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Zic & Zac

REFERENDUM/2 VOTIAMO SÌ

MARCO ZACCHERA - 13/10/2017

referendum-autonomia-lombardiaGli avvenimenti di Barcellona stanno prendendo una gran brutta piega ed è forte il dibattito sulla secessione catalana.
Personalmente credo nella necessità di mantenere gli Stati nazionali e di non dividerli in una miriade di staterelli, ma credo anche in un sistema democratico adatto alle nazioni europee più evolute e quindi amministrate in modo diretto, decentrato e federato, soprattutto quando vi siano differenze significative di lingua, abitudini, storia, economie e consumi.
Pochissimi italiani – per esempio – sanno nel dettaglio quanto sia già forte oggi il livello di indipendenza catalano, come Barcellona sia già autonoma da Madrid per servizi, competenze, polizia, amministrazione, lingua e sistema fiscale. Inoltre il potere centrale spagnolo – ora accusato di autoritarismo – per anni ha diplomaticamente fatto finta di non vedere come in alcuni campi – ad esempio la politica estera – la Catalogna abbia di fatto aperto propri uffici e rappresentanze muovendosi autonomamente dal resto della Spagna.
Per contro in alcuni settori – si pensi alla lotta al terrorismo – le forze di polizia catalane si sono dimostrate assolutamente impreparate ed insufficienti a prevenire, per esempio, i recenti attentati islamici a Barcellona in unamateria dove è evidente che le stesse forze dell’ordine “nazionali” siano spesso inadeguate in una guerra di intelligence globale a livello almeno continentale.
Distruggere quindi la Spagna (è molto probabile che alle richieste della Catalogna seguiranno quelle dei Paesi Baschi e poi di altre zone autonome) ha davvero poco senso anche nell’interesse di tutti gli spagnoli soprattutto, appunto, perché già oggi esistono autonomie vere per le diverse regioni.
Assurdo però che mentre a Roma e sulla stampa italiana si guarda con malcelata simpatia alla divisione spagnola senza considerare le conseguenze di una secessione unilaterale (negli USA quando gli stati confederati del sud vollero separarsi dall’Unione – come era loro diritto costituzionale – scoppiò una guerra civile spaventosa e ricordata ancora oggi) il “coro” polito critica però il REFERENDUM VENETO E LOMBARDO DEL 22 OTTOBRE che – nel quadro dell’unità nazionale e in attuazione alla Costituzione vigente – chiede solo una comprensibile e giusta maggiore autonomia per queste regioni.
Credo che l’ Italia deve restare unica ed indivisibile, è la nostra Patria nata dal Risorgimento, ma proprio per questo credo legittimo che le diverse regioni abbiano uno “status” di parità.
Se oggi sono “autonome” Sicilia, Sardegna, Friuli, Trentino, Alto Adige e Valle d’Aosta o si riduce la loro autonomia o la si concede anche a chi la chiede, perché se tutto si riduce ad una questione economica è allora evidente che non ci sono più le condizioni del 1947 , l’ “autonomia” si è di fatto spesso trasformata in un “affare” con relativi sprechi e i vantaggi per gli uni sono a danno degli altri.
Ditemi che differenza ci sia tra un comune di montagna del Trentino o del Veneto, dell’Alto Adige o del Piemonte eppure gli uni sono coperti d’oro e gli altri stringono la cinghia pur avendo gli stessi problemi.
Uno stato funziona se è equamente vicino al cittadino, il centralismo romano è un costo per tutti e molto spesso eccessivo e non giustificato, che ha resistito nonostante i referendum (ricordate quello che eliminava il Ministero dell’Agricoltura, poi sveltamente diventato “delle Politiche Agricole” proprio per dribblare il voto degli italiani?) .
Si sono volute le Regioni che oggi costano una enormità, ma allora si diano loro maggiore autonomia finanziaria e di responsabilità, lo Stato deleghi seriamente alcune materie non fondamentali trattenendo strettamente invece il controllo delle proprie prerogative unitarie di difesa, moneta, politica estera ecc. ma non occupandosi (male) di tutto.
Allo stesso modo servono concorsi pubblici su base regionale per coprire quasi tutte le funzioni, soprattutto quelle di base, lasciando liste interregionali per coprire eventuali mancanze di personale specifico o particolarmente qualificato. Dove una regione funziona meglio della media nazionale (come Lombardia e Veneto in molte loro attuali competenze) lasciamole funzionare e si assegnino loro maggiori responsabilità con i cittadini che possano pagare direttamente alle regioni e non allo stato per i propri servizi, a parte un doveroso “fondo” di solidarietà nazionale, cemento di un serio federalismo responsabile e solidare.
Erano i concetti della riforma costituzionale dei primi anni 2000 poi sepolti dal referendum del 2006 per ostilità della sinistra e a volte coperti di ridicolo da forme esteriori di indipendenza (come gli pseudo ministeri leghisti alla reggia di Monza) che erano solo folklorismo senza reale contenuto.
Cerchiamo di essere pratici: i referendum del 22 ottobre sono sacrosanti anche se – pur in presenza di un buon afflusso di votanti – saranno solo un timido “segnale” verso Roma, perché si sa già che poi i governi centrali (di qualsiasi colore) concederanno poteri e soldi solo dopo estenuanti trattative, ma saranno pur tenuti ad ascoltare il volere dei cittadini.
D’altronde questi referendum sono già previsti dalla nostra Costituzione, non distruggono l’unità nazionale, possono essere utili per disegnare una nuova mappa delle competenze e del decentramento di cui – credo – tutti abbiamo un assoluto bisogno.

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