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Cultura

SEMANTICA DELLA VERITÀ

LIVIO GHIRINGHELLI - 19/04/2019

tarski Alfred Tarski (1902-1983) nasce a Varsavia, consegue nel 1924 il dottorato in matematica e poi la libera docenza nel 1926. Nel 1939 si trasferisce negli Stati Uniti e diviene professore presso l’Università di Berkeley, uno dei maggiori centri al mondo per la ricerca logica. Si occupa della teoria degli insiemi, dei modelli, di algebra, di geometria, sviluppa in modo sistematico la semantica dei linguaggi formalizzati, già impostata da Gottlob Frege ( Senso  e denotazione, 1892).

 La sua semantica si interessa alle relazioni fra le espressioni di un linguaggio e gli oggetti o stati di cose,  che tali espressioni indicano. Tarski parte dalla definizione rigorosa del concetto di verità (Il concetto di verità nel linguaggio formalizzato, 1933). Nell’articolo La concezione semantica della verità e i fondamenti della semantica (1944) affronta il tema partendo con alcune osservazioni sull’estensione (denotazione) e l’intensione (senso) del concetto di verità. In termini logici per estensione del termine vero si intende ciò a cui esso si riferisce,  per intensione si intende il suo significato concettuale.

 Se si vuole caratterizzare l’intensione, la verità di un enunciato consiste nel suo accordo,  corrispondenza con la realtà. Tarski non si interessa ai linguaggi formali, ai cui segni ed espressioni non è attributo alcun senso materiale,  ma assegna sempre ai segni dei linguaggi considerati un significato concreto.  Un enunciato è vero se designa uno stato di cose sussistente. Se si persegue una definizione soddisfacente della verità (sulle tracce di Aristotele) bisogna concludere che essa deve essere materialmente adeguata e formalmente corretta. Si ha supposizione formale quando il termine sta in luogo della cosa (come nella frase l’uomo corre),   materiale quando il termine  sta per il segno scritto (come nella frase l’uomo è un nome).

 Una definizione corretta formalmente deve poi impedire che se ne possano dedurre delle antinomie. In particolare va evitata  l’antinomia del mentitore o di Epimenide.

 La definizione di verità non può essere costruita per il linguaggio comune, poiché nell’ambito del linguaggio ordinario l’insorgere dell’antinomia è ineliminabile. E’ costruibile soltanto nell’ambito di linguaggi non universali,  ristretti,con un vocabolario limitato. Questi sono i linguaggi della scienza,  definiti con precisione in tutte le loro componenti ed espressi con simboli. Dalle proposizioni più semplici o atomiche si procede a quelle più complesse.

 Una proposizione è logicamente vera quando lo è rispetto a qualsiasi universo del discorso, cui può fare riferimento comunque si interpreti il linguaggio in cui viene espressa. Soccorre la classica idea di Leibniz, per cui le leggi logiche sono proposizioni vere in tutti i mondi possibili.  La definizione di verità per un linguaggio scientifico formalizzato non implica un criterio pratico per decidere se  una particolare proposizione sia vera o falsa. Tarski ci spiega che cosa significhi affermare che una proposizione è vera, non come si arrivi alla verità. E’ una teoria del tutto neutrale dal punto di vista filosofico quanto a presupposti epistemologici o metafisici.

  Si può rimanere realisti ingenui, realisti critici, empiristi o metafisici,  poiché la concezione semantica è completamente neutrale rispetto a tutti questi indirizzi.  Altre opere: Introduzione alla logica(1951); Logica, semantica, metamatematica (1956).

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