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Attualità

LEGGE DEL PIU’ FORTE

SERGIO REDAELLI - 17/02/2017

La suggestiva immagine di un vigneto sotto la neve a Viggiù

La suggestiva immagine di un vigneto sotto la neve a Viggiù

Tolta di mezzo una legge imperfetta, ne è arrivata un’altra che rischia di essere peggiore. Parliamo delle nuove norme, in vigore dal 1 gennaio 2016, che regolano la produzione viticola e penalizzano la piccola provincia di Varese rispetto ai colossi lombardi del vino, la Valtellina, l’Oltrepò Pavese, la Franciacorta e via dicendo. Finita l’epoca – durata trent’anni – del criticato controllo dei vigneti attraverso la costosa compravendita dei diritti di impianto e di reimpianto, dallo scorso anno è in vigore la nuova gestione che a sua volta presenta aspetti critici.

La mela della discordia sono le autorizzazioni che hanno preso il posto dei vecchi diritti d’impianto e che vengono rilasciate gratuitamente dalle Regioni con discutibili criteri di attribuzione. L’Unione europea dà all’Italia la possibilità di espandere i vigneti entro un certo limite (l’1 per cento nel 2016) nell’ambito delle regole fissate per le varie Docg, Doc e Igt e il Ministero dell’agricoltura italiano passa la palla alle Regioni che, a loro volta, assegnano le autorizzazioni sulla base del potenziale produttivo, cioè di percentuali statistiche che, di fatto, favoriscono le aziende più grandi.

Va ricordato che la nostra provincia, enologicamente minuscola, ha ottenuto nel 2005 la Igt Ronchi Varesini. Essa rappresenta un tesoretto di vini rossi, rosati e bianchi ricavati da una superficie di diciannove ettari tra il lago Maggiore, il lago di Varese e il confine svizzero, compresi i “vignerons” amatoriali e i terreni sotto i mille metri coltivati per autoconsumo. La Igt è regolata dal Disciplinare approvato dal Ministero dell’Agricoltura che definisce il territorio, stabilisce le modalità di vinificazione e specifica le tipologie delle uve che possono essere utilizzate (barbera, merlot, nebbiolo, croatina ecc.). La produzione è inferiore ai centomila litri l’anno.

Questo lo stato dell’arte. Ma per svilupparsi, per acquistare e ingrandire le vigne con le nuove regole, i produttori devono dichiarare di essere già in possesso dei terreni adatti, indicando se sono di proprietà, in affitto o in comodato d’uso. La Regione non guarda chi sono, da dove vengono e cosa chiedono, si limita a fare la somma matematica dei terreni e attribuisce i diritti a chi ha più potenziale produttivo. É chiaro che in Lombardia esistono realtà più grosse rispetto alla piccola Varese e in questo modo i nostri produttori restano a bocca asciutta.

Guai però a scoraggiarsi. Così una delegazione guidata dal presidente della Coldiretti varesina Fernando Fiori, di cui facevano parte il direttore Raffaello Betti, il vicedirettore Paolo Frigo e il vitivinicoltore di Angera Franco Berrini, si è fatta ricevere a Milano dal presidente del consiglio regionale, Raffaele Cattaneo: “Le norme attuali – ha fatto presente Fiori – non favoriscono la crescita dei nostri piccoli produttori e non incentivano i giovani che vogliano riscoprire e proseguire le antiche tradizioni vitivinicole varesine. Le nostre imprese avrebbero bisogno di almeno dieci, quindici ettari di maggiori superfici su cui investire in vigneti nei prossimi due o tre anni”.

Inutile sottolineare l’importanza che i nuovi vigneti avrebbero per lo sviluppo economico di una piccola provincia come quella di Varese, per promuovere la Igt e favorirne i benefici effetti sull’ambiente, sul turismo e sull’enogastronomia. Con queste norme il piccolo rischia invece di restare sempre piccolo e il grande più grande. Entro marzo i viticoltori lombardi dovranno consegnare le domande per ottenere le autorizzazioni, poi toccherà alla Regione decidere. Raffaele Cattaneo ha promesso di attivarsi presso l’assessore competente per trovare soluzioni. I viticoltori varesini sono fiduciosi.

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