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Cultura

NOSTRO CARISSIMO SIMBOLO

ROSALBA FERRERO - 24/03/2017

E’ prossima alla chiusura (2 aprile) la pregevole mostra ‘Il campanile sopra Varese’ locata nel battistero adiacente la Basilica, un luogo ideale perché prospiciente il campanile che lo completa in un’aurea di sacralità e tradizione. ideata per fare il punto sulla situazione in cui si trova l’edificio bernasconiano e sui lavori che si rendono necessari per lo stato di degrado in cui si trova attualmente.

Il campanile simbolo di Varese che già negli anni Venti appare sui manifesti pubblicitari che Ludovico Cavaleri e Marcello Nizzoli realizzarono per il birrificio Poretti, che ora troneggia sulla app del Meteo.it e sulla copertina delle ‘Pagine bianche- Varese’ del 2017, che sponsorizza la città nelle foto esposte nelle vetrine di alcuni negozi, come la panetteria Trainini, e che compare nei quadri dei Ricci, padre e figlio, e di Giuseppe Montanari; sulla sua balconata hanno trovato spazio le opere di Tomaino che con lo sfavillante colore rosso attiravano l’attenzione di chi guardava in su. Dopo il Sacro Monte è l’elemento più rappresentativo della città. E non si può dimenticare l’emozione che si prova quando dalla sua balconata i pompieri scendono e salgono durante la festa di San Vittore.

Il campanile è malato dicono le cronache odierne e i tecnici che lo hanno preso in cura dopoché, l’estate scorsa, dalla balconata sono caduti pericolosi calcinacci, con l’intento di riportarlo alla primitiva condizione di salute.

Causa dell’ammaloramento e del degrado sono senz’altro l’età – proprio nel 2017 compie 400 anni e questo giustifica la ‘fratturazione’ di una delle architravi lapidee delle colonne binate poste all’interno della cella campanaria,- i colpi di cannone che nel 1859 hanno colpito le pareti del campanile, e gli agenti atmosferici- la pioggia, in particolare quella acida, la neve e il vento che causano escursioni termiche responsabili di polverizzazione, esfoliazione e sfaldatura dei materiali esposti,- e poi il guano di uccelli, deleterio come i fattori inquinanti dell’atmosfera: le reazioni chimiche che conseguono, corrodono i materiali di costruzione, Ai secoli e ai fenomeni atmosferici si sono aggiunti poi nel passato anche interventi inadeguati che non hanno rispettato la natura intrinseca dei materiali originari di costruzione utilizzati dal capomastro-architetto, Giuseppe Bernascone, competente sia per la esperienza sul campo, da capo mastro appunto, che gli forniva un alto grado di conoscenza dei materiali da utilizzare per realizzare una costruzione alta 80 m metri che doveva sfidare anche fulmini, sia per la conoscenza delle realizzazioni di Pellegrino Tibaldi col quale aveva avuto frequentazione per vari anni, e del quale aveva acquisito il linguaggio architettonico. Il Tibaldi aveva lavorato infatti in San Vittore per la sistemazione spaziale conferendole l’aspetto definitivo, in seguito a modifiche sopravvenute per definire il presbiterio, l’abside, il tiburio ottagonale, che ora è sovrastato dalla lanterna, e la cappella di sinistra del Rosario, affrescata e arricchita dai tondi del Morazzone.

Il linguaggio usato dal ‘Mancino’ per il campanile dal punto di vista stilistico-formale, così come tutti gli interventi per il Sacro Monte, risente certamente della frequentazione artistica, col Tibaldi in primis e poi con l’Alessi e il Richini, suoi collaboratori, ed è orientato verso gli stilemi del Romano, venati da un certo manierismo serliano. L’eleganza della realizzazione rendono l’edificio un archetipo di campanile lombardo dell’età manierista: la preziosità dal punto di vista architettonico si aggiunge a quella emozionale che tocca il cuore dei varesini.

