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Cara Varese

BEPI, UN MAESTRO

PIERFAUSTO VEDANI - 30/11/2018

Compie 100 anni Bepi Bortoluzzi, notaio e uomo politico di rara trasparenza e come tale uno dei grandi figli adottivi della collettività cittadina. Auguri infiniti, un abbraccio e un saluto affettuoso da parte di tutti coloro che l’hanno conosciuto come leader proiettato nel futuro, nel ruolo di consigliere comunale e di padre di famiglia. È stato infatti un promotore dell’amore, dell’attenzione all’ambiente e alla cultura come garanzia e punto fermo della crescita anche della città.

Figlio adottivo di Varese come altri grandi che nel secolo scorso arrivando da noi colsero subito i segnali di un futuro che poteva essere strepitoso e che hanno messo in gioco le loro idee, i loro progetti con una volontà e una determinazione esemplari e coinvolgenti.

Bepi Bortoluzzi lasciò il Veneto dopo la fine della seconda guerra mondiale e subito si presentò a Varese come riferimento di una grande mostra di sculture nei giardini di Palazzo Estense. L’iniziativa fu un notevole successo, la città comprese che Bortoluzzi, giovane notaio, non era mosso da ambizioni personali ma da puro desiderio di servizio: voleva fare della cultura (è tra l’altro un provetto fotografo) un momento di crescita collettivo.

E da allora questo legame con la comunità ha funzionato anche perché Bortoluzzi ha sempre tenuto ben tirato il freno delle ambizioni personali: prima venivano la famiglia e l’impegno della professione, il servizio a Varese.

Riservatezza, dirittura morale e preparazione caratterizzano la professionalità dei notai, anche Bortoluzzi è stato una bella bandiera della categoria, egli inoltre splendidamente ha portato alla ribalta anche la bontà della “scuola” della famiglia, anzi delle famiglie Bortoluzzi perché Varese ha avuto la fortuna di avere al suo servizio un eccezionale medico, fratello di Bepi, il professor Emilio, storico caposcuola di anestesisti dell’ospedale di Circolo (l’11 dicembre gli verrà intitolato il reparto di rianimazione) dove per decenni è stato una importante presenza di scienza e umanità indimenticabili. Emilio purtroppo se ne è già andato dopo avere lasciato una eredità importante di amore per la cultura, sviluppatosi bene anche in ambito famigliare.

Bepi Bortoluzzi ha molto coinvolto nella sua azione la moglie Luciana, i figli Andrea e Arturo spesso alla ribalta dopo che il capofamiglia era approdato in consiglio comunale come rappresentante della trasparente e affidabile pattuglia dei liberali cittadini.

Varese città giardino e il suo ambiente sono stati e sono difesi ancora oggi da questa bella gente che ha sempre agito avendo cura di evitare qualsiasi contropartita personale. L’ultimo esempio da Andrea: eletto due anni fa a Palazzo Estense in una lista civica si è dimesso non trovandosi più in sintonia con i compagni di viaggio, ma non è passato ad altra formazione, ha lasciato Palazzo Estense. Facessero così in Parlamento.

Quasi austero nell’attività pubblica, Bepi nel privato (cognato di Dante Isella, ospitò spesso i grandi della cultura: Chiara, Sereni, Guttuso, Montale, molti altri) conosce la serenità, la simpatia, anche l’allegria, il fine umorismo, l’umanità: il suo aplomb è sempre stato una intelligente e coraggiosa barriera. Capitò che in consiglio comunale approdasse un missino che era tutto l’opposto di quel monumento di stile, rispetto e simpatia che fu Luigi Bombaglio: il soggetto in questione ignaro della signorile storica chiarezza dei rapporti tra i vari gruppi si lanciò in una serie di provocazioni anticomuniste e una sera si videro esponenti del Pci bloccare alcuni colleghi che stavano per andare a “far visita” ai banchi della destra, dove il missino sbagliato confinava con la nobile piccola squadra dei liberali che nell’occasione si preparavano già a una prudente ritirata. Il solo a restare seduto e tranquillo fu Bepi Bortoluzzi. Gli bastava commentare con un sorriso di compatimento e disapprovazione il kamikaze missino.

E ci fu un’altra singolare reazione a una scorreria nientemeno che di Piero Chiara, simpatizzante liberale ma linguaccia pure irrispettosa, se si offriva l’occasione, spesso rappresentata dai racconti ai quali Piero si abbandonava, con grande diletto dei presenti, nelle occasioni e nei luoghi più disparati.

Quando a lungo tenne banco anche in campo internazionale il Sacro Monte, durante un quieto dopocena al Golf Club di Luvinate, Chiara con atteggiamento e voce di circostanza annunciò che i danni alle Cappelle della via Sacra erano opera dello stesso don Macchi, ex segretario di Paolo VI, per incrementare la raccolta dei fondi. Non contento, Chiara si disse certo che padre Aguggiari riuscì a costruire la strada d’accesso al Sacro Monte solo perché ai suoi tempi non c’erano Italia Nostra e i Bortoluzzi ferrei guardiani del verde cittadino. Non ci fu reazione ufficiale, ma Chiara ebbe a patire a lungo un incubo: ogni volta che in tarda mattinata si recava da Zamberletti in corso Matteotti già al suo apparire in piazza Monte Grappa veniva salutato da un potente “Pierooo”, che si sarebbe ripetuto sino al ritorno dello scrittore nel suo ufficio di via Bernascone.

Il senso antico del risparmio che Chiara aveva gli impedì di ingaggiare uno o più segugi per identificare l’autore dello sconcertante ululato appello. Che faceva incavolare di brutto Chiara. A me fu facilissimo individuarlo perché Dodo Rusconi a Dino Meneghin contendeva la corona di imperatore degli scherzi. I due operarono a lungo in centro città abbassando saracinesche di negozi in piena attività o organizzando e attuando improvvise liquidazioni.

A me piace pensare che Bepi Bortoluzzi avendo appreso dell’incubo vocale appioppato a Chiara si sia limitato a sorridere. Soddisfatto del positivo riscontro del detto chi la fa l’aspetti.

Ancora affettuosi auguri da tutto il gruppo di RMFonline e anche da parte della Varese che i Bortoluzzi hanno sempre insegnato ad amare.

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