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Cara Varese

REFERENDUM/2 VERSO L’APPRODO

PIERFAUSTO VEDANI - 25/11/2016

approdoLe ultime generazioni italiche in più occasioni hanno disertato il voto. Per chi è nato negli Anni 30 del secolo scorso l’astensione dalle urne da subito non ebbe grande popolarità soprattutto perché si era usciti dal buio di una dittatura che ai cittadini negava il diritto di critica oltre a tutti gli altri che caratterizzano la democrazia.

Oggi sappiamo che l’astensione è una scelta individuale da rispettare dal momento che, tra altri motivi, è anche il rifiuto di partecipare a una soluzione non condivisa dei problemi della collettività, fino a essere un forte segnale di generale protesta, di contestazione di sistemi politici che comunque non si dimostrano se non affidabili certamente non all’altezza del servizio che hanno proposto..

Ho sempre votato perché sin dal 1946 non ho mai dimenticato l’entusiasmo dei miei familiari a ogni chiamata alle urne, perché le forze in campo – politiche o amministrative fossero le elezioni – permettevano la perfetta conoscenza dei programmi, e come e perché si sarebbe potuto realizzarli.

Di questa trasparenza, che è durata a lungo in Italia, mi sono ricordato avvicinandosi la data del referendum costituzionale e seguendo alcuni confronti-rissa tra i leader di diversi partiti, anzi di tutti, e quel che è peggio le occasioni innumerevoli degli show alla Caino e Abele tra componenti dello stesso schieramento politico o tra alleati.

Non mi sono mai astenuto e non lo farò nemmeno questa volta, sulla bilancia della mia scelta ho messo non le negatività dei progetti dei competitori bensì le positività.

Ci sto pensando, deciderò, non avrò dubbi residui al momento di entrare nella cabina elettorale.

Nella pesata che faccio lascio fuori dalla porta, lontani dalla bilancia, i furori di questi giorni tra i due schieramenti referendari, cerco di immaginare quanto accadrà dopo il voto alla luce anche della tenuta dei due contendenti in campo, se cioè la loro proposta è garanzia per una immediata ripresa dell’azione politica nell’interesse della comunità.

Posso dire che suscitano perplessità le divisioni che si riscontrano nel versante del No: non potranno favorire un fronte compatto su altri piani istituzionali; per quanto riguarda i fautori del Sì essi sono stati colti in castagna sulla genericità della comunicazione: sottigliezze a loro pro del programma, del piano d’azione sono state rivelate da avversari molto attenti a evitare lo strapotere.

In Italia la comunicazione, l’informazione stanno diventando un problema se per esempio c’è voluto qualche giorno perché si cominciasse a sapere in quale reale e notevole misura negli Stati Uniti il voto cattolico e pure quello degli “evangelici”, con cardinali, vescovi e parroci scatenati nella buona battaglia, abbiano contato nella vittoria di Trump.

La Varese Felix del passato ha sempre espresso un voto chiaro, inequivocabile che però oggi non è facilmente e totalmente inquadrabile nel Sì o nel No del referendum del 4 dicembre.

Anche le elezioni per il nuovo sindaco hanno rivelato l’esistenza del problema se siamo riusciti a varare un governo cittadino che per alcuni aspetti si presenta come espressione SD, sinistra-destra (!) se si valuta l’appoggio di spezzoni della vecchia DC, un tempo progressisti e che oggi sembra abbiano mirato al potere per il potere più che all’interesse cittadino.

Una situazione locale non perfettamente trasparente che fa pensare a problemi, divisioni e vecchi giochi mai affiorati da noi anche per la mancata massiccia avanzata dell’armata grillina nelle recenti amministrative come è avvenuto nel resto d’Italia.

Da Varese può arrivare un’adesione del No frutto di nuove presenze e alleanze, ma che potrebbe ugualmente vedere pure un consistente travaso di consensi dal fronte moderato delle destre al Sì considerato tutto sommato un Mercurio, non molto alato per la verità, lanciato verso novità reali, certamente rivoluzionarie nei confronti di un sistema Italia ormai da troppo tempo avvizzito e tuttavia novità un tantino conservatrici in termini di potere per chi le propone.

È un fatto che non ci sarà attentato alla democrazia con una eventuale svolta, ma un po’ di sopportazione sì per una guida nazionale che a volte richiama alla memoria la mania che ci accompagna dalle Alpi all’estremo Sud, quello dell’uomo-faro che non sbaglia mai. Cioè dopo l’ultima volta che abbiamo tappato con l’imprenditore di Arcore abbiamo subito rimediato con il giovanile ardore dell’ex sindaco di Firenze, arrivato in soccorso di noi che ci eravamo lasciati spennare dall’uomo tranquillo della grande finanza.

Auguri a tutti di una scelta meditata e convinta, senza però disinteressarsene subito dopo, come a noi varesini è accaduto troppe volte per pura pigrizia.

Cambiando l’atteggiamento verso la politica possiamo contribuire alla svolta nazionale, a guadagnare rive sicure dopo aver solcato acque paludose.

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