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Società

PRIMO: RUBARE

LUISA NEGRI - 17/03/2017

Il parco Zanzi alla Schiranna

Il parco Zanzi alla Schiranna

In una recente conferenza, parte delle celebrazioni per i duecento anni dell’elevazione di Varese a Città, Mauro della Porta Raffo, presidente della Commissione incaricata, ha ricordato, col brio che lo contraddistingue, illustri figure di Varesini del passato particolarmente distintisi per i loro meriti, spesso anche fuori dai confini italici.

Tra i diversi benemeriti citati e ampiamente illustrati dal relatore ricordiamo lo scrittore luinese Piero Chiara, che gli fu amico e maestro,  Flaminio Bertoni, il geniale papà della versatile 2Cv Citroen – ma anche della vistosa Ds -, il campione di Cittiglio Alfredo Binda, vincitore di ben tre mondiali e cinque Giri d’Italia, l’imbattibile scacchista Esteban Canal, cittadino onorario di Cocquio Trevisago, e  l’amatissima scrittrice Liala, nota per il successo avuto tra milioni di lettrici, ma anche lettori, dei suoi ottanta e più romanzi.

Accanto a questi e altri protagonisti, Raffo ha inserito anche Vincenzo Peruggia, originario di Dumenza, assurto  all’onore della cronaca nei primi anni del Novecento, non per alti meriti ma per la sua scaltrezza di  “voleur”: cioè per aver sottratto al  Louvre la Gioconda, dopo averla estratta dalla cornice, e  tenuta nascosta per anni a Dumenza, nel doppio fondo di un tavolo.

Raffo ha detto di avere un’idea personale sul caso:  il Peruggia avrebbe fatto eseguire da un bravo copista più riproduzioni dell’opera. Le rivendette poi, in giro per il mondo, spacciandole presso ciascun collezionista come fossero l’originale. Che al Louvre sia alla fine ritornata la vera Gioconda potrebbe essere, secondo alcuni pareri, cosa ancora suscettibile di dubbio…

Vero ė che, tra incertezze e dubbi, il furto della Gioconda è stato una realtà: come è realtà che a mettere in atto l’audace colpo fu proprio il dumentino, persino orgoglioso di essersi portato a casa indisturbato  Monna Lisa. E  più che soddisfatto di essersi beffato dei cugini francesi e della sussiegosa gendarmerie.

Oltre ai varesini segnalatisi all’estero, compreso il ladro della Gioconda, Raffo ha  poi ricordato la memoria di alcuni galantuomini  della contemporaneità locale, da molti concittadini conosciuti e apprezzati in passato,  che non sono più: tra essi Aldo Lozito, Bruno Ravasi, Luigi Zanzi e Francesco Ogliari. I primi tre furono colti e operativi protagonisti della Varese del boom economico, e si distinsero per capacità e lungimiranza.

Quanto a Francesco Ogliari, uomo di vasta cultura, già amministratore comunale nella città di Milano, docente di Storia dei trasporti allo Iulm – che lo stesso contribuì a fondare con il collega e amico Francesco Alberoni – fu, negli anni Novanta, assessore ai trasporti nella nostra città. Il suo ruolo risultò determinante nel far ripartire dopo decenni la funicolare che porta al Sacro Monte e che l’amministrazione  Galimberti ha nuovamente dimostrato possa funzionare, con  buona risposta da parte degli utenti

Luigi Zanzi, Presidente dell’ Azienda di soggiorno e turismo – negli stessi anni felici in cui Manlio Raffo, padre di Mauro, presiedeva l’Ente Provinciale per il turismo di Varese, “inventandosi” la “Galleria all’aperto di Arcumeggia”, la “Mostra Internazionale canina”, il Premio “Le Noci d’Oro” – si distinse a sua volta, oltre che per la sua cultura, per la voglia di fare e la determinazione nel perseguire gli obiettivi prefissati: recuperò dalla palude antistante il lago di Varese, infestata da enormi ratti, una grande fetta di terreno che è oggi un ampio parco, e porta proprio il suo nome. Ha raccontato Raffo, che di Zanzi fu il braccio destro: “Niente affatto bello ma di temperamento focoso, Zanzi mi invitava  ad acquistare ogni giorno un gran numero di giornali, anche stranieri, perché, spiegava ai collaboratori dell’azienda, grazie alla mediazione informativa, oltre che all’attenzione per le diverse realtà, è possibile perseguire l’obiettivo che ogni buon amministrare dovrebbe  proporsi: cioè quello di imparare a rubare”.

Il  che non va inteso nel modo  indicato dal pur abile e illustre Peruggia: ma nel senso che chi sa amministrare sa anche far diventare proprie le idee altrui, osservando e imitando quel che si fa in altre parti del Paese, o all’estero, o guardando a qualunque altra realtà dove, avendo prima ben seminato, si sia poi ottenuto un buon raccolto.

Gli amministratori galantuomini di anni passati, come ha sottolineato Raffo,  erano spesso affermati  professionisti, che, dopo aver conseguito fama e onore nella loro attività, una volta ottenuto il meritato riposo decidevano di mettere i propri talenti a disposizione della collettività. “I ritmi imposti dallo Zanzi erano serrati e comportavano un’attività intensa che si estendeva in ogni possibile direzione: ci si spostava per conoscere e vedere gli esempi offerti da altre realtà”. Tanto che la struttura del palaghiaccio varesino fu costruita tenendo presente quella di Grenoble, inaugurata in occasione dei giochi olimpici. E altri viaggi vennero fatti per andare a scegliere i migliori materiali per la copertura della piscina.

Un esempio da imitare anche oggi, anzi proprio da rubare: bisogna rubare l’esempio offerto da Zanzi, la sua idea che nessuno s’inventa niente – a meno che non risponda al nome di Leonardo o di Flaminio Bertoni – e che, per fare, bisogna prima osservare e poi aver  la volontà di “tirarsi su le maniche” e mettersi a lavorare, come altri ci hanno dimostrato.

È questa la ricetta, soldi o non soldi, che siano tempi grassi o tempi magri. A contare, nella buona cucina, ancor prima che gli  ingredienti sono i bravi cuochi. E non è detto – lo insegna il nostro Paese, dove la gastronomia è regina – che una cucina povera non risulti  più fantasiosa e originale di una ricca.

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