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Urbi et Orbi

“STIAMO BUCANDO PER VOI”

PAOLO CREMONESI - 27/04/2018

bucaUn coccodrillo che esce da una buca. Nonostante le voragini stradali con sessanta vie chiuse o limitate al traffico, il caos buche non fa perdere l’umorismo ai romani. La foto, ovviamente ritoccata, è diventata virale. Così, nei bar e sui social è partita la valanga di battute e vignette, sul tema.

Chi non ne ha ricevuta una su Whatsapp o Messenger? C’è quella con la sindaca con l’aria pensierosa e la didascalia: «Abbiamo aperto 4 mila nuove piscine a Roma», quella con la foto di lavori stradali, ma al posto del solito «Stiamo lavorando per voi» ecco: «Stiamo installando nuove buche per voi», o ancora quella con la sindaca Raggi che emerge da una buca piena d’acqua: «Tuttapposto, ancora si tocca». Gabbro propone «Buche a Roma patrimonio dell’Unesco», Riccardo twitta: «Fra un po’ le antichità romane verranno su senza bisogno di scavi». Giulia si consola: «Lo sapevo che tutte le ore passate a giocare a Supermario mi sarebbero servite. A Roma non si guida più, si evitano le buche».

C’è un aspetto paradossale nella vicenda. Non solo per il fatto che ormai ognuno degli abitanti della capitale ne è toccato direttamente (magari solo per la bicicletta o il motorino ma si parla di oltre 200mila incidenti automobilistici causati dal degrado del manto stradale) ma anche dalla constatazione che ormai siamo a due mesi e rotti dai primi allarmi per l’ondata di freddo, gelo e acqua e poco di concreto si è ancora visto.

Il paradosso nasce dal divario tra le esternazioni del Campidoglio e il vivacchiare spelacchiato dei suoi abitanti tra la rabbia di chi vi abita e l’ottundimento dei turisti. Rifiuti ovunque, autobus che non passano, un centro storico preda dei pullman, il risanamento della municipalizzata Atac che nessuno sa come fare.

Domina uno stridente dichiarazionismo della giunta: “Abbiamo fatto, faremo, la colpa è di chi c’era prima, il vento sta cambiando, stiamo lavorando”. Ma di questo nel quotidiano romano si fa ben poca esperienza.

E anche l’annuncio di un piano Marshall per riempire le buche (che non sembra a un profano impresa così complessa) si è infranto nella solita palude amministrativa: appalti non partiti, investimenti ancora da assegnare, liti tra uffici. La sindaca minaccia una indagine interna tra assessori e dirigenti, mentre noi continuiamo a bucare o sterzare all’ improvviso per evitare la nuova voragine.

La verità è che per riparare le buche di Roma serve una montagna di soldi: 40 milioni di euro solo per il centro. Soldi che non ci sono. Nel 2008 furono stanziati 90 milioni all’anno per 10 anni. L’anno scorso al problema è stato destinato praticamente un quarto, 26 milioni di euro.

Intanto il Codacons annuncia una valanga di cause risarcitorie. Allora forse lì ci sarà da ridere un po’ meno.

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