07/2016

TERRA_E_MAREChe cos’è un classico? Forse, un libro che non finisce mai di suggerirci qualcosa. “Terra e mare” di Carl Schmitt è un saggetto in formato tascabile  della Adelphi, adatto da portare in vacanza e tenere sul comodino. Il suo autore lo pubblicò nientemeno che nel 1942, dedicandolo alla propria figlia di nome Anima.  In esso si trovano ancora oggi, molti spunti interessanti di quella “rivoluzione spaziale planetaria” che a partire dal periodo elisabettiano si è protratta fino ai nostri giorni, continuando con l’attuale globalizzazione, la quale potrebbe essere definita il mercantilismo dei nostri giorni.

L’idea-fulcro di Schmitt,  giurista, filosofo della politica e del diritto tedesco, è che la storia del mondo sia storia della lotta tra le potenze marittime contro le potenze terrestri, storia del Leviatano (la possente balena della Bibbia libro di Giobbe) contro Behemot, l’animale mitico terrestre che si immaginava come un possente toro o elefante (o anche ippopotamo). Forse anche orso.

La regina Elisabetta fu certamente ritenuta la grande fondatrice del dominio inglese sui mari. Fu lei a iniziare la guerra contro la Spagna, potenza mondiale cattolica e fu sotto il suo governo che l’Armada Spagnola (detta “l’invincibile”) venne sconfitta nel 1588 sulla Manica. Fu sempre lei a onorare pirati come Francis Drake e corsari navigatori come Walter Raleigh entrambi insigniti del titolo di “sir” da lei stessa. E fu sotto il suo regno che prese avvio nel 1600 la leggendaria Compagnia delle Indie Orientali. In precedenza gli inglesi erano allevatori di pecore che mandavano la lana nelle Fiandre per trasformarla in tessuti. Con la citata sovrana invece affluivano all’isola britannica i favolosi bottini dei corsari e dei pirati. “La regina si rallegrava di tali tesori e se ne arricchiva”. Un ottimo esempio di capitalismo di rapina e di quelli che divennero ben presto corsairs-capitalists (capitalisti corsari) è offerto da Schimtt attraverso le vicende piratesche della famiglia Killigrew di Cornovaglia.

I Killigrew organizzavano gli assalti e le scorrerie, appostavano le navi che si avvicinavano alle loro coste, vigilavano sulla spartizione del bottino e vendevano quote, carichi e uffici. Il palazzo che la famiglia abitava sorgeva direttamente sul mare in un settore chiuso del porto di Falmouth, ed era dotato di un passaggio segreto per giungere ai moli. Quando la nobile Lady Killigrew diventò l’abile ed efficiente collaboratrice del marito, aveva già avuto modo di assistere nella sua attività, il padre, un insigne gentleman pirate. Provvedeva, pertanto, personalmente ad alloggiare pirati in casa sua ed era la più ospitale delle padrone di casa. Di rado l’attività della famiglia Killigrew fu disturbata o addirittura impedita dalle autorità regie, che sapevano e lasciavano fare.

Il saggio di Schmitt la cui prima edizione in Italia è del 2002 e in seguito ebbe molte ristampe, è un affascinante amalgama di interpretazione storica, e teoria politica, mitografia e teologia, filosofia ed un pizzico di esotorismo che contiene felicissime intuizioni anche sul ruolo di quello che sarà il continente americano: “la vecchia e troppo piccola isola, insieme a tutta la potenza marittima mondiale costruita su di essa, doveva essere agganciata alla nuova isola e portata in salvo da una gigantesca nave da salvataggio” (scrive l’autore). Sono pertanto gli Stati Uniti d’America la vera grande “isola contemporanea”.

Soprattutto nella realtà dei fatti si è già insediato sulla scena mondiale il vero nuovo “arbitro della terra”, gli Stati Uniti d’America. Schmitt spiega il suo ruolo giuridico-internazionale richiamandosi alla celebre dottrina Monroe del 1823. La piccola isola d’Albione che si fonde con “l’isola maggiore” d’Oltreatlantico, nasce da un “bisogno conservatore di sicurezza geopolitica”. Razza, lingua, cultura e religione anglo-protestante ne sono elementi aggiuntivi certamente idonei alla sua composizione. E la predazione dei Leviatani continua fino ai nostri giorni…Qualcuno li fermerà? E se sì, chi sarà il nuovo Behemot, l’animale mitico di terra, in grado di imbrigliarli? De te fabula narratur.

 

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