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Cultura

PSICHE E CORPO

LIVIO GHIRINGHELLI - 09/03/2018

merleau-pontyNato a Rochefort-sur-mer, dopo aver partecipato in gioventù ai seminari di Emmanuel Mounier, Merleau-Ponty (1908-1961) segue con Sartre gli studi all’École Normale Supérieure di Parigi; comincia a insegnare nei licei nel 1931 e partecipa alla lotta partigiana. Nel 1945 è tra i fondatori di Temps Modernes (rimanendo nel Comitato esecutivo fino al 1953).Compie anni di ricerca teorica sul pensiero di Husserl e ne studia gli inediti a Lovanio (sulla filosofia del mondo della vita dell’ultimo Husserl).

La sua carriera universitaria si svolge prima a Lione, poi dal1949 alla Sorbona, quindi presso la Scuola Normale e infine al Collegio di Francia sulla cattedra già di Bergson. A differenza di Sartre rimane su posizioni socialiste e riformiste, criticando il materialismo storico e la dialettica sartriana. Il suo è uno sforzo di restituire, attraverso l’esame della corporeità e delle sue relazioni una freschezza rinnovata alla vita percettiva, una profondità di campo e una pluralità di sensi, che il riduttivismo di stampo meccanicistico e naturalistico le hanno fatto perdere.

Vuole produrre l’impressione di “nascita prolungata” di un mondo che si stacca dalle rovine dell’ovvietà percettiva e che vuole dimenticare anche l’inerzia del déjà vu.

Già nella Struttura del comportamento (1942) si apre un orizzonte di relazioni uomo-mondo, che è svincolato da ogni riferimento a essenze e a rapporti causali. L’esperienza soggettiva si sdipana in una fitta rete di inerenze fra uomo e mondo, che concernono la dimensione del vissuto e del percepito, analizzabile con strumenti fenomenologici e scientifici, ma non coinvolta nel pensiero concettuale. Si avverte l’ambiguità dell’esistente, che si sottrae al dualismo tra soggetto e oggetto. La realtà vissuta viene studiata globalmente. Compare un ordine umano, che compenetra gli elementi organico, psichico e spirituale.

La nozione di comportamento è svincolata dalla visione meccanicistica e arricchita dei concetti di forma e di struttura. L’ordine umano integra psiche e corpo. I processi somatici non si svolgono isolatamente e si inseriscono in un ciclo di azione più largo. Esplorare l’ordine umano significa immergersi nella realtà del vissuto puro a partire dalla percezione, che è una totalità aperta.

Nella Fenomenologia della percezione (1945) la natura enigmatica del proprio corpo secerne in se stessa un senso che non gli giunge da nessun luogo. È il corpo a mostrare, è il corpo a parlare. Nell’analisi psicologica della percezione è svolta una critica sia dell’impostazione empirista, come di quella razionalista. Già nella sensazione interviene la coscienza, coscienza vissuta, preriflessiva.

La coscienza è sempre limitata e parziale, posta in situazione, collocata all’interno di una determinata prospettiva spazio-temporale. Il corpo rappresenta il fulcro attivo di tutta l’esperienza, possiede una forma di coscienza non razionale-astratta ma pre-riflessiva, che emerge e che può essere conosciuta solo quando il corpo compie un insieme di atti complessi, coordinati fra loro (quelli di un musicista per esempio).

Il corpo va sottratto a ogni possibile forma di reificazione. Coscienza e mondo si pongono in termini di un rapporto, in cui essi sono originariamente dati insieme e si compenetrano. Il corpo abita il mondo e si perde in esso. Decisiva è la dimensione del corpo che fa sistema colla coscienza sempre incarnata. Psicologico e fisiologico sono connessi strettamente.

Il proprio corpo è nel mondo come il cuore nell’organismo: mantiene continuamente in vita lo spettacolo visibile, lo anima e lo alimenta internamente, forma con esso un sistema. La percezione naturale permette di evidenziare il legame di fondo tra coscienza e mondo. Il concetto originario di mondo è quello del mondo percepito, che non è affatto una costruzione del pensiero, bensì si pone come il fondamento reale di tutti gli atti vitali coscienti.

