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Attualità

I PORTOGHESI DI INDUNO

SERGIO REDAELLI - 13/04/2018

Ci vuole ancora un po’ di pazienza. Dopo dieci anni di disagi provocati dal cantiere della ferrovia Varese-Arcisate-Stabio e il sacrificio della bella stazione ottocentesca con gli alberi d’alto fusto che la incorniciavano, i cittadini di Induno Olona vorrebbero già vedere l’area trasformata in un piccolo Eden. Invece si ritrovano il parcheggio da settantasette posti-auto preso d’assalto nei giorni feriali con decine di altre vetture lasciate fuori dagli spazi bianchi, la spiacevole vista degli sfiatatoi dei binari che qualche bello spirito chiama “le gabbie di Guantanamo” e la prospettiva di trenta nuovi stalli in via Crugnola. Ma siamo solo a metà dell’opera. Presto le cose cambieranno.

La “giunta degli architetti” ha dato la parola. Dall’invito a riprogettare insieme l’area che il sindaco Marco Cavallin ha rivolto alla popolazione sono venuti molti spunti. “Intorno ai binari sorgerà un parco pubblico sul modello dei vecchi giardini della stazione – spiega il vicesindaco Maurizio Colombo – l’area verde si estenderà oltre la rotatoria ovale dell’ex passaggio a livello di via Porro e la gente potrà attraversare la strada in sicurezza. Il nostro progetto è chiaro. L’utenza pedonale prevale sull’auto. Vogliamo valorizzare le visuali del Monarco e delle ville Liberty, eliminare visivamente le cosiddette gabbie di Guantanamo e attutire l’impatto col verde pubblico”.

Intanto però c’è da risolvere il problema dei parcheggi ed è una bella gatta da pelare. Il Canton Ticino fa grosso modo questo ragionamento: adesso che avete i treni che abbiamo pagato anche noi, non vogliamo più vedere i frontalieri attraversare il confine su gomma. Arrangiatevi, lasciate l’auto dove volete, basta che non veniate a inquinare l’aria qui da noi. Anzi gli svizzeri, convinti che l’Italia sia il solito paese di indolenti e pigri ritardatari, hanno sondato Esselunga di Induno, Tigros di Arcisate e un centro commerciale a Cantello per capire se sia possibile ottenere l’uso di parcheggi privati per i pendolari accanto alle stazioni in cambio, a quanto pare, di incentivi all’acquisto.

La Regione Lombardia prova a fare la sua parte. In aprile terrà un sondaggio fra gli utenti della stazione di Induno, la mattina presto sulle banchine, per capire chi utilizza i parcheggi. Dal sondaggio arriveranno risposte interessanti alle domande che tutti si pongono: da dove arriva chi parcheggia l’auto, per quanto tempo occupa lo stallo, su quale tratta viaggia in treno. C’è il sospetto che un bel numero di automobilisti giunga da Varese per non pagare il ticket ai parchimetri del sindaco Galimberti. L’indagine sull’utenza è necessaria. La Regione vuole evitare che il problema diventi un gioco a scaricabarile fra le tre stazioni della Val Ceresio che insieme dispongono di 450 stalli.

In tempi non sospetti il sindaco Cavallin aveva previsto tutto, comprese le polemiche e l’assalto ai parcheggi gratuiti. Ma i nuovi trenta stalli in via Crugnola promessi da Rfi, Rete Ferroviaria Italiana, bisogna farli. Sarà possibile nasconderli con una fila di alberi d’alto fusto? La risposta è no. Sistemarli a bordo strada richiede meno spazio al futuro parco. Altra questione. I parcheggi resteranno gratuiti? Per ora si. Prima di prendere una decisione definitiva i sindaci di Induno, Arcisate e Cantello, concordi tra loro, vogliono capire quanti sono e come si muovono gli utenti locali e non, se le aree predisposte sono sufficienti e se creano situazioni di sovraffollamento.

Trasformare i parcheggi liberi in parcheggi a pagamento come ha fatto il sindaco Galimberti a Varese farebbe indubbiamente comodo alle casse del Comune e scoraggerebbe i furbi e i “portoghesi”. Ma l’impressione è che Villa Bianchi la consideri l’estrema ratio. La direzione in cui si muove è quella di intensificare e raccordare il servizio dei bus da e per la stazione in modo da renderlo funzionale all’uso del treno. Più corse dei bus, insomma, migliori coincidenze con i treni e meno auto nei parcheggi. Sperando che educare gli indunesi a rinunciare all’auto non serva solo a liberare il posto a chi arriva da Varese.

“Induno ha cinquecento frontalieri, il Comune deve pensare a loro e favorirne lo spostamento in treno – aggiunge il vicesindaco – Presto regolarizzeremo la trentina di posti-auto che ora vengono occupati abusivamente fuori dagli stalli della stazione. Con gli altri trenta in via Crugnola arriviamo a centotrenta. A cui vanno aggiunti quelli recuperati in via Sacro Monte, in via Tofane e in via Milano. In tutto centocinquanta posti. Questo è ciò che possiamo fare per dotare la stazione e i dintorni di un numero congruo di parcheggi. Ma la nostra filosofia è puntare a migliorare i trasporti pubblici e mantenere bella Induno”.

Il progetto sta già dando i suoi frutti. Dopo anni di sacrificio e di fango, di barriere alzate davanti alle finestre delle case, di viavai dei camion e di gas di scarico, i lavori della ferrovia hanno liberato scorci panoramici e percorsi pedonali finora inimmaginabili. Dal nuovo ponte che collega i rioni Broglio e San Paolo si gode un’impagabile vista su Bregazzana e il Sacro Monte. E a chi lo percorre torna alla mente l’immagine della signora Giuliana, ultranovantenne, madre dell’ex sindaco Mariangela Bianchi, che il giorno dell’inaugurazione uscì in giardino con la bandiera italiana come si usava una volta. Purtroppo il suo splendido gesto di commiato.

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