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In Confidenza

URGENZA DELL’AMORE

Don ERMINIO VILLA - 14/07/2016

cottolengoIl passo del Vangelo di Matteo sulla Provvidenza (6,26.33-34), fatto di parole semplici, ma sconvolgenti nella loro radicalità, costituisce la chiave di lettura del carisma e dell’opera di San Giuseppe Benedetto Cottolengo. Preparato da Dio, attraverso un cammino di purificazione interiore e di distacco, quest’uomo seppe cogliere nella trama spesso dolorosa degli avvenimenti quotidiani, l’invito della grazia a lasciarsi coinvolgere in una avventura d’amore, la cui forza propulsiva era: “Caritas Christi urget nos!”.

La prima scoperta è il riconoscimento dato a Dio del primato assoluto; l’espressione più caratteristica nell’opera da lui fondata – “la Piccola Casa della Divina Provvidenza” – sarà la “lode perenne” e la ricerca della santità, come risposta all’amore del Padre celeste.

La dimensione contemplativa che bramava per sé e per i suoi lo porterà a fondare monasteri di clausura, con lo scopo di esprimere visibilmente il primato assoluto che Dio deve avere nella vita di ogni uomo.

La seconda scoperta è che ogni uomo é figlio di Dio in Cristo: Dio pensa veramente a noi suoi figli, ma molti purtroppo non lo sanno. Dal bisogno di comunicare agli uomini il messaggio che Dio é Padre, nasce la Piccola Casa come sacramento della Divina Provvidenza, con il suo stile di famiglia di Dio e con la sua missione di accogliere tutti coloro che si trovano in situazioni di disagio e sono privi di aiuto (“chi non ha persona che pensi a Lui”). Diceva il Cottolengo: “Prima di tutto bisogna che osserviamo lo spirito della Piccola Casa; esso consiste nell’accogliere i poveri, i miseri, i veramente abbandonati”.

Per testimoniare a questi fratelli bisognosi l’amore del Padre celeste bisogna essere pronti a donare tutto, anche la vita. La forza per una donazione di sé che non conosce soste il Cottolengo la trova nell’Eucaristia, che deve sostenere i “servi dei poveri” nel compimento del quotidiano e faticoso dovere.

La salvezza da portare ai poveri consiste nel curare i corpi per arrivare alle anime. La Piccola Casa è stata (ed è) un segno di speranza gioiosa nel cuore di Torino e del mondo. In questa cittadella si vive nella certezza che il Padre celeste ha cura quaggiù delle sue creature e prepara, lassù, una vita di gioia perenne a coloro che credono al suo amore e si abbandonano a Lui con affetto filiale.

Viene da qui il clima di serena giovialità, affabilità e semplicità che la caratterizza in ogni aspetto della sua vita e della sua attività. “I visi corrucciati fanno torto alla Divina Provvidenza” diceva il Santo.

Sopra la “Piccola Casa” vigila attenta e amorosa, oltre alla Divina Provvidenza, una presenza silenziosa e discreta: la Santa Madonna. Ai suoi figli ha insegnato a pregarla: “Vergine Maria, Madre di Gesù, fateci santi”.

Nell’era della cultura tecnologica l’uomo proclama la sua autonomia di fronte a Dio e alla morale e chiede la liberazione alle scienze politiche ed economiche, sociologiche e psicologiche. Purtroppo il vivere sociale è fondato sull’intelligenza, anziché sull’amore; per questo si tende ad emarginare chi è debole, insufficiente, sprovveduto. Il carisma cottolenghino può costituire nel mondo di oggi un vivo fermento evangelico, un segno di contraddizione, un richiamo credibile ai valori del Regno.

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