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Politica

GUARDIANO DELLA CORRETTEZZA

GIUSEPPE ADAMOLI - 28/07/2017

lombardiaIl 22 ottobre noi lombardi potremo votare sul referendum indetto dalla Regione. È chiamato referendum sull’autonomia ma dobbiamo intenderci bene. Nessuna “autonomia speciale” come quelle già esistenti in cinque Regioni e che dovrebbero scomparire o diminuire facendo salvi i vincoli dei trattati internazionali. È necessario chiarire a “caratteri cubitali” questo fondamentale carattere referendario onde evitare clamorose disinformazioni e pericolosi equivoci del tipo di quelli che la Lega cerca di disseminare lungo la strada.

Cercherò di esporre questa visione del referendum con alcune semplici annotazioni miranti a far capire ai recalcitranti del centrosinistra (ce ne sono ancora parecchi) che la risposta del Sì è perfettamente in linea con i principi costituzionali che anzitutto proprio il centrosinistra ha sempre perseguito. Eccoli.

Non è più il tempo di decidere se indire o non indire il referendum. Scelta fatta dalla maggioranza del Consiglio regionale con l’appoggio di Cinquestelle e la ragionevole opposizione del centrosinistra perché pleonastico e dispendioso.

Adesso bisogna decidere come votare. Il quesito è corretto. Ci domanda se vogliamo “richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti dell’art. 116, terzo comma, della Costituzione”.
Certo che si. Ribadisco che le ha introdotte il centrosinistra queste possibilità.

Ciò che non è affatto corretto è il significato che Maroni e la Lega vorrebbero assegnarli. Non sono in ballo, come loro lasciano intendere, né le questioni fiscali, né le competenze sulla sicurezza, né, come dicevo prima, il fatto che la Lombardia possa diventare una Regione a Statuto Speciale.

Le materie della maggiore autonomia le fissa la Costituzione: ambiente e territorio, innovazione e ricerca scientifica, istruzione e formazione (e altro) e servono progetti precisi approvati dal Consiglio regionale e poi dai due rami del Parlamento a maggioranza assoluta dei componenti. C’è solo da domandarsi perché la Regione non lo abbia ancora fatto quando il governo si era mostrato disponibile.

La società lombarda ha bisogno di questi forti progetti per il sostegno al suo sviluppo. Già nel 2007, l’Ulivo (all’opposizione) aveva votato a favore dei piani di maggiore autonomia inviati a Roma. Il governo Prodi aveva iniziato la trattativa, poi con il governo Berlusconi-Bossi è naufragato tutto anche (bisogna riconoscerlo) per l’avvento della grande crisi economica e finanziaria.

Va tenuto a mente che nel 2001 il referendum sulla riforma del Titolo Quinto della Costituzione che istituiva il federalismo differenziato è stato approvato da tutto il centrosinistra (salvo Rifondazione) e anche da Formigoni e pezzi di Forza Italia, ma bocciato dalla Lega che lo riteneva un pannicello caldo se non una pagliacciata. Avevano ancora in testa la secessione.

A chi diceva che la riforma costituzionale dell’anno scorso, bocciata il 4 dicembre, riduceva il potere delle Regioni rispondevamo, solo alcuni mesi fa, che non era vero anche perché confermava il fondamentale articolo 116, terzo comma.

Lo Statuto della Lombardia, approvato quasi all’unanimità nel 2008, è improntato all’esigenza di applicare questo punto qualificante.

Benissimo che tutti i sindaci dei capoluoghi di provincia e tutti i presidenti di Provincia del centrosinistra abbiano deciso una serie di iniziative per il Sì. Il referendum è l’occasione per confermare i nostri obiettivi e dobbiamo essere i “guardiani”, razionali e intransigenti, di questa linea.

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