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Attualità

DA GIORNALISTA A CARDINALE

MASSIMO LODI - 04/05/2018

il n. 2 del “Michelaccio” con gli articoli di Fiori e Nicora

il n. 2 del “Michelaccio” con gli articoli di Fiori e Nicora

A un anno dalla sua morte e promosso da un’associazione di amici, si tiene sabato 12 maggio (ore 9-12.30) al Salone Estense il convegno dal titolo: “Il lascito spirituale e culturale del Cardinale Attilio Nicora – Il pastore e il diplomatico”. Introducono Angelo Mattioni, Davide Galimberti e monsignor Giovanni Giudici. Relatori: Carlo Cardia, Cesare Chiericati, Giacomo Radivo, Franco Monaco, Benito Perrone, Franco Mancini

Quattro Papi, bisognosi d’un collaboratore fidato che sovrintendesse al funzionamento della macchina pastorale e finanziario-amministrativa della Chiesa, hanno scelto in epoche diverse Attilio Nicora, nato a Varese il 16 marzo 1937, residente nel quartiere della Motta, un lontano passato vissuto con intensità nella comunità locale, poi una carriera ecclesiastica di straordinario spessore.

Sacerdote dal ’64, vescovo ausiliare di Milano nel ’77 per decisione di Paolo VI, Nicora ha presieduto la diocesi di Verona e amministrato il patrimonio immobiliare del Vaticano su incarico di Giovanni Paolo II. A metà degli anni Ottanta si fece conoscere dalla grande platea mediatica per il ruolo cruciale svolto nella definizione degli accordi tra Chiesa e Stato circa la fissazione contributiva dell’otto per mille.

Benedetto XVI nel 2011 gli assegnò l’inedito compito di presidente dell’Autorità di informazione finanziaria. Nicora rese esecutivo il volere papale -poi confermato da Bergoglio- a proposito d’applicazione delle regole di correttezza e trasparenza nel settore. Con il cardinale lavorarono, nel board esecutivo, alcuni laici. Grazie a questa authority il Vaticano entrò a far parte della “white list” dei Paesi dell’Ocse consorziati nella lotta al riciclaggio.
La nomina (come altre precedenti: nel 2002 presidente dell’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica; nel 2003 membro della Commissione di vigilanza dello Ior) riempì d’orgoglio la comunità varesina alla quale Nicora aveva dedicato molto impegno adoperandosi nel campo sociale e culturale, e dalla quale fra l’altro ricevette per mano del sindaco la Martinella del Broletto e per iniziativa della Famiglia Bosina la Girometta d’oro.

In gioventù fu assai attivo in campo studentesco e, prima di decidere che il suo futuro sarebbe stato dedicato alla Chiesa, si cimentò anche nella professione giornalistica. Dopo aver fondato e diretto il “Michelaccio”, collaborò alla “Prealpina”, scrivendo non pochi resoconti dei consigli comunali all’inizio degli Anni Cinquanta (un curioso destino avrebbe deciso che suo fratello Carlo, alcuni decenni dopo, si sarebbe seduto da amministratore civico proprio sugli scranni dell’assemblea municipale di Palazzo Estense). Di quel tempo e di quelle cronache Attilio Nicora ha sempre serbato un ricordo gratificante: “Il giornalismo – annotò in una lettera inviata all’ex direttore Mario Lodi – mi ha arricchito, più che d’una fredda serie di nozioni tecniche, della conoscenza degli uomini”.

Una conoscenza che avrebbe approfondito grazie a una speciale sensibilità ben nota a chiunque abbia avuto la fortuna d’incontrarlo. Nicora è stato depositario d’alcuni specifici tratti della varesinità: laborioso e schivo, equilibrato nei giudizi, custode della tradizione e aperto alle novità, umile e attento alle necessità dei deboli. Mai immemore delle origini: dei luoghi, delle persone, degli affetti. Proprio alla Motta, il suo rione, ha spesso partecipato alla tradizionale festa del patrono. E proprio nella basilica di San Vittore è di frequente ritornato per testimoniare la sua appassionata fede. La fede in Dio e la fede negli uomini. Quelli che cominciò a conoscere quando faceva il giornalista.


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