La necessità di intervenire è improcrastinabile, per la conservazione del monumento. Negli ultimi mesi molto ha lavorato il team cui il Prevosto si è rivolto per ‘curare il suo illustre malato’ ; molti hanno discusso, espresso opinioni e prese di posizione. Ora gli organi istituzionali – Comune e Regione- sono giunti alla conclusione che un intervento ‘curativo e definitivo’ sia necessario ed è scattata la macchina organizzativa ed economica.

D’accordo con Monsignor Panighetti, il team tecnico incaricato al restauro, per la trasparenza che ha accompagnato sin dall’inizio il lavoro di indagine e di studio- ha ritenuto opportuno far conoscere alla città lo stato dell’arte del campanile e dei problemi che l’attanagliano: questa la ragion d’essere della mostra visibile nel battistero di San Vittore.

I pannelli illustrano passo passo la situazione rilevata dai tecnici che dal 26 luglio del 2016 hanno sotto la loro ala protettrice il campanile malato

La mostra ha come punto di eccellenza un pannello fotografico che riproduce il disegno originario vergato dall’architetto Bernascone quando gli fu commissionato il progetto; il disegno originario si riteneva perduto invece se ne erano solo perse le tracce; la sagacia e l’ ostinazione dell’architetto Vassalli e del geometra Meschini e del restauratore Baratelli, hanno permesso che fosse recuperato negli archivi parrocchiali: è illeggibile ad occhio nudo, per l’abbrunimento della carta, l’invecchiamento dell’inchiostro e le reazioni della colla usata per affrancare il disegno alla tavola lignea che lo supporta; ma una sofisticata procedura fotografica, che si avvale della fluorescenza all’ultravioletto, consente di vedere com’era il disegno originale opera del ‘Mancino’. Di valore storico anche la stampa del 1902 che riproduce il campanile svettante tra i tetti, sullo sfondo del Sacro Monte e le numerose cartoline d’epoca sempre con il medesimo soggetto.

Ma i pannelli più interessanti son quelli che raccontano con grande precisione la sequenza cronologica dell’ispezione intrapresa dai tecnici che si sono avventurati all’interno del campanile e all’esterno, con l’impiego di carrelli elevatori speciali, per documentare la situazione della struttura. Per illustrare ogni dettaglio dell’edificazione bernasconiana, sono presentati i disegni originali eseguiti dall’arch. Ravasi nel 1978, la rilevazione grafica e lo spaccato del campanile, indagato in modo capillare il rilievo metrico e il rilievo materico; la sequenza fotografica che li affianca è assolutamente rivelatoria dello stato di degrado di marmi, pietre, ferri, legni e dà indicazione delle linee guida da seguire e dei passi da compiere per poter rimediare ai danni temporali e umani che hanno visibilmente alterato un lavoro realizzato quattro secoli fa, stando alle ‘cronache’ dell’Adamollo e del Tatto che recitano … ‘prima pietra posta nel fondamento del campanile di Varese…messa in Domenica alli 5 marzo d. anno 1617 dal Sig. Prevosto di Varese dottore, con molto concorso di gente… il capomastro che lavora al detto campanile è Jacopo Visconti e l’arch. Gius. Bernasconi.”

La possibilità di ‘scalare’, per ora solo virtualmente l’interno del edificio, chiuso a ogni visitatore ormai da decenni per le precarie condizioni delle scale, e in futuro, come si augura il sindaco Galimberti per ‘godere il panorama’, è davvero affascinante, per chi a Varese vive e ama il ‘suo’ campanile. E’ interessante e segno di trasparenza poi esser messi al corrente della situazione e dei passi già affrontati e di quelli da affrontare per risolvere il problema.

Ora che i rappresentanti delle istituzioni regionali e cittadine hanno mostrato la loro volontà di partecipazione, ora che è stato costituito un ‘Comitato d’onore’ a garanzie delle operazioni di ‘salvataggio’, ci si augura che, dopo la chiusura dell’attuale collocazione si aggiungano costantemente le ‘documentazioni’ dello stato dei lavori, offerte ai varesini per poter seguire il work in progress degli interventi di ‘risanamento’ dell’illustre malato.

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