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Politica

LUNA DI MIELE

GIUSEPPE ADAMOLI - 25/05/2018

conte_mattarellaE così avremo il capo del governo scelto fra gli eletti in Parlamento come da promessa solenne e un “contratto” che non è un inciucio perché loro non lo farebbero mai. Questa polemica corre facilmente in discesa ma, benché fondata, è meglio solo accennarla. Un impegno però lo stanno davvero mantenendo anche se all’uscita dal Quirinale del premier incaricato Conte le smentite si susseguono: meno Europa e più Putin. Con Marine Le Pen che si spella le mani mentre i Popolari e i Socialdemocratici europeisti sono allarmati.
Che Salvini fosse della destra lepenista era notorio e lui stesso lo aveva sempre rivendicato. Anche Di Maio e Casaleggio potevano essere qualificati quasi nello stesso modo, diversamente da una parte significativa ma minoritaria del loro elettorato deluso dalla sinistra. Come molti commentatori potessero dimenticare la volontà dei Cinquestelle di fare alleanza con la destra di Nigel Farage in Europa rimane ignoto.

Che non ci siano più destra e sinistra è una balla che viene recitata propagandisticamente dai cantori del nulla. Certo, oggi si coniugano in maniera diversa dal passato ma questo è un altro discorso (molto reale) che investe direttamente tutta la sinistra. Difficile da comprendere, per esempio. la benevolenza verso il M5S di ciò che residua della sinistra storica.

Più inquietante il fatto che molti intellettuali e costituzionalisti (erano valanghe le feroci proteste contro la riforma costituzionale bocciata il 4 dicembre) restino zitti di fronte alla grave violazione della Costituzione materiale che vorrebbe ridurre il Presidente della Repubblica a mero notaio e il Presidente del Consiglio ad “esecutore” della volontà della nuova diarchia: un rovesciamento della logica e della sostanza della democrazia parlamentare.

Non meno pericoloso l’annuncio di una modifica costituzionale che, attraverso l’abolizione del vincolo di mandato, cancellerebbe praticamente la libertà di deputati e senatori asservendoli ai loro intoccabili vertici di partito. Ma qui la battaglia in Parlamento sarà molto dura e dall’esito auspicabilmente incerto.

“Hanno vinto le elezioni e hanno il diritto di governare”, dicono molti. E chi lo nega? Ma nel rispetto della Costituzione in vigore (finché non sarà riformata) e dei trattati e delle alleanze internazionali che si possono cambiare ma prima rendendo i cittadini coscienti dei vantaggi (quali?) e dei rischi che ne discenderebbero. A quel punto l’indizione di referendum chiari e puntuali sarebbe ineludibile.

Detto tutto ciò, c’è da augurarsi che le opposizioni non si conformino al “tanto peggio tanto meglio” che aveva caratterizzato i due mezzi vincitori del 4 marzo. Tralasciando in questo commento Berlusconi e Meloni, mi sento di ribadire che il Pd avrebbe potuto e dovuto aprire il confronto con Di Maio per farne esplodere le contraddizioni ma il governo insieme appariva fin da quel momento uno sbocco impraticabile come dimostra l’alleanza con la destra.

Messe le cose così, il Pd faccia opposizione seria e non settaria, approvi i pochissimi provvedimenti eventualmente accettabili e si dedichi alla definizione della propria identità e del progetto per l’Italia. L’amarezza per come si sta muovendo il gruppo dirigente è forte e giustificata ma non molto sorprendente date le dimensioni storiche della sconfitta. Una débacle capace di mandare in confusione qualsiasi elettorato, figuriamoci i tanti che si sentivano politicamente e perfino eticamente superiori.

Inutile, e per certi aspetti controproducente, consolarsi con il male comune che associa anche gli altri consimili partiti europei. Lo spazio per un centrosinistra di governo c’è ancora tutto. Bisogna riconquistarlo sapendo che la strada sarà lunga e impervia perché la luna di miele di Salvini e Di Maio con gli italiani durerà molto, prevedibilmente fino alle europee dell’anno prossimo.

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