Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Urbi et Orbi

UN GIRO A BRESCELLO

PAOLO CREMONESI - 07/12/2018

brescelloArriviamo nel paese di Don Camillo e Peppone quando la gente si sta mettendo a tavola. Brescello non ha niente a che fare con i luoghi in cui è nato e vissuto Giovannino Guareschi. Più su rispetto a Reggio Emilia, verso Piacenza, il paese fu scelto, come è noto, dalla Rizzoli per mere esigenze cinematografiche.

Ma la piazzetta con la chiesa di fronte e a lato la casa del popolo è lì come nei film in bianco e nero di Gino Cervi e Fernandel che abbiamo visto e rivisto decine di volte e che la ‘nuova’ Rete4 non cessa di riprogrammare.

Un trattoria sforna ravioli, culatello e lambrusco che Dio solo lo sa. Alle pareti locandine dei film e vecchie fotografie delle fasi di lavorazione.

Sulla piazza una grande statua in bronzo di Don Camillo benedicente. Poco più avanti un negozio in franchising, vende tazze, bicchieri e magliette con raffigurato Peppone. In una strada laterale addirittura il carro armato della seconda guerra mondiale che il sindaco e i suoi compagni avevano trafugato e che Don Camillo aiutò a sbarazzare. ntrando in chiesa, nella prima cappella a sinistra, il grande Cristo con cui il prete della Bassa si intratteneva in fitti e densi colloqui. È bello (se si può dire di un Gesù in croce) grande e familiare proprio come quello dei film. “Se i preti si sentono offesi per via di Don Camillo, padronissimi di rompermi un candelotto in testa – scriveva Guareschi –; se i comunisti si sentono offesi per via di Peppone, padronissimi di rompermi una stanga sulla schiena. Ma se qualcun altro si sente offeso per via dei discorsi del Cristo, niente da fare: perché chi parla, nelle mie storie, non è il Cristo, ma il mio Cristo: cioè la voce della mia coscienza. Roba personale, affari interni miei”.

Il Po è lì vicino. Vi si arriva con pochi minuti di macchina. Le piogge dei giorni scorsi hanno fatto esondare il primo argine. I pioppi svettano dal mezzo delle acque e sembrano bizzarre creature dell’altro mondo trovatesi li quasi per errore. Il fiume scorre placido e all’apparenza indifferente. Convoglia le storie buffe e malinconiche del Mondo Piccolo, fetta di Bassa che Guareschi ha fatto conoscere a tutto il mondo. C’è chi corre con le cuffiette sul lungo fiume, qualche furgone con a bordo extracomunitari arriva dai campi. I volti oggi sono diversi da quelli dei racconti di Guareschi: Giobà, Pitaciò, lo Smilzo, Gina e Mariolina, il Baffo ma alzando gli occhi l’orizzonte è lo stesso di sessant’anni fa: solo alberi e pianura e un cielo che chi vive in città se lo è dimenticato da tempo.

A Busseto invece, provincia di Parma, c’è la tomba di Guareschi. Era nato in una frazione vicina: Roncole Verdi. Stesse radici di Giuseppe Verdi che, non a caso, amava ripetere: “Bisogna inventarsi il vero” e che Guareschi ha tradotto in centinaia di storie. Lì è possibile visitare una grande mostra antologica, voluta dai figli dello scrittore e allestita in quello che una volta era il ristorante di famiglia. Ci sono tavole originali, disegni pubblicati su Il Candido o il Borghese, edizioni nelle più svariate lingue dei Don Camillo e Peppone, anche in tamil e swahili, grandi pannelli che ripercorrono la detenzione nel lager polacco ma anche l’anno nel carcere di Parma per la ben nota controversia con De Gasperi.

All’inizio del percorso si può assistere a una rara ripresa televisiva di Guareschi a colloquio con alcuni studenti di un istituto tecnico di Civitavecchia. Un volantino informa delle iniziative del Club dei 23 nato per mantenere viva la memoria dello scrittore.

Sul vialone principale di Busseto, invece, immersi in una nebbiolina invernale, gigantografie fotografiche di Guareschi. Ritraggono lo scrittore durante la sua consueta passeggiata domenicale lungo i portici. Uno dei suoi pochi momenti di riposo dopo la settimana compressa nei mille impegni lavorativi a Milano.

Peppone e Don Camillo appartenevano a due ‘fronti’ diversi. Eppure si rispettavano. Un altro fronte era un’opportunità, non un ostacolo da abbattere. Erano capaci, partendo dalle difficoltà della vita quotidiana, di superare l’ideologia e ritrovare il seme umano che è in ciascuno di noi. Quel seme che, di fronte alle esondazioni del Po, va salvaguardato a ogni costo per poter ricominciare. Quanto ci sarebbe bisogno oggi di un nuovo Guareschi in questa Italia tutta strilli e insulti, arroganza e cinismo, ’fake’ e delegittimazione, me ne frego e approssimazione.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

You must be logged in to post a comment Login