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Cara Varese

RITORNO ALLA NORMALITÀ

PIERFAUSTO VEDANI - 14/07/2017

lombardiaOttobre è più vicino di quanto non si creda e per il giorno 22 ci attende l’appuntamento con il referendum per una maggiore autonomia regionale. Grazie a Piero Bassetti, padre nobile e primo presidente della Lombardia (1970), già ben prima della fine degli anni 60 si guardava con grande interesse allo sviluppo del regionalismo come strumento di valorizzazione e di crescita delle megacomunità della nostra nazione.

Dopo 47 anni il decentramento regionale non entusiasma più dal momento che sul piano operativo e di una reale attenzione alle problematiche locali la distanza tra Roma e i capoluoghi in più occasioni è apparsa maggiore di quella dalla Capitale ai tempi dello Stato centralista.

Nel periodo dello splendore di Lega e Forza Italia ed essendoci politici varesini ai vertici regionali noi in particolare non siamo riusciti a capitalizzare per la nostra gente una situazione veramente eccellente e soprattutto meritata.

Sappiamo perché e come è andata: i leghisti hanno azzeccato lo slogan di Roma ladrona, ma una volta in sella si sono spesso dimenticati di una città e di un territorio che, dopo averli portati in alto, si aspettavano più attenzione e un minimo di lecita riconoscenza.

Varese è volata in braccio alla Lega, altre città in provincia hanno scelto Forza Italia e si sono trovate meglio nel rapporto con i governi di Milano e Roma. E per noi da Bossi a Salvini nulla è cambiato se non in peggio.

A ottobre anche il referendum lombardo presenta dubbi e dilemmi. Scontato il votare o non votare. La fuga dall’urna certamente ha profondi e democratici significati, ma può anche giovare a chi magari non ci interessa. Gli italiani hanno scoperto l’astensione però la partecipazione alle consultazioni ha ancora una sua sacralità.

Per una regione più libera, propostaci nel referendum scegliendo il Sì, ci sarà pure l’ adesione del PD perché il Centrosinistra conta di conquistare la Lombardia al termine, già abbastanza vicino, dell’ attuale legislatura. Candidato progressista a duellare con Maroni per la prima poltrona sarà un rampante di Bergamo. Ecco allora un piccolo subdolo dilemma per i varesini: che ha fatto il PD per noi stando all’opposizione? Poco o nulla. C’è anche un risvolto psicologico nella chiamata progressista alle armi: negli ambienti medici e non solo si è piuttosto diffidenti nei confronti della scuola di potere bergamasca dopo le sue devastazioni gestionali nell’ambito sanitario varesino.

Non è una barzelletta e riguarda migliaia di persone. Problemi analoghi per gli elettori del Centrodestra: davvero meritano fiducia i politici che non hanno servito al meglio la loro comunità?

Ma se non ci si riaffiderà a chi non ci ha serviti come speravamo, che fine faremo noi, da sempre ultimi della pista, affidati questa volta a personaggi che a loro voltaci hanno ignorati? Insomma insoddisfatti anche della novità di una politica che si ispira alle stelle ci trascineremo stancamente e con tutti i nostri dubbi sino al 22 ottobre. Si deve avere la forza di chiedere garanzie diversamente solo un miracolo potrà farci guardare al futuro. Ma non ci sono segnali, avvisaglie, promesse che facciano sperare in un simile evento.

Il regionalismo è in difficoltà non solo in Lombardia: anche nelle celebrate regioni “rosse” balbettano governi locali che erano storiche roccaforti. Sono difficoltà, il grande rimbalzo,del tutti contro tutti che c’è in molti partiti.

Il vero miracolo sarebbe una svolta della politica: basta promesse e fantasie, ma fatti e trasparenza. Chi segue le vicende nazionali ogni giorno si convince che al peggio non c’è mai fine. Ma non occorrono rivoluzioni o nuovi profeti, ai partiti in un periodo tanto difficile servono collaborazione e aiuto concreti per ritrovare quella produttiva sintonia con l’elettorato che ha permesso alla politica nazionale di superare grandi emergenze economiche e democratiche.

Dal basso, dalla quotidianità di noi gente del Nord Ovest di Lombardia può ripartire il viaggio di ritorno a una normalità, a una dignità di amministrati che hanno ritrovato fiducia nelle loro istituzioni.

Ordine, partecipazione, rispetto si impongono dunque come necessità assoluta di rinnovamento anche nel mondo politico piccolo, nelle cellule di un corpo come quello della Varese felix, che in più situazioni e a più livelli pur presentando a volte eccezioni appare oggi veramente ammalato.

Per ripartire bene si impone anche più consapevolezza da parte degli elettori. Per esempio l’esercizio del diritto di voto non deve essere una stanca abitudine, una cieca delega. A Varese tra i responsabili di pasticci e guai che riempiono da mesi le nostre cronache certamente ci sono anche molti elettori. O distratti o senza memoria al momento del voto.

Si chiede di cambiare alla politica, ma dobbiamo farlo anche noi cittadini, insieme, con iniziative che vadano oltre un episodio elettorale e che siano invece un forte esempio in termini di trasparenza, lealtà, rispetto degli impegni. Società civile e politica devono quindi incontrarsi ancora, come prima, più di prima. Oggi i cittadini sono stanchi di vedere storiche istituzioni depauperate con scelte tenute nascoste e delle quali anche le opposizioni si disinteressano.

C’è una precondizione basilare per il ritorno alle mani tese tra politica e amministrati: abbiamo il diritto di sapere tutto. E più Palazzo Lombardia ci tratterà da sudditi e più gli saremo lontani. Rimpiangendo proprio Roma. Dove, come a Milano, vogliamo essere rappresentati da chi nell’ambito della comunità ha già dimostrato di avere capacità personali e fedeltà a Varese.

Un segnale e un richiamo importanti, sia pure non espressamente politici, sono venuti anche dalla “lettera alla città” di una galassia cattolica che ha un eccellente passato di impegno civico.

Anche altre componenti sociali e in particolare il mondo del lavoro e della professioni dovrebbero aprirsi di nuovo alla collaborazione per aiutare nell’azione positiva la politica di casa nostra. È in gioco il futuro di tutti, occorre l’impegno comune. Chi oggi ci rappresenta nelle istituzioni va aiutato: con il ricorso alle liste civiche è stata trovata una prima accettabile soluzione, ma occorrono più uomini nuovi che non pensino alla politica come affermazione personale ma come servizio agli altri. Li abbiamo, vanno convinti e sostenuti. Sarebbe uno splendido passo… indietro, verso l’esempio dato da uomini, politici e semplici cittadini, che pilotarono Varese nei migliori anni della sua vita.

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