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Cara Varese

MILANO, ASCOLTACI

PIERFAUSTO VEDANI - 30/03/2018

trenoPer anni ho avuto un apparato uditivo che poteva far concorrenza al sonar di un sommergibile: ricordo di aver acchiappato notizie bisbigliate a fior di labbra da chi voleva comunicarle evitando di farsi sentire anche dallo svagato giovanotto che ciondolava lì vicino. Perché ci si renda conto dei danni causati dal tempo alle mie orecchie vi dico subito che non ho sentito bene a quale stazione si riferisse il furioso lettore, pure lui reduce dei tempi d’oro delle ferrovie, che mi raccontava la singolare vicenda di una nuova stazione della Varese-Canton Ticino, credo sia quella di Induno Olona.

Che il mio sonar quasi ottantaseienne abbia dei problemi lo conferma il fatto che al doppio bang sonico degli aerei che giocavano alla guerra ho reagito con un adeguato “Avanti, è aperto” credendo che avesse bussato alla porta il postino che mi doveva consegnare un libro.

Ritornando alla stazione, oggi è sotterranea, non è segnalata sulla rete viaria, in superficie mette a disposizione appena 75 posti auto per il parcheggio. Con immaginabili gravi disagi per gli abitanti della zona e pure per gli automontati che arrivano da altre località per prendere il treno.

Le notizie arrivate con la telefonata sono state numerose.

Parcheggi a parte sono positive. Ci sono a volte problemi di rodaggio, ma la linea funziona, è gradita tanto che è presa d’assalto: si raggiunge il Canton Ticino, Lugano e Como in tempi accettabili e con comodità e sicurezza.

Non è solo l’Alta Velocità a battere dopo decenni l’auto, ma una tranquilla rete di periferia in una zona nevralgica del traffico transfrontaliero. Onore a chi tanti anni or sono l’ha voluta e a chi l’ha realizzata, magari con qualche sbadataggine di troppo come la stazione… fantasma in superficie. Il problema dei parcheggi va risolto e non con le contravvenzioni perché onestamente andrebbero dirottate a chi ha pensato in grande a tutto meno che alla sosta delle auto.

Il collegamento con l’amica Lugano è di grande utilità per Varese che finalmente si trova nel circuito ferroviario internazionale e che si gioverà pure del nuovo legame con Malpensa.

I grandi lavori per il cuore di Varese degli anni 2000, la zona delle stazioni, sono stati concepiti in termini di sviluppo e non di sospetti speculativi come quelli offerti dalla famosa “Varese verticale”, stonata somma di grattacieli in un bacino di presenze e ricordi della nostra storia urbana e non solo.

La nostra comunità attendeva da tempo un passo in avanti dopo lo stallo leghista che ha visto solo la semplice gestione di progetti e opere dei tempi della Prima Repubblica e addirittura come novità angosciante purtroppo il massacro di fondamentali beni e servizi pubblici come l’ospedale di Circolo e l’Università dell’Insubria. Il tutto nel nome di due progetti regionali di riforma della sanità che hanno ridotto di fatto il potenziale dell’assistenza alle classi meno abbienti, e a tutta una regione che con la sua leadership era diventata orgoglio nazionale.

Il massacro della sanità continua oggi impunemente davanti all’inaccettabile stallo di altre e alte autorità che magari degneranno Varese di attenzione, anzi monteranno in cattedra, il giorno in cui ci scappasse pure la disgrazia di un segnale da parte della magistratura.

Varese per Palazzo Lombardia è la stazione fantasma sulla bellissima nuova via ferrata per Lugano e l’Europa. Ma la città e il suo territorio non ci stanno. E vanno già alla guerra: la protesta sta montando. A Milano davvero pensano di essere ancora politicamente credibili? Sono stati votati solo come male minore.

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