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Opinioni

RIFUGIATI AMBIENTALI

LIVIO GHIRINGHELLI - 16/03/2018

rifugiatiSullo scacchiere internazionale, all’interno del fenomeno migratorio, si verificano di continuo spostamenti di intere popolazioni a causa del degrado ambientale e dei cambiamenti climatici. Non rare le catastrofi per condizioni meteorologiche estreme, la desertificazione, la salinizzazione del suolo, l’aumento di livello dei mari, l’erosione degli argini fluviali. Ci si chiede: i disastri naturali causano di per sé spostamenti di popolazioni, questa nuova forma di sradicamento forzato? Non è piuttosto la vulnerabilità sociale e politica delle persone e la mancanza di protezione da eventi ambientali traumatici, che predispongono all’esodo? Risultando la concausa più rilevante, accanto alle condizioni strutturali di povertà sociale ed economica e di negazione dei diritti civili, a loro volta conseguenza di malgoverno, pressioni demografiche, precarie condizioni di sussistenza e mancato sviluppo? La maggior parte delle persone che si spostano per cause ambientali non chiamano in causa tanto un espatrio, perché si tratta di sfollati interni.

Si tratta pertanto di dare risalto al lato umanitario dei disastri ambientali, non limitandosi a ricorrere a rimedi temporanei d’approccio volenteroso, bensì imponendosi l’imperativo morale d’offrire una giustizia riparativa, che esige globalmente l’assunzione di responsabilità da parte dei maggiori paesi inquinanti e all’interno dei singoli Stati i necessari cambiamenti strutturali. Finanziare regimi dittatoriali praticamente a fondo perduto al fine di contenere all’interno i fenomeni migratori non conduce a situazioni minimamente accettabili. I maggiori produttori di anidride carbonica sono quelli che meno risentono dei suoi effetti sul clima.

A monte del discorso sta la Convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951, che delinea le caratteristiche dello status di rifugiati e le forme di protezione legale e di assistenza sociale, cui il rifugiato avrebbe diritto da parte degli Stati aderenti. Un protocollo del 1967 ne estese l’applicazione a tutte le persone costrette a un esilio forzato. Riguardava particolarmente i rifugiati europei a seguito del secondo conflitto mondiale. Solo che difficilmente in tanti nuovi casi (climatici) può intervenire il concetto di persecuzione e l’emigrazione di tipo ambientale tende ad essere indiscriminata. Un numero considerevole di persone poi per l’età avanzata e la diffidenza verso una rete di aiuti materiali e sociali che facilitino gli spostamenti rimane intrappolata nelle situazioni d’estremo disagio. Non confortano le esperienze passate, spesso negative, di deportazioni durante il colonialismo, la debolezza di tanti governi attuali e ancor più cruciali sono i casi di sfaldamento religioso o etnico concomitante. Onde la mancanza di volontà politica nello stabilire una legislazione sufficientemente valida ed efficace.

Una Convenzione per la protezione e l’assistenza degli sfollati interni in Africa ha visto la luce a Kampala (Uganda) il 23 ottobre 2009 nel summit speciale dei capi di Stato e di governo ed è entrata in vigore il 6 dicembre 2012 (25 gli Stati aderenti al 1° gennaio di quest’anno). In campo specifico l’iniziativa Nansen, lanciata nel 2012 da Norvegia e Svizzera con finanziamento parziale della Commissione europea, intende tutelare protezione e assistenza a chi si trova in un Paese straniero a causa di disastri o effetti dei cambiamenti climatici. Nell’ottobre del 2015 si è conclusa la stesura dell’Agenda con l’approvazione di 110 Paesi. Le politiche e le strategie concernenti gli spostamenti interni risultano comunque al momento mal pensate, poco chiare e troppo legate a casi particolari. È necessario adottare strategie tese all’accrescimento della resilienza, al reinsediamento organizzato delle persone vittime di catastrofi ambientali, conferire la giusta importanza e responsabilità alle organizzazioni civili che rappresentano le comunità colpite, considerando anche i bisogni sociali e culturali. Il risarcimento, la restituzione e assegnazione delle terre devono risultare adeguati, trasparenti ed equi. Un ruolo primario giocano l’impegno e il senso di appartenenza nell’attuazione delle strategie.

La Laudato si’ ci esorta a considerare che “non ci sono due crisi separate , una ambientale, un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale” (n.139). Solo la prospettiva della giustizia può essere convincente. Le vittime del clima e dell’ambiente sono prima di tutto vittime di comportamenti ingiusti che gli uomini hanno tra loro.

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