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Noterelle

SENILITÀ

EMILIO CORBETTA - 22/02/2019

senilitaLe nostre cellule nervose comunicano tra di loro con finissimi contatti definiti sinapsi, dentro cui avvengono cose immense. Quegli infiniti micro spazi sono invece stupende grandissime cattedrali dove orchestre con strumenti fantastici e cori sublimi suonano una musica bellissima, dove melodie stimolano funzioni affascinanti del nostro sistema nervoso, dove si creano immagini artistiche stupende, prodotte da elettroni raccolti sulle membrane delle cellule. Abbiamo melodie dolci o forti o grida che ci donano benessere oppure stridori, dissonanze che possono farci soffrire.

Nel mio stanco cervello ci sono ancora miliardi di sinapsi che fanno girare ipermiliardi di micro particelle, di stimoli che fan venir fuori i miei pensieri, che vanno dove vogliono loro o vanno dove voglio io? Come viene influenzata la mia psicologia da questo stupendo vorticare di molecole, atomi, elettroni e quant’altro di cui non ho assolutamente coscienza, mentre ho coscienza del mio pensare, del mio impattare con la realtà che mi circonda, del mio amare, del mio odiare, del mio vivere?

Come mi comporto io, quali le mie reazioni, quali le mie sensazioni, di fronte a stimoli neutri, di fronte a stimoli piacevoli oppure a disagi dolorosi o a uno stato di disagio definibile dolore cronico? Questo perché i fasci di nervi presenti nel mio corpo portano continuamente infiniti stimoli al mio cervello, alla mia centrale che racchiude in sé quella che vien definita la mia coscienza.  Lì avviene il grande dialogo (o scontro?) fra le mie sinapsi e questo grande rimescolio dei microstimoli chimici o elettronici realizza micro o macro sensazioni che determinano uno stato di benessere o malessere.  Tutto questo insieme di reazioni mi fa star bene, essere quasi felice oppure mi mette in continuo disagio, malessere, in cronica sofferenza: questa situazione spiacevole, inusuale, che opprime il mio centro, tutta la mia personalità, come controllarla? Questo stato che ad altri può sembrare minimo, che magari effettivamente è minimo ma che, siccome è mio e dentro di me, è continuo, si ingigantisce spudoratamente donandomi una sofferenza veramente grande, insopportabile. Come posso porre rimedio? Come renderla sopportabile o se possibile farla sparire, farla guarire?

Mi vien data dalla natura, e passata alle mie naturali difese, una carica di sostanze che dovrebbe essere adeguata a darmi benessere: vengono definite endorfine. E’ una carica che non possiamo misurare, che non sappiamo valutare bene, che non possiamo incrementare a seconda delle necessità.  Viaggiano dentro noi al limite del nostro benessere o malessere generale, possono aumentare o ridurre gli stimoli di difesa, possono dare uno stato di angoscia, uno stato che definisco di “disperazione”. E questo stato che significato ha? Non è qualcosa contro di me e non d’aiuto? Mi richiedo: cosa posso fare per venirne a capo? Devo affrontarlo reattivamente per farlo cessare o cercare una strategia intelligente per capire il perché del suo esistere, per capire il suo significato, il suo messaggio? Cosa vuol dire questo tormento? Risultiamo costruiti cosi, frutto di una selezione, di un progetto, definibile “mistero” perché il nostro corredo di controlli, il nostro corredo di “coscienza” non riesce a dominarlo, a comprenderlo; con scoramento ci chiediamo “perché”, “che significato ha”? E come posso aiutarmi, come posso aiutare i sofferenti?

Una eternità di esistenze, una eternità di pensieri, di studi, di volontà, di ribellioni, di assecondamenti, una eternità di intuizioni stupende, una eternità di sciocchezze hanno ruotato e ruotano attorno a questo interrogativo, a questo nostro esistere felice o infelice. Noi, piccolo o grande scrigno di sensazioni, pensieri, idee, in definitiva continuiamo a chiederci che significato abbiamo. Sì, va bene. Ma che barba!

Impattiamo in grandi interpreti positivi della situazione, in grandi profeti, ma incontriamo anche grandi lavativi, grandi approfittatori, grandi criminali, ma purtroppo siamo noi che andiamo a sbattere in questa banale o tragicissima realtà! Noi con il nostro corredo di sinapsi, col nostro corredo di endorfine. Chi ha ragione? Quello che interrompe volutamente il dialogo chiudendo volontariamente l’interruttore o chi alimenta all’infinito la speranza? Quello che si dà da fare per aiutare o quello che si ingegna al massimo a sfruttare la situazione imbrogliando, sfruttando, succhiando benessere al prossimo?

Va bene tutto, ma io intanto son qui col mio cervello senile che si dibatte, lotta, soffre troppo spesso col mio “dolore cronico”. Pronuncio parolacce e mi ribello! Figurati: mi avevano detto che dovevo offrirlo in espiazione dei miei peccati! Ma chi è quel crudele che mi perdona solo se soffro? Chi è quel contabile perverso che misura le sofferenze… Ma perché questo sadismo? Perché questi stimoli dolorosi continui che mi avvertono che dentro di me c’è del patologico a cui non posso, non so rimediare? Perché certe molecole che assumo per aiutarmi si rivolgono invece contro di me? perché questa situazione perversa?

Senilità, momento favoloso di una vita che attivamente sta concludendosi o imbrigliamento in sofferenze croniche? Tramonto inevitabile: siamo d’accordo, dobbiamo essere d’accordo, ma importante è trasformarlo in un momento positivo con un contenuto di tanta speranza, grande dono che è sempre dentro noi.

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