Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Apologie Paradossali

INCONCLUDENZE

COSTANTE PORTATADINO - 09/06/2017

scaricabarile“Quando è troppo è troppo”, traduciamo così l’espressione idiomatica inglese con cui Theresa May ha riassunto la reazione del governo inglese all’ultimo attentato. Ma altrettanto potremmo dire noi italiani di parecchi avvenimenti di questi giorni, dall’ipotesi di scarcerazione di Riina, alla quasi tragedia di Piazza San Carlo, dai sospetti su un ramo ‘eccellente’ della tratta di migranti a quelli di Ruggeri sul ‘pilotaggio’ del Festival di Sanremo, dal caso del direttore generale della Rai, ai salvataggi, delle banche, dell’Alitalia e dell’Ilva, dalla mancata cattura di ‘Igor il russo’ alla scarcerazione dell’indiziato del rogo del camper, per finire con il capitolo di maggior peso: le polemiche sulla legge elettorale in via di approvazione, non tanto perché ci si faccia prendere da teneri sentimenti di fronte alla ventilata soppressione dei partitini, quanto per i numerosi e contraddittori interventi critici e persino risentiti degli scienziati della politica, tanto più accaniti nella critica, quanto più, apparentemente, alieni da tifo partitico.

E non parliamo di tifo calcistico, che non c’è nessuno, juventino o no, che non avrebbe diretto meglio la squadra, non l’avrebbe preparata meglio, non l’avrebbe caricata di più, eccetera.

È il gioco italiota dello scaricabarile, perfezionamento di quello, già condannato evangelicamente, della pagliuzza e della trave: nel mondo della comunicazione ubiquitaria urlare qualcosa a proposito della tua pagliuzza può nascondere la mia trave anche agli occhi del mondo intero.

Per questo motivo non dedicherò nemmeno mezza riflessione allo scaricabarile, a nessuno di questi fatti italioti e nemmeno a quelli internazionali, tanto più importanti ma tanto simili ai vizi italiani, ricordiamo solo i giochi dialettici tra Trump e i suoi critici e i paesi arabi sunniti che scelgono il solo Qatar come capro espiatorio del sostegno al terrorismo, dimenticando tante altre responsabilità, soprattutto le proprie.

Guarda caso, non faccio in tempo a scrivere queste pagliuzze che arrivano travi di terrorismo a piacere. Ma la semplice denuncia dello scaricabarile universale finisce per essere essa stessa una goccia di scaricabarile che si aggiunge all’oceano. Non è giusto e non c’è gusto. O vogliamo fare la figura di chi costruisce le proprie fortune professionali e libresche sulle denunce dei mali delle caste altrui e non si cura della propria?

Per fare una cosa diversa, scegliamo un argomento poco divulgato e cerchiamo di ‘caricarlo’, non senza autodenunciare prima l’interesse personale nel farlo. Si tratta del caso dei ‘MILLE RICERCATORI’ trattato dal Corriere in mezza pagina interna, nelle cronache di Milano. L’interesse personale consiste nel fatto che numerosi tra i miei figli, figliocci, nipoti, pronipoti e parenti di amici vi sono coinvolti. A parlarne ai Ministeri della Pubblica Amministrazione e della Salute sono stati i direttori scientifici dei quattro prestigiosi Istituti di ricerca e cura a carattere scientifico (IRCCS) pubblici della Lombardia, lamentando l’impossibilità giuridica di continuare a mantenere con contatti di lavoro precario 1078 ricercatori, a seguito del divieto di proroga dei contratti atipici imposto dal Job’s Act. Aggiungo che se consideriamo il resto d’Italia e i ricercatori degli istituti privati, che se la passano pure peggio, e quelli di tutti gli altri campi della ricerca scientifica, consideriamo l’università, l’industria e la legione di chi alla fine si è accontentato di un impiego qualunque o di una insegnamento, pure precario, nella scuola, dobbiamo moltiplicare questo numero almeno per un fattore 100.

