Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Attualità

NON SCORDIAMO WEIMAR

EDOARDO ZIN - 03/02/2017

postverita“Post- verità” è una parola che va di moda. In un’epoca in cui vale di più l’emotività che la ragione, essa incontra il favore del popolo del web, di face-book, della TV e anche dei giornali. Qualcuno ha scritto che all’uomo d’oggi la realtà fa paura ed allora inganna se stesso con la menzogna.

Il lessema nasce da una verità non controllata. La parola che fa di noi degli esseri umani è storpiata, svilita, manipolata, distorta. Ciò è pericoloso per la stessa democrazia.

Il culmine della “post-verità” si raggiunge con la menzogna. Ormai sappiamo tutti che era falsa la notizia che affermava che l’Irak era in possesso di armi di distruzione di massa. Questa menzogna scatenò una guerra che diede luogo ad altre guerre.

In politica, poi, da un po’ di tempo abbondano i giocolieri della parola, coloro che usano la parola per illudere, per proclamare promesse che non manterranno, per usare gli spot manovrando così le persone. Basta assistere a un qualsiasi talk-show dove i duellanti urlano, le voci si sovrappongono e nel diverbio la parola viene snaturata e la sua virulenza, non l’argomentazione o l’idea, predomina.

La verità per molti, inoltre, è tale se viene affermata da una persona, magari narcisistica, che le è simpatica, mentre non lo è se viene asserita da un’altra che le è indisponente magari perché usa toni pacati: l’aveva ben capito Montesquieu che nell’ “Elogio della sincerità” così si esprime: “Un uomo semplice che ha solo la verità da dire è visto come un perturbatore del piacere pubblico, mentre la medesima parola pronunciata da un avversario viene demonizzata.”

Un esempio di “post-verità” è dire “ce lo chiede l’Europa”. Anche il nostro ministro dell’economia è incorso in questa bubbola. Una sera ha detto alla televisione:” I nostri conti sono in ordine. Non abbiamo bisogno di manovre correttive”, salvo a smentirsi l’indomani dicendo che “ci sarà bisogno di trovare un miliardo e mezzo perché ce lo chiede l’Europa”.

L’Europa: chi è? Siamo anche noi, i nostri governanti che hanno firmato, al momento dell’entrata in vigore della moneta unica, frutto del lavoro di tutti i cittadini dei paesi che aderiscono all’eurozona, dei trattati ben precisi che ci siamo impegnati a rispettare. Attualmente, l’Italia ha un debito pubblico superiore a 2.200 miliardi di euro. La commissione dell’Unione Europea, che è la “guardiana” dei trattati, chiede, come da accordi, la riconduzione del rapporto debito/PIL previsto dalla nostra legge di bilancio a dimensioni più gestibili. La commissione non fa altro che far rispettare i Trattati a un paese che non li rispetta e ricordargli gli impegni presi a Maastricht in materia di disciplina di bilancio. E’ la stessa richiesta che farebbe un debitore che si è indebitato fino al collo, invece di impegnarsi a mettere ordine nelle sue finanze.

Le risorse che mancano all’Italia per riportare i suoi conti in ordine e poter essere così credibile davanti agli altri paesi, in parte sono state sperperate con le cosiddette “mance elettorali”, con l’abolizione totale dell’IMU e altre si dovevano reperire mediante un’accurata revisione della spesa e con una seria lotta all’evasione fiscale. Ma nulla in questo senso è stato fatto e il debito è vertiginosamente salito. Ma per mesi si è continuato a dire che “i conti sono in ordine” e ora ci sarà bisogno di una manovra correttiva. Ce lo chiede l’Europa? Sì, perché controllando il nostro bilancio si è accorta che risorse destinate allo sviluppo sono state destinate ad altri usi.

Questa “post-verità” non ha fatto altro che accrescere l’euroscetticismo, se non i protezionismi che portano inevitabilmente ai nazionalismi. I messaggi contradditori e i comportamenti non coerenti con gli impegni presi mettono in dubbio, a mio parere, l’affidabilità del nostro paese che deve condividere il proprio cammino alla luce della serietà con cui gli altri paesi li rispettano. Chiedere continuamente e insistentemente flessibilità nell’applicazione della disciplina di bilancio dell’Unione (senza tenere conto delle spese per l’accoglienza dei migranti e delle spese per le calamità naturali!) viene letto dai nostri partners come il rifiuto di una politica di rigore che ammicca solo all’elettorato.

Le “post-verità” non sono opinioni, sono delle vere e proprie menzogne che non producono di certo responsabilità e, nel caso descritto, sobrietà. Mantenere la parola è il segno della fedeltà alla promessa, è segno di responsabilità etica.

Certamente tutta l’Europa deve sviluppare, accanto a una politica di rigore, una di crescita. Ma questa deve essere studiata assieme da tutti i paesi. I trattati contengono adeguati strumenti giuridici per completare una comune politica economica e fiscale. Quello che manca è l’autorevolezza dei leader che ragionano sempre più in termini intergovernativi che comunitari.

L’Europa è al collasso perché è venuto meno il senso della comunità sul quale è stata fondata l’integrazione europea. E’ venuta meno la consapevolezza che in un mondo globalizzato c’è un comune destino da perseguire.

C’è qualcuno che approfitta di questa debolezza per chiedere il ritorno ai dazi doganali, alla chiusura delle frontiere, al ritorno della moneta nazionale e magari invoca l’ “uomo forte”. Tutto ciò non fa che peggiorare le cose e contribuire a far crescere i populismi. Al contrario, c’è bisogno di un ritorno alla politica come faticosa ricerca di soluzioni condivise.

Non fu Hitler a affondare la repubblica di Weimar. Furono la crisi economica sorta dopo la prima guerra mondiale, il vuoto politico, la discordia tra i partiti e Weimar fu distrutta da Hitler. E nacque il nazismo. Sarà bene ricordarlo.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

You must be logged in to post a comment Login