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Opinioni

PARK MULTIPIANO ALLE STAZIONI

CESARE CHIERICATI - 03/03/2017

Il dismesso complesso ex INA vicino alla stazione Nord

Il dismesso complesso ex INA vicino alla stazione Nord

Il Piano della sosta di Varese presentato nei giorni scorsi dall’Assessore Andrea Civati ha un grande indiscutibile merito: quello di proporre per la prima volta uno studio razionale sull’intero sistema della mobilità cittadina, una sorta di “ecografia” profonda che svela  tante criticità  ma anche alcune potenzialità esistenti per rendere la città più vivibile e meno caotica di quanto sia ora.  Non da oggi le statistiche dicono infatti che mediamente Varese ha un rapporto “malato” con l’auto visto che ne circolano più di 600 ogni mille abitanti, quasi un record su scala nazionale.  Saranno stati la precoce costruzione dell’Autolaghi (1924) che termina quasi in centro, l’immediato benessere post bellico, lo spontaneismo edificatorio che per decenni ha incrementato un’urbanizzazione orizzontale diffusa (le villettopoli) a fare dei varesini degli auto-dipendenti di prima grandezza.

Alcuni ricorderanno le polemiche feroci scoppiate in occasione della chiusura al traffico privato di Corso Matteotti negli anni settanta. Venne vissuta come un vulnus intollerabile la cancellazione degli stalli di fronte alle vetrine, quasi un attentato alla libertà di commercio. Prova ne sia che ci vollero anni prima che Palazzo Estense trovasse la forza politica di estendere il divieto anche alle vie e viuzze adiacenti e solo poco tempo fa si è faticosamente arrivati alla pedonalizzazione  di piazza Giovine Italia, di via Rossini e di via Donizetti. Negli stessi anni settanta l’avvocato Antonio Spallino, olimpionico di fioretto e sindaco democristiano di Como fino al 1985, non esitava invece a pedonalizzare l’intera città murata avviandola a un destino di fruibilità assolutamente inimmaginabile grazie anche alla costruzione di alcuni autosilo strategici a corona del grande e bellissimo centro storico.

Forse tra le tante proposte contenute nel Piano della Sosta a mancare, oltre a un più adeguato utilizzo del parcheggio delle Corti, è proprio un’indicazione per un multipiano in zona stazioni segnatamente nelle adiacenze delle Nord. Lì esistono due possibilità concrete da esplorare: il recupero e il rilancio dell’ex complesso INA oggi in abbandono, tra le vie Casula e Adamoli, nella cui pancia esiste un parcheggio con problemi di sicurezza forse risolvibili; la costruzione di un fuori terra nell’area Fidanza di via Carcano abbandonata e sprangata da alcuni decenni.

Entrambe le soluzioni avrebbero il pregio di essere vicinissime alle stazioni e nello stesso tempo prossime al centro storico senza neppure sfiorarlo. Grazie ai previsti abbonamenti a tariffa agevolata, i pendolari troverebbero sempre una sistemazione certa (come si prospetta del resto per Casbeno FN) in linea con l’assoluta necessità di non perdere  tempo visto che gli orari dei treni sono necessariamente rigidi.

Le vie circostanti (Merini, Tonale, Maspero etc…) liberate  in parte dagli stalli, potrebbero essere parzialmente riqualificate a verde temperando così quel clima di prima opaca periferia che già in zona si respira. In linea generale ricondurre le auto in sosta stradale nei cosiddetti “parcheggi fuori strada”  è una necessità non dilazionabile sia per ragioni estetiche (le auto parcheggiate sono brutte e deturpanti, pensiamo a quelle davanti al Battistero), sia per ragioni di vivibilità urbana (il traffico a medio termine dovrà essere incanalato su pochi assi viari a scorrimento facilitato).

Serve trovare un punto di equilibrio ragionevole tra le necessità – anche commerciali – della città e l’urgenza di contenere e disciplinare l’ormai insostenibile pressione automobilistica.  Puntare sui parcheggi di corrispondenza (Stadio Franco Ossola, Schiranna, Iper, Carrefour Viale Borri) come suggerisce il Piano, è al momento l’unica scelta possibile. Non esente da rischi perché l’opzione dovrà risultare molto efficiente prima ancora che poco costosa, e poi perché si scontrerà con una cultura autocentrica promossa, consolidata e premiata, fino a tutti gli anni ’90, dal modello di crescita dell’intero paese.

Insomma il sistema Lampugnano tanto per fare un esempio sperimentato da decenni da moltissimi varesini. Solo che lì ci si immette in un attimo nella linea 1 del metrò milanese ad alta frequenza e con tempi di percorrenza certi. Garantire su gomma (bus a 10 centesimi) e su percorsi tutt’altro che lineari la stessa efficienza non sarà certo un gioco da ragazzi. Servono tempi ulteriori di riflessione e  criteri di gradualità nella sperimentazione delle diverse soluzioni. Avendo ben presente che il Piano della Sosta dovrà trovare una sua coerenza con la revisione  in corso del PGT (Piano di gestione del territorio) promossa  in un’ottica di area vasta sovra comunale.

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