La coscienza/intenzionalità corporea, essendo limitata, si muove verso il mondo attraverso prospettive sempre limitate e parziali, che delineano l’opacità e la contingenza del mondo stesso. Opacità e contingenza della realtà e limitatezza della coscienza corporea che le intenziona permettono di superare il solipsismo e di accedere alla intersoggettività originaria (processo di integrazione reciproca inesauribile).

Merleau-Ponty compie una riflessione esistenziale sulla coscienza (cogito, il per sé, temporalità, libertà). La coscienza viene intesa come coscienza situata e incorporata, insieme libera e inscindibile dalla situazione, contingente e storica. È la strada che conduce all’intersoggettività e alla dimensione storica collettiva. Il cogito si collega al mondo attraverso un fondamento di gesti e comportamenti costituito dalla temporalità; interviene poi la riflessione sulla diade libertà/necessità. Il soggetto è libero rispetto a una determinata situazione ed è in grado di prendere decisioni che possono indirizzare quest’ultima verso certi esiti piuttosto che verso altri. Deve però fare i conti con le tracce e le sedimentazioni, che la realtà ha impresso nel suo corpo come abitudini.

A partire dagli anni Cinquanta in Merleau-Ponty si manifesta un interesse più marcato per il problema dell’essere. Ne sono testimonianza l’incompiuta La prosa del mondo (seconda parte della Fenomenologia), L’occhio e lo spirito (1964)e Il visibile e l’invisibile (1964). C’è il recupero della dimensione del sensibile, visto come un essere “bruto e selvaggio”, che può essere indagato, più che dal linguaggio verbale e dalle strutture logiche del discorso, dalle forme dell’arte e della percezione visiva. Ne L’occhio e lo spirito la pittura di Cézanne, già indagata nel 1948 ne Il dubbio di Cèzanne, si fa possibilità di un accesso originario al mondo prima di ogni caratterizzazione e di distinzione concettuale.

Il compito dell’arte non è quello di riprodurre e di rappresentare la realtà, ma di rendere visibile l’essere nella sua natura autentica. Cézanne “ha voluto dipingere questo mondo primordiale “ dove il rapporto originario e organico tra noi e il mondo non è ancora spezzato da quel dualismo ( soggetto e oggetto, corpo e spirito), con i quali le scienze e la tradizione filosofica occidentale hanno cercato di ridurre l’infinita ricchezza del mondo alle categorie della ragione. Il visibile e l’invisibile: più complessa e ardua si fa la ricerca sul problema dell’essere. Vi si afferma la primarietà del mondo rispetto alla dimensione della coscienza. Le presunte prestazioni costitutive della coscienza vengono ricondotte a una ri-costituzione del mondo stesso. La pittura per Merleau-Ponty pone in contatto con l’immanenza delle cose, rivelandone però l’invisibile, l’inafferrabile trascendente. Porta alla sue estreme conseguenze un delirio che è la visione stessa, perché vedere è avere a distanza; la pittura estende questo bizzarro possesso a tutti gli aspetti dell’Essere, che devono in qualche modo farsi visibili, per entrare in lei. Per suo tramite lo spazio racchiude e fissa il tempo nel suo fluire, differenziando e scandendo e articolando l’Essere indiviso e amorfo. Siamo di fronte ad una ontologia della visione o intra-ontologia, che intende penetrare nella carne del mondo lungo le pieghe del rapporto incrociato tra visibile e invisibile, chiasmo entro cui interno ed esterno si intrecciano, attraverso una dialettica dell’implicazione.

Con la prolusione al suo insegnamento presso il Collegio di Francia (Elogio della filosofia, 1953), preoccupato che la filosofia deposta nei libri abbia cessato di interrogare gli uomini, Merleau-Ponty intende riaprire la strada dell’interrogazione concreta. Filosofare infatti è cercare e ammettere che ci sono cose da vedere e da dire. Il filosofo deve mettere in parole ciò che ogni uomo sa a e cerca. “Che cosa insegna della morte, se non che essa è nascosta nella vita come il corpo nell’anima e che è questa conoscenza che fa, come diceva Montaigne, morire da sempre un contadino e degli interi popoli così come muore un filosofo? Il filosofo è l’uomo che si risveglia e che parla e l’uomo ha in sé, silenziosamente, i paradossi della filosofia.

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