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Editoriale

REGGAE

MASSIMO LODI - 10/11/2017

renziberluscagrilloNun te reggae più. 1.

Renzi si dice indifferente / impermeabile alle critiche dopo il rovescio siciliano. Meglio lasciar perdere. Appunto. Perdi qui, perdi là: avanti così. È una sorpresa la sconfitta del Pd? No, è una conferma. Quando la sinistra si spacca (sempre, da un po’ di tempo) il ko appare certo. Così anche stavolta. Ma nella sinistra a manifestare una gioia a stento trattenuta si levano in tanti. L’importante era che finisse male Renzi. Bene, benone, benissimo. Poi, il giorno dopo, la solita raffica d’ipocriti proclami: stiamo insieme, ci vuole unità, facciamo fronte comune. Risate omeriche.

Ora che succederà? A Renzi tocca l’opera di rammendo, per quanto vi possa riuscire. Probabilmente/sicuramente fallirà. In ogni caso è l’intero fronte del progressismo (cosiddetto) ad avere deluso gl’italiani, ormai da un pezzo. Perché, al di là delle sue endemiche divisioni, non sa cogliere gli umori popolari, le necessità vere, le emergenze drammatiche. Trattasi di fallimento politico d’una classe che si credeva dirigente e non lo è. O meglio: aveva trovato chi mostrava la stoffa per guidarla, ma ha preferito lo strappo lacerante. Invidie, gelosie, accidie: il sugo è questo. Con il quale si è condito un indigeribile impasto. Renzi d’ora in poi farebbe meglio a scegliersi un menù solitario, rifiutando la tavola con altri commensali. E poi vada come vada.

Te reggae, te reggae. 2.

Berlusconi che veniva segnalato a carriera chiusa ha riaperto i giochi. Alla grande. A 81 anni s’è impegnato in uno sprint determinante per il successo isolano: comizi piazzaioli, apparizioni televisive, interviste a raffica. Un diversamente giovane, onore al merito. Ma soprattutto, che miracolo politico: ha tenuto assieme le anime profondamente diverse (perfino alternative tra di loro) del centrodestra, cementando il sovranismo con l’autonomia, i lepenisti de noantri col popolarismo europeo, i laici con i cattolici, la Meloni con Salvini, e i due con lui. Con Silvio. Che, una volta ancora, c’è. Tanto da soffiare a Renzi la leadership dell’antipopulismo, e da essere riconosciuto dai Cinquestelle come il rivale unico delle elezioni a venire. Lo gratifica del ruolo, assegnandoglielo ufficialmente, quell’Unione Europea (toh) che lo aveva sempre snobbato/avversato. Una singolare rivincita, nell’attesa che la Corte di Strasburgo si pronunzi sulla sua candidabilità parlamentare. La resurrezione di Berlusconi corre parallela al calvario di Renzi, ma forse il destino vorrà che i due condividano la croce del governo successivo all’attuale. Accadrà se, come sembra probabile, nessuno vincerà le elezioni nella primavera 2018. Ci sarà un primo arrivato che dovrà accordarsi col secondo, col terzo, con chissachì. Ma il patto lo dovrà stringere.

Te reggae e nun te reggae. 3.

Sarà (immaginificamente) una vittoria morale, quella dell’M5S tra Palermo e Catania. Ma è (realisticamente) una sconfitta materiale. Pesante, come alla fine ha ammesso Grillo: occasione irripetibile. Con la sinistra a pezzi, Berlusconi vintage e Salvini vetero/post nordico, imporsi era d’obbligo. Se non ora, quando? Invece ciccia. Troppa presunzione, troppo deficit d’esperienza, troppi demagoghi. Non basta gridare al cambiamento, bisogna dimostrarsi affidabili per compierlo. Non basta inveire ai contendenti, bisogna convincere della propria qualità. Non basta una campagna versus qualcuno, ci vuole un impegno credibile a favore di qualcosa. Può accadere, com’è successo a Roma e a Torino, che le condizioni altrui siano così disastrose da far premio su qualunque deficit di preparazione/competenza. Ma se accade, com’è successo in Sicilia, che in campo va qualcuno in grado di giocare la partita, allora gli autogol diventano decisivi. Una specialità della casa pentastellata, ribadita all’indomani del voto da Di Maio che ha rifiutato il confronto televisivo con Renzi dopo averglielo chiesto, stabilendo giorno, rete e conduttore. Figuraccia epocale, e purtroppo dannosa per tutti. Non giova a nessuno questo esercito che si candida all’alternanza e séguita a esibire l’inadeguatezza alla missione. I “cittadini” sono perfetti per accogliere una domanda di protesta, imperfetti per darvi una risposta.

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