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Noterelle

QUALE CARITÀ

EMILIO CORBETTA - 06/07/2018

Papa Bergoglio a Lampedusa

Papa Bergoglio a Lampedusa

Nel 2013 qualche mese dopo essere stato eletto, papa Bergoglio fu a Lampedusa; pregò per i “migranti” morti e vivi. Denunciò la globalizzazione della indifferenza. Ripeté le domande di Dio all’uomo peccatore: “Adamo, dove sei?” e “Caino, dov’è tuo fratello?” Domande vive anche per noi Arrivò in quest’isola quasi improvvisamente, non con i riti di un viaggio ufficiale. Andò in riva al mare e lì pregò, ma anche parlò cercando di scuotere le nostre coscienze, di stimolare la carità nei confronti dell’irrisolto, grave problema dei profughi, dei migranti, (dei transfughi.)

L’intento di papa Bergoglio non è (o era) quello di suscitare emozioni, di “parlare alla pancia” di chi ascolta (come si usa dire e come fanno i politici furbi), ma quello di suscitare ragionamenti, idee, azioni impregnate di carità, che dovrebbe essere il grande “sentimento” (non emotivo, ma razionale) la grande virtù che dovrebbe motivare i cristiani in generale ed i cattolici in particolare.

Tutti ci rendiamo conto che la globalizzazione è un dato di fatto che influisce sulla società in modo negativo o positivo esasperando certe attività; così ad esempio l’economia sposta capitali in pochi minuti da un mercato all’altro, o la criminalità organizzata fa affari drammatici.

La globalizzazione facilita la migrazione, purtroppo vittima dell’azione della criminalità che riesce ad annullare i provvedimenti per controllarla, creando tantissime vittime. Alla criminalità si aggiungono l’insipienza e gli egoismi politici delle nazioni europee, incapaci di controllare le strategie di nazioni loro avverse, che usano i migranti come armi contro di loro. Così vediamo l’Europa in difficoltà e al limite della spaccatura della sua fragile unione.

Bergoglio ha il coraggio di invitare ad usare in modo nuovo la carità, che deve essere il sale per rendere efficaci le soluzioni. Sa perfettamente che i problemi non cessano portando (semplicemente) aiuti momentanei nei luoghi dove mancano l’acqua, il cibo, il lavoro, l’igiene, dove si soffre e si muore, ma invita a creare scientificamente, razionalmente e non emotivamente soluzioni,  che devono essere l’esatto contrario della speculazione economica, delle facili violente soluzioni basate sulle negazioni, sul ricorso all’uso delle armi, sull’impianto di reticolati, sull’uso di fili spinati.

Non è soluzione vera portare armi, (ce ne sono già troppe nei luoghi della carestia), alzare muri, reali e economici (i dazi di Trump), impedire alle navi di giungere nei porti, depredare i già poveri migranti.

Da sempre è la mancanza di carità che origina i dolori nella umanità e questi dolori sorgono e si sviluppano per la violenza presente nell’agire dell’uomo. Violenza nascosta e subdola, strategica, che è più facile da realizzare rispetto alla faticosa carità, che deve essere fatta razionalmente, con tantissime conoscenze scientifiche, culturali, con tantissima intelligenza, con tantissimo lavoro e sudore, con il difficile, arduo amore per gli altri.

Il problema sta nella mancanza di persone, di studiosi, di insegnanti, di medici, di imprenditori, di sacerdoti, di genitori, di lavoratori, di commercianti, di economisti, di politici capaci di volere e fare la carità, purtroppo facoltà troppo rara, come detto.

Guardando ciò che sta avvenendo in Europa, nelle Americhe, in Asia si vede trionfare la violenta reazione emotiva suscitata dalle paure e non la saggia ma faticosa intelligente proficua attività caritatevole.

Politicamente la paura rende, permette speculazioni, crea consenso da parte di molte categorie di cittadini mentre il coraggio richiede uno sforzo. Èmolto più facile, ha molto più successo, più vantaggio economico dar spazio alle decisioni, alle azioni suggerite dalla paura.

La migrazione è un fattore storico, matematicamente statistico, che scatta in presenza di certi fattori, come per esempio la carestia o le guerre che la generano. Fenomeni antichi già descritti anche nella Bibbia ed in altri testi o poemi del passato.

Va bene tutto, ma che cosa è questa carità? Semplicemente una virtù teologale? È codificata come tale ma non deve restare sulla carta dei catechismi. Va vissuta e realizzata con azioni positive per se stessi e per gli altri. Una virtù saggia non solo di fede, ma laica, assolutamente laica, vigorosa, determinata, generosa, aperta a tutti. Non passiva ma reciprocamente stimolante, sia per i popoli ospitanti che per quelli migranti.  Solo gli intelligenti sanno creare questa carità,  negata agli stupidi, ai pusillanimi, ma anche ai furbi, calpestata dai criminali mafiosi, dagli speculatori, dai politici di parte, dagli egoisti. Semplice questa laicità? No! Difficilissima come dimostrano le politiche nazionali e globali che stiamo vivendo.

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