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Storia

FEDE E SENSO CIVICO

LUISA NEGRI - 07/07/2017

L'Arco Mera a Varese

L’Arco Mera a Varese

Un sessantennio di vicende della Chiesa varesina e del potere civile, tra Settecento e Ottocento. A raccontarlo nella sua ultima opera “Clero e fedeli a Varese soggetta a francesi ed austriaci (1796-1859)” è Gianni Perna, indagatore della storia locale, con già all’attivo diverse pubblicazioni.

Al centro della dettagliata e appassionata ricerca di Perna sono i protagonisti del piccolo mondo di quegli anni, attorno ai quali si dipanano le vicende minori, ma anche gli eventi storici di primo piano circoscritti alle prime: l’ascesa di Napoleone e l’avvento della Repubbica Cisalpina, il ritorno del dominio austriaco, e, infine, la vittoria risorgimentale.

Quello inquadrato da Perna è indubbiamente un sessantennio “tormentato ed esaltante”. Lo è anche – e particolarmente – per la piccola comunità varesina verso la quale l’autore non nasconde la sua partecipazione umana di studioso sensibile e attento.

Ma c’è un motivo ulteriore che rende ancor più interessante e attuale l’indagine.

É lo stesso autore a spiegarlo, nella prefazione all’opera: “Reduci dal Giubileo straordinario della Misericordia, e frequentemente sollecitati da Papa Francesco ad aprirci ai poveri, siamo tutti nelle condizioni più idonee a percepire le dimensioni spirituali dei protagonisti. A cominciare dal prevosto Veratti, dignitoso e fermo difensore della liturgia domenicale dalle interferenze politiche delle autorità della Repubblica Cisalpina e di Napoleone. Per gli stessi motivi, sentiamo vicino a noi il suo successore nell’Ottocento, il prevosto Crespi, esemplare nell’inesauribile carità verso qualsiasi bisognoso. Inoltre siamo in grado di apprezzare l’illuminato coraggio di Suor Virginia Staurenghi, abbadessa delle Agostiniane del Sacro Monte. Seppe manter viva l’aspirazione alla contemplazione in monache costrette, nel 1798, a veder soppresso il proprio monastero. Lo testimoniano alcune sue lettere-supplica ai potenti, allo stesso Napoleone

Lettere che, conservate nell’archivio sacromontino del monastero, per concessione delle suore sono state pubblicate e commentate da Perna – per la prima volta – in questo volume: del quale avevamo anticipato ai lettori, nel nostro giornale, proprio un capitolo dedicato alla Staurenghi.

Né poteva mancare, in un’opera ben documentata e ricca di rimandi alla storiografia locale, la controversa, a tratti drammatica, figura del prevosto Lattuada, fervente giacobino, già molto indagata dalla storiografia locale, ma presentata da Perna con una scrupolosa, rinnovata attenzione: “Sedotto dagli ideali della rivoluzione francese, lasciò il proprio ministero in Basilica per darsi all’attività politica. A lui, deluso, la dedizione agli emarginati degli ultimi anni della sua vita aprì il cammino al pentimento”. Proprio di questo pentimento lo storico racconta ampiamente l’intenso, complesso e sofferto percorso.

Monsignor Luigi Panighetti, prevosto di Varese, sottolinea, nella presentazione dell’opera, come per l’autore “non sia possibile scindere quella sintesi profonda degli animi dei varesini forgiata dalla dimensione religiosa e dall’amore di patria.”

Anzi, nella sua interpretazione “la prima è base e forza per un futuro civile armonico e di sviluppo. All’opportunismo della politica napoleonica e al centralismo austriaco si affiancano slanci ideali e gesti di coesione sociale che concorrono a strutturare l’animo della varesinità. Del resto Chiesa e Mondo sono un’unica storia perché unica ė la società in cui il messaggio cristiano è fermento. Le due sfere dello spirituale e del temporale ,nel concreto della vita di singoli e di comunità , non sopportano limitazioni forzate o strumentali ”.

Ne è significativo esempio, al proposito, la vicenda, opportunamente rievocata da Perna, della strenua difesa della Chiesa di San Giuseppe da parte dei fedeli. Ormai inutilizzata sotto Napoleone, era entrata nelle mire di un avido personaggio, intenzionato ad allargare furtivamente, nottetempo, la sua proprietà, confinante con la chiesa, espandendosi all’interno della stessa grazie all’abbattimento di un muro.

La risposta dei varesini a difesa della piccola, preziosa chiesa- una tra le più amate – fu pronta e decisa, tanto da indurre lo speculatore a una fuga senza ritorno.

Dall’antico borgo-rileva l’autore- elevato nel 1816 al rango di città, si passò gradualmente a una comunità, consapevole e convinta di poter assumere la propria autentica fisionomia solo nell’indipendenza”.

Nella guerra del 1859, Varese si strinse attorno a Garibaldi, “si rese italiana”. Lo raccontano anche le testimonianze storiche scritte di Felicita Morandi e del sacerdote Della Valle, due figure fondamentali di patrioti e intellettuali, di educatori e benefattori appartenenti a che quel nucleo formidabile di varesini in grado di impegnarsi e dare il più alto esempio di servizio e partecipazione, coraggiosa e leale, alla libera crescita della comunità locale. Ma già un decennio prima i contadini dei dintorni di Varese si erano accompagnati alla Festa dell’ Addolorata, patrona della Città, sfidando i cannoneggiamenti dei nemici.

Ultimo, luminoso esempio citato da Gianni Perna, di partecipazione, vissuta tra rispetto della fede e senso civico, fu rappresentato dalla figura di Ezechiele Zanzi, cui lo storico dedica uno tra i più interessanti capitoli della sua opera.

Interprete di istanze spirituali e materiali della sua gente, da segretario comunale intelligente e sensibile, Zanzi lavorò a fianco di Carlo Carcano, ultimo podestà austriaco e primo sindaco della Varese libera, contribuendo al miglioramento e alla ripresa di una città che aveva vissuto anni di sofferenza e di straniamento rispetto alle sue stesse radici.

E assieme al prevosto Crespi, fermo nella sua esemplare opera di pastore caritatevole, fu in prima linea nel sostegno ai varesini poveri colpiti nel 1855 da una grave epidemia di colera.

Particolarmente apprezzata e sostenuta dal segretario Zanzi era stata già in precedenza la donazione del canonico Paolo Mera, nel 1848, dell’edificio atto ad aprire un ampio passaggio tra il Broletto e la Chiesa: alla vecchia, angusta strettoia del “purtun”, dove i feretri diretti in chiesa passavano a stento, subentrò un ampio arco che univa, in visione unitaria, il Broletto e la Basiica, massima espressione architettonica del potere civile e religioso. Un altro simbolo, concreto, di quella collaborazione tra Chiesa e potere civile, che tanta evidenza ha nella preziosa ricerca.

L’opera di Gianni Perna “Clero e fedeli a Varese soggetta a francesi ed austriaci (1796-1859)”, impressa per i tipi di Esse Zeta di Varese, si può acquistare alla “Piazzetta” di Piazza Marsala 9 e alla libreria “Paolo VI” di via Cavour 34.

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