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Cara Varese

PROBLEMI SÌ, SOLUZIONI NO

PIERFAUSTO VEDANI - 23/06/2017

Quale destino per villa Mylius?

Quale destino per villa Mylius?

Giuro che mi ha fatto tenerezza l’ispezione dei leghisti al Sacro Monte dove i lavori nella zona di via del Ceppo vanno a rilento. La lettura della relazione presentata alla comunità cittadina per il tramite dei mass media credo faccia onore alla loro onestà intellettuale, ma a me politicamente è sembrata una frana: nonna Maria, indimenticabile per le sue azzeccate valutazioni, avrebbe ricordato l’arrosto che sgrida il brasato. Il Sacro Monte infatti è uno dei luoghi della città, forse il più importante, che ha visto la Lega Nord perdere tutte le sue battaglie per affermare la validità e lo spessore dell’azione lombarda a favore di un territorio che meritava molto di più di quanto avesse offerto Roma ladrona.

All’inizio degli Anni 90 ricordo in particolare l’annuncio della riapertura della funicolare: ci mise la faccia il vertice del partito, in area bosina ci fu addirittura il plauso anche della carta stampata e della tv. Nella mia rubrica “Cara Varese”, ospitata allora dal settimanale Luce, io invece feci notare che la riapertura della funicolare doveva essere la ciliegia su un grande e atteso dolce; per di più al Sacro Monte si dovevano ancora attuare progetti riaffiorati con il formidabile rilancio della nostra montagna avviato da monsignor Macchi, varesino che preferiva sempre i fatti rispetto alle parole.

Il tempo ha dato ragione ai pessimisti, però oggi non si può non provare rispetto per quanti vanno in pellegrinaggio sugli infiniti luoghi della loro mancata epopea. C’è da ricordare infatti che Varese, la culla del leghismo, è stata in più occasioni dimenticata dai suoi rappresentanti impegnati nella grande politica.

Il nostro territorio al Carroccio deve comunque il raccordo autostradale realizzato a tempo di record su importante e singolare sollecitazione del ministro Maroni (“Per motivi di ordine pubblico”) e indirettamente anche del pm dottor Abate che collezionava le segnalazioni dei numerosi gravi incidenti sull’arteria.

Bossi in persona fece inoltre avere un notevole finanziamento all’Università, già ben trattata da Massimo Ferrario, eccellente presidente leghista della Provincia.

All’attivo della Lega di casa nostra una apprezzata onestà e rari somari, magari con la laurea, cioè gli incapaci di distinguere la netta separazione, fondamentale in democrazia, che ci deve essere tra la politica e il pianeta dell’informazione.

I leghisti di oggi devono continuare a svolgere il loro importante ruolo in consiglio comunale ma, con la storia che si ritrovano, non possono riproporsi come il meglio. Una conferma a proposito del passato non brillante la dà addirittura il governatore Maroni che non vuole più spendere milioni per il noto ed elitario progetto leghista di Villa Milyus come sede di studi culinari che sono a lunari distanze dalle affollate mense dei nostri poveri gestite da suore e frati.

L’accenno all’Università “soccorsa” da Bossi mi induce… in tentazione, quella di raccogliere e condividere con gli amici di RMFonline voci, dal tono sempre più iroso e provenienti da autorevoli ambienti accademici, che fanno pensare a una sorta di primavera dello scontento per i rimpasti dei ranghi dei medici ospedalieri e universitari, rimpasti varati in un regime nel quale la perdita del rettorato da parte della Facoltà di medicina e chirurgia è stata di enorme danno. Perdita per di più aggravata dalle gestioni amministrative e mediche di superstiti della Caporetto ciellina. Dicono le voci che oggi il Circolo sembri Fort Alamo non nel segno di eroismi ma di rigida applicazione del potere.

In sostanza già sarebbe in atto una riorganizzazione dei ranghi medici universitari con vista sul 2018, quando l’ateneo si darà un nuovo rettore: procede infatti un silenzioso riallineamento difensivo assieme ai sanitari ospedalieri sempre più inquieti verso i loro vertici.

In questa forma di possibile resistenza (con la erre minuscola) sembrano ben piazzati i medici del Del Ponte: hanno dalla loro l’appoggio conclamato di migliaia di cittadini, e possono ricordare o rinfacciare parole e promesse dei vertici della Regione in una occasione pubblica dedicata a presente e futuro del nuovo ospedale.

Parole che sembrano delinearsi come una mossa politica azzardata alla luce dei risultati concreti ottenuti a Varese dai riformatori della sanità. Risultati certamente mai ascrivibili a medici e infermieri dei nostri ospedali.

Politici e amministrativi stanno scherzando con la salute dei varesini. Scherzano con il fuoco. Per di più non hanno ancora capito che vera democrazia è il risultato di informazione, coinvolgimento, condivisione. In un contesto sociale dove il mondo del lavoro è in prima linea nella difesa di collettivi interessi, è impensabile ridimensionare il servizio della salute dovuto a migliaia di famiglie legate appunto a una realtà fondamentale. Sono diritti che devono avere voce e tutela in tutte le istituzioni cittadine.

A cominciare dal Consiglio comunale dove a maggioranza e minoranza sarebbero utili visite informali e inaspettate nei luoghi della nostra sanità. È importante la verifica sul campo, toccare cioè con mano disagi e sacrifici di cittadini e operatori della sanità. È vera democrazia, è dovere civico reclamare spiegazioni sugli attuali posti letto del Circolo: in silenzio, tradendo la fiducia degli elettori, sono scesi a quota 500. È una voce, però spiega le reazioni di chi in ospedale ci lavora. È anche la conferma di un declino dell’istituzione che una volta attraeva le grandi firme della medicina e della chirurgia. Oggi la situazione è mutata e per di più a Varese non siamo liberi perché la verità ci è negata. Anche da coloro che si vantano di essere cattolici speciali. Mi viene in mente il titolo di una nota canzone Anni 90 di Marco Masini. Non lo posso scrivere.

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