È evidente che ci troviamo di fronte a qualcosa che riguarda il futuro di decine di migliaia dei giovani migliori, più preparati e anche più coraggiosi, che hanno accettato la vai della precarietà per non abbandonare una ricerca personale e insieme di pubblica utilità; inoltre la natura della ricerca scientifica è tale che l’interruzione di un percorso di ricerca per la defezione del ricercatore comporta quasi sempre l’abbandono della ricerca stessa. Quindi il danno diventa incalcolabile per tutta la nazione. Qualcuno se ne farà carico o assisteremo ad un ennesimo scaricabarile?

Vedremo. Noi possiamo contribuire solo con la divulgazione della notizia, ma lasciatemi aggiungere una piccola spiegazione alla metafora: il Dizionario Treccani descrive così lo scaricabarile: Gioco di ragazzi, consistente nel porsi schiena contro schiena e, tenendosi con le braccia incrociate e piegate, alzarsi a vicenda più volte: giocarefare a scaricabarile. Frequente l’espressione fig. fare a scaricabarile, di due o più persone che cercano di esimersi dai proprî doveri o responsabilità, riversandoli l’una sull’altra. Ma la metafora si capisce meglio se si osserva che questo gioco è per sua natura inconcludente, facendo a turno la parte del peso e quella del sollevatore è difficile arrivare a definire un vincitore. Addirittura potrebbe essere non il più forte, ma il più pesante.

Esattamente come in politica. L’inconcludenza anzi è forse lo scopo, non il difetto dello scaricabarile, se pensiamo a quanto sia diffusa la fuga da ogni forma di assunzione di responsabilità. Però, per meglio illustrare la metafora, lasciatemi ripescare un ricordo di come si faceva davvero il lavoro di caricare e scaricare barili: dobbiamo andare indietro di diverse decine di anni, quando i barili si usavano molto di più di oggi e non c’erano muletti e altri sollevatori meccanici per spostare le merci dai magazzini ai camion e viceversa.

Caricare un barile pesante era una fatica notevole, che richiedeva l’impegno di diversi e robusti facchini per spingere il barile su di un piano inclinato; scaricare, invece, era quasi divertente. Se si disponeva di un vecchio copertone da camion abbastanza grosso lo si usava come molla, lasciandovi cadere e rimbalzare sopra il barile. Quasi un divertimento, visto che poi non era difficile far rotolare il barile fino al luogo stabilito.

Per strana coincidenza, proprio mentre sto per licenziare l’articolo, mi giunge la notizia della pubblicazione dell’ultimo libro di Romano Prodi Il piano inclinato, dove spiega la necessità di far risalire il pesante barile (bidone?) dell’economia italiana attraverso l’uso di questo antichissimo espediente, quello, per intenderci con cui furono costruite le piramidi, non nascondendo, comunque, al lettore la fatica dell’impresa. Plaudo all’iniziativa, pur a scatola, cioè a libro chiuso: in altri tempi apprezzavo l’ottimismo del professor Prodi, ora devo riconoscerne l’amaro ed inopportuno realismo. Inopportuno, anzi importuno per amici, ex amici e quasi nemici politici, che alla vigilia di incertissime elezioni sognerebbero di avere la possibilità di scaricare botti di buon vino e non di dover spingere su per il piano inclinato i pesanti bidoni del debito pubblico, della burocrazia, dei veti incrociati prodotti dalle leggi elettorali inconcludenti, come quella che il Parlamento si appresta ad approvare.

L’importuna lezioncina non verrà appresa dalla maggioranza degli italiani e il gioco dello scaricabarile continuerà. Dal Parlamento ai partiti, dai partiti agli elettori, dagli elettori di nuovo al Parlamento e da questo, assai probabilmente al Presidente della Repubblica, che si troverà, temo, nell’ingrata condizione di dover incaricare un Capo del Governo che non disporrà di una maggioranza prestabilita, indicata dagli elettori.

Io potrò dire: ve l’avevo detto e avrò con questo scaricato il mio barile.

Ma qui mi fermo e per una volta rinuncerò al comodo espediente di attribuire le opinioni troppo conformiste o troppo sognanti ai fantomatici Bastiano Conformi e Onirio Desti, il barile/bidone è tutto mio.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

You must be logged in to post a comment Login