Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Attualità

NOTRE TOUJOURS

LUISA NEGRI - 19/04/2019

notredameIn un momento buio della Francia l’incendio della cattedrale di Notre-Dame, baluardo nazionale, da sempre simbolo culturale e della cristianità, assume quasi a sua volta un valore simbolico.

Dopo le devastazioni rabbiose dei gilet gialli sugli Champs Elisées, e le ultime battaglie nel mese di aprile, nella settimana della Pasqua la cattedrale cattolica, carica di 850 anni di vita, arde come una torcia sacrificale, avvolta dai bagliori delle fiamme davanti agli occhi del mondo.

E’ la sera del 15.

Parigi brucia, tra i rintocchi delle campane a lutto, e piange con il mondo, com’era stato per le Twins. Piange sulle ceneri della sua, e davvero nostra, Notre-Dame.

Si annuncia che tutte le chiese della città saranno aperte l’intera notte per il conforto religioso.

Canti sommessi e preghiere si levano, nel silenzio trattenuto dei tanti stranieri e parigini che assistono sul posto, e accompagnano e sostengono il lavoro prezioso e coraggioso dei pompieri.

Un impegno leonino, commenterà Macron, nel suo discorso prima della mezzanotte, pronunciato mentre arriva la notizia confortante che rimbalza da un giornale all’altro: la struttura e le belle torri, a loro volta insidiate dall’incendio, ma difese strenuamente dai pompiers, sono salve.

Il tetto è invece stato mangiato dalle lingue delle fiamme, assieme alla guglia- la flèche rifatta nell’800 da Eugène Viollet le Duc -posta a 93 metri di altezza, piegata in due dalla voracità del fuoco e venuta giù nel corale disappunto prima di sera.

Appena più tardi la struttura vuota ricama contro il cielo la sua sagoma nuda, illuminata dai bagliori, nell’ oscurità della notte che avanza.

Ma Intanto è salva anche l’Ile, che pure era sta evacuata per ragioni di sicurezza e per facilitare i lavori dello spegnimento,

Doveva essere, quello di Macron, un discorso serale rivolto alla nazione da monsieur le president per rendere conto di nuovi provvedimenti volti ad aprire speranze a un paese in sofferenza, diventa invece l’abbraccio commosso di un giovane presidente dagli occhi lucidi: dedicato ai parigini ai francesi e a tutti gli uomini di buona volontà, cui tocca vivere un dramma storico senza pari.

“Esprimo tutta la mia tristezza ma anche la mia speranza e la gratitudine per quanti l’hanno difesa. Noi ricostruiremo questa cattedrale: questo è il nostro destino. Fin da domani ci impegneremo, chiederemo aiuto materiale a tutti, anche Oltralpe, e lanceremo un appello in favore dei grandi talenti perché vengano ad aiutarci a ricostruire Notre-Dame”.

La disperazione generale lascia il posto alla speranza, e si aggiunge un’altra informazione confortante battuta dalle agenzie di stampa: sono state salvate le sue importanti reliquie, la corona di spine e anche la tunica di San Luigi, così come, ma già si sapeva, le statue dei dodici apostoli e dei quattro profeti asportate per i lavori di restauro solo pochi giorni prima.

E si continua ancora a lavorare per mettere in sicurezza tutto il possibile del tesoro religioso e artistico custodito nel cuore antico della cattedrale.

Accanto alla commozione due riflessioni: mentre scriviamo non si sa nulla di ufficiale sulle responsabilità dell’incendio. Si presume da più parti che siano colpose più che dolose, e si ritiene che la fiamma sia partita dai ponteggi apprestati attorno al vecchio tetto in legno di castagno di Notre-Dame.

Ma non è ancora questo momento di certezze. Lo sarà, ci auguriamo, al più presto.

La seconda riflessione -ultima ma non secondaria- una legge del 1905 in Francia ha confiscato il patrimonio della Chiesa e da allora, anche per la cattedrale cattolica più visitata dopo San Pietro, regna più che mai l’incuria. Su insistenza del rettore di Notre-Dame si erano finalmente messi i ponteggi lo scorso dicembre e staccato dalla Sovrintendenza un assegno di due milioni di euro per restauri a partire proprio dalla guglia crollata. Per l’intero restauro si configurava invece una spesa di 150 milioni di euro. Adesso se ne dovrà riparlare.

L’appello di Macron ha però già avuto risposte immediate e concrete. Molte altre ne arriveranno dal mondo per la cattedrale tanto amata da Victor Hugo e portata alla ribalta grazie al suo immortale romanzo.

Fu scritto nel 1831 anche per sensibilizzare i contemporanei sul degrado e i vandalismi inflitti alla cattedrale dal tempo e dalla gente, dacché, sottolineava l’autore, Carlo Magno vi aveva posta la prima pietra e Filippo Augusto l’ultima.

Perché i protagonisti cambiano, le storie si ripetono.

Va detto che l’appello fu ascoltato. E il romanzo, come tutti sappiamo, vive ancora di lunga vita tra le sue pagine e sui palcoscenici del mondo.

Proprio come la sua cattedrale:

Notre-Dame vive, vive Notre-Dame!

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

You must be logged in to post a comment Login