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Politica

FUTURO PROSSIMO

GIUSEPPE ADAMOLI - 22/06/2018

tripolareSecondo alcuni politologi l’Italia starebbe sperimentando un nuovo bipolarismo che escluderebbe il centrosinistra e così sarebbe per molto tempo. Questa opinione si accompagna all’altra secondo la quale non c’è più né destra né sinistra. Punti di vista molto discutibili che non condivido.

È proprio la radicalizzazione culturale e politica verso cui è avviata la società italiana che s’incaricherà di smentire questa ipotesi. Intanto c’è una destra che si rafforza e si estremizza intorno a Salvini (o chiunque altro in futuro) e a questo fenomeno corrisponderà una reazione contraria che non può essere rappresentata dai cinquestelle e non tanto perché sono transitoriamente al governo insieme.

I grillini erano nati su una impostazione ecologista e ambientalista (progressista a detta del suo fondatore) ma successivamente hanno dato vita ad un ibrido culturale che può raccogliere un sacco di voti in presenza di rabbia e frustrazioni ma non indica una rotta politica per il futuro.

Un primo piccolo segno di quanto sia azzardata quell’analisi lo abbiamo già visto alle elezioni amministrative, soprattutto a Roma dove in due Municipi molto popolari il M5S si è dimezzato ed è ritornata fuori la sinistra. Non è stata soltanto la debolezza del radicamento la causa della netta sconfitta del M5S ma l’incapacità di quel movimento di protesta trasversale di avere una propria identità e ciò alla lunga si paga.

È più fondata e credibile l’ipotesi che l’Italia resterà tripolare per un lungo tempo e che un ruolo lo giocherà ancora il centrosinistra, cioè la moderna sinistra di governo riorganizzata e ridefinita. Un progetto irto di difficoltà ma sarà la società italiana a sospingere verso questo approdo insieme ad altri analoghi sforzi ricostruttivi in tutta Europa.

In controtendenza rispetto al pessimismo invasivo del momento penso che non si dovrà ripartire da zero. Nel governo degli ultimi anni ci sono stati vuoti, errori e comportamenti da non ripetere ma anche dei punti validi da non disperdere: l’idea di più Europa ma diversa e migliore; politiche del lavoro da correggere e implementare senza stravolgimenti; contrasto alla povertà da potenziare sul modello del reddito di inclusione; regolazione dei flussi migratori aggiornando la linea di Minniti; diritti civili da difendere e conquistare, ed altro ancora.

Il Novecento con le sue ideologie è finito per sempre ma serviranno ancora visioni e scelte di campo nette seppure accompagnate da un metodo pragmatico. Il sistema delle relazioni sociali va ricostruito valorizzando i corpi sociali intermedi, il che è indispensabile se il centrosinistra vuole ricongiungersi con tutto il suo popolo.

Il Pd, in particolare, non deve però sbagliare il prossimo congresso (seguito dalle primarie) che va tenuto in autunno e portare alla legittimazione del nuovo gruppo dirigente con un’operazione dal basso. C’è da chiarire l’equivoco della cosiddetta “leadership collettiva”: un’illusione che darebbe gambe d’argilla anche ad un gigante elettorale. Semmai è giusto parlare di una leadership inclusiva e più umile ma questo è un altro discorso ed è a tal proposito che andrebbe fatta un’autocritica rigorosa e severa.

Nomi autorevole ce ne sono, ma non li metterei prima di ogni altra cosa. È sbagliato anche il ragionamento inverso che vorrebbe prima la linea politica e poi il leader. In realtà il processo è uno solo e i due fattori, leadership e piattaforma politica, sono compenetrabili e complementari.

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