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Pensare il Futuro

GL’INVISIBILI

MARIO AGOSTINELLI - 13/07/2018

Avveniristici progetti per Qatar 2022

Avveniristici progetti per Qatar 2022

Tutto bene, tutta una festa, colori, inni dagli stadi russi dislocati ai quattro punti cardinali per celebrare il gran finale a Mosca

Ma, nonostante la retorica, siamo pur sempre in questo mondo, dove sfruttamento, sprechi, corruzione e morti sul lavoro sono fatti reali.

Ma cosa si profila per i prossimi mondiali in Qatar?

“Devono morire migliaia di lavoratori per quattro settimane di mondiali di calcio?” si chiede il calciatore danese William Kvist a proposito delle condizioni di schiavitù in cui sono ridotti gli operai impiegati nei cantieri dove lavorano a ritmi disumani e in totale assenza delle condizioni minime di sicurezza pur di permettere al Qatar di farsi trovare pronto con la prossima edizione della Coppa del mondo, in programma nel piccolo emirato nel 2022. Se Russia 2018 è ormai entrata nella sua fase finale la FIFA prevede di accoppiare le squadre dagli ottavi di finale in poi in Qatar con il sorteggio integrale per far disputare le gare del 2022 in autunno per via delle altissime temperature tipiche dell’estate. Ma la manodopera straniera, in gran parte di provenienza asiatica e palestinese che sta lavorando in una condizione al limite della sopravvivenza e priva di diritti negli impianti pronti ad ospitare le gesta dei campioni, saranno oggetto di preoccupazione come i paganti sulle tribune a sopportare il caldo atroce?

Eppure, nonostante il silenzio dei vertici della massima istituzione calcistica e della monarchia qatariota (non esattamente un modello quanto a democrazia e tutela dei diritti umani), a muoversi tra i primi sono stati alcuni premi Nobel richiedendo giustizia per gli operai costretti a lavorare senza poter avere accesso all’acqua potabile gratuita, a pasti decenti e obbligati ad abitare in tuguri sovraffollati dove si propagano facilmente le malattie.

Agli operai giunti in Qatar viene tolto il passaporto, affinché non siano più padroni della propria vita e non abbiano più il diritto di circolare liberamente al di fuori del paese: sono obbligati a rimanere nell’emirato e non possono fuggire, schiavi di imprese divenute titolari del loro cartellino, per usare termini familiari all’ambiente calcistico, dove le società sono proprietarie delle prestazioni del singolo giocatore. Gli invisibili provenienti dal Pakistan, dall’India o dal Nepal e dalla Palestina sono capitati un paese ai primi posti quanto a riserve petrolifere e di gas, che la monarchia intende far fruttare al massimo coniugando questi affari con quelli legati alla costruzione degli stadi e di tutte le infrastrutture necessarie per ospitare la maggiore competizione calcistica mondiale.

Finora sono morti circa duemila lavoratori impiegati in Qatar L’allarme su quella che rischia seriamente di trasformarsi nella più grande strage di operai legata al mondo del calcio, è arrivata con una petizione che non ha ricevuto ancora sostegno dai calciatori. E se Ronaldo, Messi, Cavani ci facessero sognare una volta per la giustizia e l’uguaglianza e non solo per la rapidità di serpentine, rovesciate spettacolari, punizioni imparabili, pagati milioni di volte il sudore e la vita di poveri sconosciuti che magari tifano per loro?

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