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Chiesa

SERVIZIO NELLA COMUNITÀ

LUISA OPRANDI - 03/03/2012

Una grande città vista dalla trasparenza di una vetrata. Lo sguardo obbligato a spaziare, a cogliere l’insieme prima del particolare. Questa l’immagine che campeggia sulla brochure di invito all’incontro tra gli amministratori e il vicario episcopale della zona di Varese, che si è svolto nel capoluogo l’altra settimana. Un appuntamento che, negli anni precedenti, aveva avvicinato uomini e donne impegnati in politica e nel sociale all’arcivescovo Tettamanzi e che si consolida ormai come momento di confronto sui temi etici dell’ “essere a servizio” nella quotidianità delle scelte istituzionali e associative. È stato il messaggio forte della Populorum progressio di Paolo VI a segnare il punto di partenza di una riflessione che monsignor Luigi Stucchi ha annodato ai dati significativi dell’oggi: le iniziative locali non bastano più, né rispondono alla complessità del reale che richiede a chi opera nella società, ecclesiastico o laico che sia, di scrutare i segni dei tempi, interpretarli e portarli a fioritura a partire dal valore della centralità dell’uomo. Le nuove povertà, la disoccupazione, l’emergenza abitativa, il numero elevato e crescente di famiglie assistite dalla Caritas diocesana, i giovani in situazione di grande precarietà rispetto al futuro, gli immigrati e il volto nuovo e cosmopolita delle nostre comunità. Questo il quadro reale con il quale siamo chiamati a confrontarci. Il vicario si è fatto interprete delle parole che l’arcivescovo cardinale Angelo Scola ha raccolto nel discorso a ogni città e ha letto l’attuale crisi economica e sociale anche in termini di crisi culturale e di valori. Una situazione storico-sociale da affrontare con la volontà di produrre cambiamento.

Crisi e travaglio dunque. Una mancanza e un venire meno di certezze che generano fatica, personale e collettiva, ma che obbligano a una presa di coscienza e alla ricerca di forme e strumenti che aprano a prospettive di novità. “Occorre allargare la ragione economica e quella politica”: entrare cioè dentro le situazioni, leggerle, comprenderne le cause e cercare consapevolmente le soluzioni, senza mai perdere di vista la dimensione etica che deve accompagnare ogni azione decisionale. Un compito al quale amministratori, politici e operatori del sociale sono chiamati a rispondere, partendo dal valore essenziale che “ogni comunità si salva se tutti partecipano”, per ristabilire patti di fiducia vicendevole e perché “chi ritaglia la propria storia da un destino comune e più grande fa un danno alla storia stessa”.

Ecco allora alcune strade, percorribili: un’idea di mercato che chiede nuove interpretazioni alla luce di un rapporto equo tra il valore del lavoro, il sistema d’impresa e la finanza. Ma anche la necessità di non lasciare sole le famiglie a gestire i problemi del ricambio generazionale e della crisi demografica in atto e di non vivere come dato acquisito e immodificabile i temi forti dell’emarginazione, della povertà e dell’immigrazione che domandano alle nostre comunità di essere inclusive, interculturali e solidali. Si fa urgente perciò dare nuovo senso e spessore al concetto di ricchezza e di felicità, individuale e comunitaria e, al tempo stesso, serve rivalutare il valore dei diritti sociali per tutti come elemento costitutivo dell’essere insieme. L’emergenza in atto domanda infatti un radicale cambiamento degli stili di vita, del singolo e delle comunità di appartenenza, adottando un modo sobrio e misurato di vivere le relazioni con gli altri, di interpretare il rapporto con il tempo, di confrontarsi con il valore del denaro e con quello dell’ambiente. Agli amministratori, ai politici, agli operatori del sociale questo tempo chiede dunque volontà propositiva e lungimiranza. Per uscire dalla crisi e “fare festa” insieme. Un tema questo che ha guidato anche la riflessione che don Eros Monti, referente delle scuole diocesane di formazione per chi opera nel politico e nel sociale e che si è completato la prima domenica di Quaresima, in un momento di formazione che ha avuto come riferimento concreto il messaggio di vita e di pensiero di Giuseppe Toniolo. Un uomo al servizio della comunità, che sarà beatificato il prossimo 29 aprile.

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