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In Confidenza

GLI AMICI VERI

Don ERMINIO VILLA - 23/02/2018

amiciStiamo, purtroppo, assistendo ad una vera e propria deriva etico-morale della società, che spinge le famiglie in una condizione di assoluta debolezza in campo educativo.

Basti pensare agli stili di vita e ai modelli più comunemente proposti dai media e da una certa classe dirigente nazionale. Tali modelli di comportamento sembrano essere diventati, ormai, normali e, invece, siamo consapevoli che si tratta di una sostanziale negazione della vera umanità.

Le parole pubbliche che vengono insistentemente declamate, l’approccio di tanti uomini e donne alla vita – fatto di sessualità che definire singolare è un eufemismo, fatto della ricerca spasmodica del successo e del denaro, fatto della volontà del piacere fine a se stesso – esprimono un modo di vivere fuorviante.

A molte persone oggi manca “l’acqua viva”, “la luce vera”, “la vita nuova”. Ecco perché papa Francesco suggerisce con la consueta sapienza evangelica: “Se non alimentiamo la nostra capacità di godere del bene dell’altro e ci concentriamo soprattutto sulle nostre necessità, ci condanniamo a vivere con poca gioia, dal momento che “si è più beati nel dare che nel ricevere” (At 20,35)

Lo sanno bene gli amici veri, che anche quando sono lontani e tenuti separati dalla distanza fisica, restano uniti per sempre e al di là di ogni diversità, perché rimane l’Amore, avvertono la mano di Dio sulla testa, godono il profumo dell’amicizia che non evapora…

Nulla è mai perduto nel campo dell’amore, perché l’amato stesso è il premio dell’amore. Chi ha amato non perde nulla, perché non si ama mai invano!

Noi dovremmo essere degli eterni innamorati dell’amicizia, come Sant’Agostino che, anche da anziano, continuava a vivere in un cenacolo per vivere in comunità, in una casa di preghiera.

È la stessa gioia che ha provato il cuore di Cristo la sera prima della sua passione: “Ho desiderato con un grande desiderio mangiare con voi questa Pasqua!”: era il desiderio di stare con gli amici, e lasciare insegnamenti circa il bene della loro vita, il segreto della loro gioia, la certezza di un destino di gloria assicurato a chi non ha paura di percorrere insieme prima la via della croce.

Per conquistare la felicità sappiamo bene di dover rispondere alla nostra “vocazione”, aderendo alla volontà di Dio per noi. L’aveva capito anche Rabindranath Tagore che con poche parole ha illuminato il cammino di molti, indicando la “buona strada”: “Dormivo e sognavo che la vita era gioia. Mi svegliai e vidi che la vita era servizio. Volli servire e vidi che servire era gioia”.

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