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Apologie Paradossali

RISPOSTA SOCIALE

COSTANTE PORTATADINO - 11/05/2017

eiffel(S) Una vittoria della Francia e dell’Europa, o no? Sinceramente sono un po’ perplesso. Era ovvio che Le Pen avesse fatto il pieno o quasi fin dal primo turno e che non essere al primo posto nemmeno lì non le avrebbe dato possibilità, però ha preso una bella botta in percentuale e con lei l’antieuropeismo e il populismo.

(O) Ma mi spiegate che cos’è veramente questo populismo? Mi sembra solo un peggiorativo forzato di una cosa, ‘popolo,’ non solo importante, ma imprescindibile, visto che ‘democrazia’ non significa altro che ‘governo del popolo’.

(S) Forse il populismo è non fare il vero bene del popolo, ma solo quello che esso desidera, un desiderio esagerato, un comodo troppo facile, l’antico panem et circenses. Oggi ci sono mille modi, mille paure da sollecitare, mille promesse, mille false illusioni… È molto facile fare l’imbonitore, molto meno essere una guida autorevole, uno statista e un maestro.

(O) Non sarà solo questione di stile? Sull’emigrazione il socialista Hollande ha fatto il duro a Calais e a Ventimiglia, ma non gli è bastato, Macron ha promesso che farà cambiare parere a chi non ha votato per lui al ballottaggio, significa che punterà anche lui sul bisogno di sicurezza. Proprio mercoledì ha già dichiarato l’intenzione di rinegoziare gli accordi con UK per spostare oltremanica il controllo dell’immigrazione e liberarsi della vergogna della jungla di Calais.

(C) Questo è un problema reale, come quello del lavoro, dell’economia in generale, Macron si è differenziato veramente solo sulla distanza dai partiti tradizionali. Questo è ciò che lo rende il meno ‘europeo’ dei leader dei principali Paesi dell’Unione, nonostante il suo conclamato europeismo. Il suo movimento, nel trasformarsi in partito nel breve intervallo fino alle elezioni legislative, potrebbe aver bisogno di alleanze sostanziali con almeno uno dei partiti tradizionali, che vadano oltre il drappello di ‘centristi’ assicuratogli fin dall’inizio da Bayrou, politico poco noto in Italia, ma che è stato determinante in questa occasione, anche più di quando fece il suo exploit alle presidenziali del 2007, quando raggiunse quasi il 19% giungendo terzo, dopo Sarkozy e Royal. Resta da vedere se il suo partito MoDem sarà davvero l’ago della bilancia, risultando sufficiente al conseguimento della maggioranza o se occorreranno altre e più complesse alleanze. L’unica cosa chiara è che Macron rafforzerà il rapporto con la Germania e questa potrebbe essere una notizia non rassicurante per l’Italia.

(S) Sbaglio o non sei molto fiducioso nel nuovo corso francese?

(C) Non sbagli, anche se ovviamente non avrei avuto dubbi nel voto al ballottaggio. Ma ne avrei avuti di seri al primo turno, chi e addirittura se votare. Di Macron non mi piace questo suo venire dal nulla della politica, il diventare Presidente senza mai essere stato eletto a nulla, il dichiararsi né di destra né di sinistra, che non vuol dire essere di centro (la cui vera essenza temo sia dimenticata dai tempi di Moro o di Kohl). Di Fillon non mi piaceva la nonchalance per la questione morale e l’indifferenza per il fatto che la sua pretesa di mantenere la candidatura anche nella previsione della sconfitta al primo turno avrebbe gravemente danneggiato il partito. Con questo esempio posso forse rispondere alla domanda sul populismo: esso è la degenerazione della democrazia quando afferma la necessità dell’uomo ‘forte’ per rendere forte la capacità di governo. Perciò un monito: attenti alle scorciatoie maggioritarie, specialmente nel momento in cui un Paese decisivo per le sorti dell’UE come l’Italia deve decidere la legge elettorale. Il populismo in Francia è stato sconfitto nonostante la legge elettorale maggioritaria, in Olanda nonostante (o dalla?) legge elettorale proporzionale, in Germania dalla coerenza delle istituzioni e dalla disponibilità alla coalizione tra orientamenti politici che altrove sono totalmente inconciliabili. In Italia vedo come sole coalizioni possibili quelle tra diversi populismi e forme convergenti di anti politica, con esiti mortiferi. Renzi si atteggia a Macron, un Macron 2 la vendetta; non so se avrà il seguito necessario e il sistema elettorale giusto. Gli manca, forse, anche un Bayrou, un elemento equilibratore.

(S) In Italia manca anche un’altra cosa: la borghesia. La crisi in Italia ha colpito soprattutto il ceto medio, i lavoratori autonomi, i professionisti, specialmente i giovani. Un’intera generazione vivrà, per la prima volta da quasi un secolo, meno bene dei loro genitori, quanto meno con più fatica e disillusione. L’alternativa reale al populismo non è nel sistema politico, ma in quello sociale; occorre che il popolo sia realmente composto da più classi sociali, se volete tenere questo linguaggio datato, che cioè ci sia effettiva mobilità sociale e reale rappresentatività anche dei più marginali. L’interclassismo della Prima Repubblica non era una furbata clericale, ma la radice culturale che ha alimentato lo sviluppo economico e la stabilità politica, costringendo il più forte partito comunista dell’occidente ad evolversi verso la democrazia in modo perfino sorprendente, unico caso al mondo. Ma il PD di oggi, suo erede,saprà proseguire su questa strada o, preoccupato dalla progressiva scomparsa del ceto medio e della stessa classe operaia si metterà anch’esso sulle tracce del populismo, alla ricerca di una soluzione ‘forte’?

(O) Caso strano, siamo praticamente d’accordo tutti e tre. D’accordo, purtroppo sulla severità della diagnosi e sull’incertezza della cura. Speriamo di avere rassicurazione ed esempi di buone pratiche dalle legislative francesi e, possibilmente, dalle più lontane tedesche, cercando di non precederle con le nostre. La politica, diceva De Gasperi, è pazienza.

(S) Sebastiano Conformi (O) Onirio Desti (C) Costante

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